La vicepresidente che si candida, di fatto, “contro” il suo presidente. È ciò che sta andando in scena in Lombardia. Letizia Moratti stava preparando la sua candidatura da mesi, tanto che i più informati sapevano che era alla ricerca di tre consiglieri per formare un proprio gruppo al Pirellone. Ora l’ex ministra (e per un giorno in lizza per la corsa al Quirinale) è uscita allo scoperto: si è resa disponibile per correre per le Regionali del 2023.

Il tempismo dell’annuncio – in politica, si sa, i tempi contano qualcosa – non è affatto casuale: è arrivato alla vigilia dei ballottaggi, con un centrodestra già nel caos per le divisioni alle Comunali, prima su tutte la partita di Verona, dove, non è un caso, ha vinto a sorpresa Damiano Tommasi. E la conferma della candidatura – sempre perché i tempi hanno un valore – è stata data da Moratti proprio mentre Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti erano a Milano per incontrare Attilio Fontana e blindare la sua corsa. Il leader della Lega, per il quale perdere la presidenza della regione più importante d’Italia avrebbe un peso politico (in negativo) enorme, prima di essere ricevuto dall’attuale inquilino di Palazzo Lombardia ha preso un caffè proprio con la ex presidente della Rai. Un incontro cordiale, si apprende, durante il quale i due si sarebbero salutati con affetto. Al termine del colloquio in casa Lega, a cui era presente anche il segretario regionale Fabrizio Cecchetti, il Carroccio ha diffuso una nota in cui conferma che “Fontana è il candidato naturale” e che “vogliamo preservare l’unità del centrodestra”, sottolineando “l’ottimo lavoro svolto negli ultimi anni”.

Al di là delle veline, però, la partita per il centrodestra è scivolosa e rischia già in questo primo scorcio di estate di essere cruciale. Salvini e il Carroccio puntano tutto su Fontana, che a detta loro avrebbe lavorato bene in Lombardia (nonostante la gestione dell’emergenza Covid e nonostante il caso camici). E quindi: perché negargli un secondo mandato? Dall’altra parte però c’è una personalità forte, che potrebbe finanziarsi la lunga campagna elettorale senza troppi patemi, e che è stata portata in Giunta – dopo gli errori e le gaffe di Giulio Gallera, sacrificato dal centrodestra – con più di una promessa sul proprio futuro politico.

Stamattina Fontana, intercettato dai giornalisti, ha definito la candidatura di Moratti “strana”. Poi ha scherzato: “Se ci sono rimasto male? No, succede solo quando perde il Milan”. Lei, d’altra parte, parla come se avesse delle carte da spendere e che gli altri non conoscono (o fingono di non vedere): “Credo che per quanto riguarda il centrodestra sarebbe importante riuscire a parlare a un elettorato più ampio di quello attuale”, ha detto poche ora fa. Che cosa significa? Che non bisogna solo guardare a destra, ma anche al centro. Per alcune fonti di Palazzo Lombardia già mesi fa ci sarebbe stato un avvicinamento tra Moratti e Azione. E infatti il 10 di giugno Carlo Calenda ha definito l’ex sindaca di Milano “un’ottima candidata”. Ma in questa partita non entrerebbero solo i partiti di centro, da Italia viva a +Europa fino a quello che nascerà dal progetto di Luigi Di Maio. Voce in capitolo lo ha anche Fratelli d’Italia, i cui consiglieri non si sono mai trovati pienamente a loro agio, in questi anni, con Lega e Forza Italia (specialmente coi primi), ma che ora vogliono far pesare il fatto di aver superato il Carroccio in molte città lombarde (e di essere, di fatto, il primo partito in Italia): “Finché parlano tra di loro, non risolvono la questione“, commentano da FdI, “senza il nostro appoggio il centrodestra non esiste e non vince”. “Se il confronto tra Moratti e Fontana, come sembra, ha a che fare con aspirazioni personali e di posti di potere – dice il capogruppo del Pd, Fabio Pizzul – i lombardi non possono stare tranquilli riguardo al loro futuro. Stiamo assistendo a un autentico cortocircuito in cui la vicepresidente sta sfiduciando il suo presidente”. “Fontana sarà anche il candidato naturale del centrodestra, ma a quanto pare non è ancora quello ufficiale” – sono le parole di Nicola Di Marco, capogruppo del M5s – snche all’interno della maggioranza pare chiaro come il volto del governatore sia associato a tutte le inadeguatezze dimostrate dal centrodestra in Lombardia. Fallimenti che nessuno in Lombardia ha dimenticato nemmeno la vicepresidente Moratti”.

Che il centrodestra sia in fibrillazione lo testimonia anche il giornale “d’area” Libero. Ieri il direttore Alessandro Sallusti ha firmato un eloquente editoriale dal titolo “Dai che perdiamo anche la Lombardia”, in cui sottolineava le divisioni tra i tre partiti. E l’uscita sui giornali della vicepresidente della Lombardia dopo l’annuncio di volersi candidare? Eccola, su La Stampa, per parlare già da presidente (e in qualità di sostenitrice della comunità di San Patrignano) e dire no alla legalizzazione, perché “si andrebbe verso la normalizzazione delle droghe con un messaggio profondamente sbagliato diretto agli adolescenti”. E poi “serve una legge per le dipendenze dal cellulare, Internet e gioco d’azzardo”.

Twitter: @albmarzocchi

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