Don DeLillo, e Noah Baumbach, ad aprire il Festival di Venezia. Sarà White Noise, che è poi Rumore bianco, il film d’apertura della 79esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica che si svolgerà al Lido di Venezia dal 31 agosto al 10 settembre 2022. Una sorpresa di gran classe e finanche un po’ di nicchia, non proprio il titolo hollywoodiano tra l’appeal e il prorompente a cui ci eravamo abituati negli ultimi anni, per lustrare il red carpet che finisce in home page di ogni sito internazionale di cinema che si rispetti. Il cast con Adam Driver, Greta Gerwig e Don Cheadle, non è nemmeno quel tipo di cast da salto sulla sedia. E allora cosa c’è di speciale in White Noise? Intanto il fascino della trasposizione di uno dei più importanti romanzi di DeLillo, uno degli scrittori più insinuanti e destabilizzanti per il quale è stato speso (più per Underworld che per Rumore bianco, a dire la verità) la storica targhetta valoriale del “grande romanzo americano”.

In Rumore bianco, scritto nel 1985 (e in Italia edito da Einaudi) c’è tutto l’armamentario da letterato postmoderno e apocalittico quale DeLillo è, in particolar modo le tematiche del “complottismo” e le riflessioni individuali sul senso di morte conditi da una sottile e mai sentenziante ironia. Un materiale sospeso e intrigante che un drammaturgo virtuoso come Bamubach (Storia di un matrimonio, Greenberg, Francis Ha) deve avere assemblato con maniacale perfezione e puntuale sensibilità. Variety parla di “black comedy” per le quotidiane vicende di un professore universitario (Driver) che si è affermato grazie ad approfonditi studi sulla vita di Adolf Hitler in un college liberal del Midwest. Con la sua quarta moglie (Gerwig) e i loro figli tentano di affrontare le perigliose trappole della quotidianità familiare, ma la loro esistenza viene messa a dura prova da questa sorta di nuvola tossica proveniente da materiali chimici andati in fumo su un vagone ferroviario deragliato e poi incendiatosi. È proprio questo avvenimento a rendere Jack vulnerabile al pensiero di morire, anche perché con la famiglia è costretto ad evacuare da casa proprio e per frenare il timore di spirare cerca con ogni mezzo un farmaco al mercato nero che potrebbe alleviargli psicologicamente l’ansia.

“Valeva la pena di aspettare per avere la certezza che il film fosse finito in tempo”, ha spiegato il diretto del festival, Alberto Barbera, praticamente a ridosso della conferenza stampa del 26 luglio quando annuncerà tutti i titoli della mostra 2022. Barbera ha definito l’opera di Baumbach “originale, ambiziosa e avvincente, che gioca con misura su più registri: drammatico, ironico, satirico. Il risultato è un film che esamina le nostre ossessioni, i dubbi e le paure radicate negli anni ’80, ma con riferimenti molto chiari alla realtà contemporanea”. Baumbach era già stato al Lido due volte nel 2019 con Storia di un matrimonio con lo stesso Driver protagonista assieme a Scarlett Johansson e nel 2015 con il documentario De Palma, sul grande autore di Scarface. Mentre il romanzo di DeLillo sembrava dovesse diventare un film già diversi anni fa con la regia di Michael Amereyda; progetto che poi finì in nulla. White Noise, tra l’altro, come Storia di un matrimonio, è una produzione Netflix e infatti finirà diretto in piattaforma ad inizio 2022. Netflix del resto ha una sorta di canale preferenziale con Venezia – visto l’ancora per poco divieto di Cannes – dove ha presentato diversi titoli importanti del proprio listino annuale poi in corsa per gli Oscar (si veda, l’anno scorso, The power of the dog di Jane Campion). Quando, infine, mancano poche ore la truppa dei film targati Netflix in Concorso al Lido dovrebbe essere cosa fatta. Tra questi sicuramente avremo il nuovo film di Alejandro Gonzalez Iñarritu, Bardo, e Athena del francese Romain Gavras.

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