In Italia, ma anche nel resto d’Europa (e non solo), siamo tutti seduti sulle spine a causa della diatriba nata a seguito dei messaggi tra Mario Draghi (Presidente del Consiglio dimissionario) e Beppe Grillo (co-fondatore del Movimento 5 Stelle ma privo di qualunque personale mandato per rappresentare in sede istituzionale il gruppo parlamentare che è maggioritario nella corrente legislatura) al fine di (si presume) spianare la strada alle decisioni da presentare in Aula per l’approvazione parlamentare.

I colloqui segreti tra i due avrebbero avuto un fine in sé lodevole, senonché tale criterio si scontra però frontalmente non solo con i leader delle parti politiche concorrenti, ciascuna rappresentante di interessi politici ed economici diversi, ma persino anche del legittimo rappresentante dello stesso Movimento 5 Stelle, ovvero dell’avvocato Giuseppe Conte, due volte presidente del governo italiano e attualmente portatore ufficiale del ruolo statutario di capo politico del Movimento 5 Stelle, quindi unico individuo del M5S pienamente legittimato a tenere gli incontri col premier.

Ma nessuno, forse, avrebbe saputo di questi messaggi, oltre ai due diretti interessati e loro intimissimi amici, non fosse stato che proprio uno di questi, nella persona dell’illustre professor De Masi (un grande sociologo molto vicino al Movimento 5 Stelle e al suo fondatore Beppe Grillo), proprio parlando con Grillo, ha saputo da lui di questa “scorciatoia” decisionista inaccettabile da chiunque abbia almeno un po’ di rispetto per le regole democratiche, che ovviamente pesano sul funzionamento delle istituzioni, ma sono indispensabili. Il De Masi si è perciò subito inquietato protestando direttamente con Grillo e parlandone poi anche con gli amici del Fatto Quotidiano che doverosamente ne hanno fatto subito uso come impone il proprio mestiere (il De Masi però, recentemente, dice che molti erano già al corrente della “combutta” tra i due leader).

L’aspetto più grave di questi segreti, perlomeno sul piano politico puro ancor più che su quello delle decisioni parlamentari, risulta però essere la richiesta “amichevole” fatta da Draghi a Grillo di rimuovere dalla posizione di vertice del Movimento l’attuale leader Conte, che rendeva più arduo il raggiungimento di ogni intesa legislativa (che si riassume sostanzialmente nei 9 punti che poi Conte ha consegnato al premier).

Ora però che tutto è più chiaro, tutto rischia di sprofondare perché conferma il silente “anatema” di Draghi contro Conte (responsabile formale dei 5 Stelle): Draghi ha preferito “sgovernare” in coppia con Grillo (fondatore dei 5 Stelle ma cittadino comune sul piano formale) piuttosto che trovare un pulito accordo col 5S per tentare di procedere nel suo ruolo di rullo compressore nella strada delle sue riforme mai esplicitate (mentre quelle di Conte sono già da diverso tempo cosa pubblica).

Grazie a De Masi, Grillo ha (forse) capito il suo errore, ma ormai lui (Grillo) non può più far nulla per rimediare. Può solo (se gli è rimasta almeno un po’ di onestà intellettuale dopo un decennio di politicanza sfrenata) ammettere l’esagerazione delle sue “illuminazioni” onirico-democratiche e ammettere che il grande pubblico non è pronto a seguirlo nei suoi sogni di democrazia diretta nella quale ormai nemmeno i suoi allievi migliori sono più disposti a seguirlo.

Il re (Grillo) ormai è nudo! Se vuole salvare la sua “creatura” (ammesso che almeno lui ancora ci creda) deve fare solo un onesto “Mea Culpa” e ritirarsi in privato a meditare sui suoi errori diventati palesi ai più: aveva idee grandiose, ma una organizzazione e un realismo disastrosi (e sostanzialmente antidemocratici, sul piano della democrazia parlamentare).

Personalmente, pur avendo cercato per anni di parlare con lui o con qualcuno dei suoi “palloni gonfiati” ho dovuto arrendermi mestamente alla realtà del suo “Principato democratico” dove, per paura delle devianze, lui stesso voleva stare al vertice di una “Autocrazia pseudo-democratica” con la quale abbreviare ogni percorso formale verso la sua ideale “democrazia diretta” perennemente incompiuta.

L’unico modo per salvare la sua creatura è ormai, per ciò che gli compete, ammettere le sue illusioni, ricucire gli strappi tra lui e i suoi seguaci, e dare finalmente completa autonomia al suo organismo politico guidato da Conte. Queste cose, nel mio piccolo spazio mediatico, le dico da sempre ma poi apertamente esplicitati in questo articolo del 29-06-2021, palesemente chiaro già nel titolo: “M5S, Grillo a questo punto deve farsi da parte.

Quindi ribadisco il mio concetto: se Grillo vuole fare il “saggio”, senza poteri effettivi nel Movimento, sarà sempre benvenuto da tutti per le sue idee, altrimenti dovrà lui stesso essere espulso dal Movimento (insieme a Di Maio che ha colpito a morte il M5S con una pugnalata nella schiena come fecero i sicari con Giulio Cesare) per ciò che ha pensato di fare “sottobanco” a dispetto delle regole di una democrazia parlamentare.

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