Anno Zero pensando ai possibili futuri. Plurali, ideali, certamente di rinascita. Così si annuncia la 37ma Settimana Internazionale della Critica, la sezione autonoma e parallela della Mostra Internazionale d’arte cinematografica quest’anno di scena dal 31 agosto al 10 settembre al Lido di Venezia. Propagazione d’eccellenza del SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiano) che la organizza, la vetrina dedicata agli esordi cinematografici offre per questa sua nuova edizione più di uno spazio di rinnovamento, a partire dal logo “non più la penna per scrivere ma un simil schermo aperto al contaminazioni, e naturalmente alle nuove tecnologie” spiega Beatrice Fiorentino, delegata generale della SIC.

Coerentemente appare una nuova sigla, maturata dalle riflessioni pop della factory Frame by Frame e, dulcis in fundo, un nuovo spazio d’incontro, stavolta concretissimo come il mattone di cui è edificato, ovvero una Casa della Critica che si identificherà in una villa al Lido di Venezia ove ospiti, partner, eventi e membri del SNCCI ma non solo potranno trovare ospitalità. È la presidente del SNCCI, Cristiana Paternò, a evidenziare l’importanza che anche la SIC abbia finalmente un suo spazio fisico. Insomma, nuove vesti per impreziosire una realtà dall’anima ontologicamente protesa al futuro, atta a scoprire le nuove tendenze dello sguardo cinematografico ma anche – e mai quanto in questa occasione – attenta alle ridefinizioni identitarie e di gender. Con una selezione di titoli quasi esclusivamente europei (“la pandemia ha allargato la forbice tra Paesi ricchi e poveri in termini di investimenti culturali e purtroppo abbiamo una sola opera extra europea che arriva dalla Colombia” ha sottolineato Fiorentino, la 37ma SIC guarda infatti all’universo queer in diversi film senza farne un tema forzato. Ma anche alla necessità di ritrovare il senso di comunità, di inclusività, senza dimenticare il gesto del sognare quale primigenio elemento del vivere in prospettiva, e a una vocazione squisitamente politica nel senso più puro del termine.

Così diviene naturale la dedica dell’edizione 2022 al regista lituano Mantas Kvedaravičius, ucciso la scorsa primavera a Mariupol, che si ricorda concorrente alla SIC nel 2019 con Partnenonas, ma anche la ferma denuncia contro gli arresti dei tre registi iraniani (Mohammad Rasoulof, Jafar Panahi e Mostafa Al-Ahmad) a carico del regime islamista di Teheran. Spicca, infine, tra gli esordi di lunghi internazionali e quella dei corti italiani di Sic@Sic, l’omaggio al veterano portoghese Pedro Costa di cui verrà riproposta in collaborazione con la Mostra l’opera prima O sangue del 1989, restaurata in 4k. Ecco dunque i lungometraggi selezionati: Anhell69 di Theo Montoya (Colombia), Tant que le soleil frappe di Philippe Petit (Francia), Dogborn di Isabella Carbonell (Svezia), Eismayer di David Wagner (Austria), Da li ste videli ovu ženu? di Dušan Zorić e Matija Gluščević (Serbia), Skin Deep di Alex Schaad (Germania) ed infine l’unico italiano in concorso Margini di Niccolò Falsetti, un “rock movie” di provincia. Fuori concorso saranno proposti Trois nuits par semaine di Florent Gouëlou (Francia) come film d’apertura e Queens (Malikates) di Yasmine Benkiran (Marocco) come film di chiusura.

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