La prima cosa che mi sovviene è il dolore, per la perdita della vita di persone che cercavano solo momenti di svago, nella Natura, nella maestosità della montagna, la Marmolada, sicuramente uno dei luoghi più affascinanti delle Dolomiti.

Forse non era così prevedibile questa tragedia, come afferma il noto climatologo Luca Mercalli, persona che stimo profondamente per l’impegno e la dedizione decennale nel portare avanti il grande tema principale dei cambiamenti climatici in corso. Ma, devo dire che non sono del tutto d’accordo; certo, l’imprevedibilità è fuori da ogni dubbio, se ci si riferisce al “quando” poteva accadere il distacco del ghiacciaio. Ma, a monte di tutto ciò, è un’altra l’analisi che vorrei proporre: una temperatura alta, con uno zero termico a quota elevata, mai vista prima, deve sicuramente mettere in allarme un sistema di protezione civile di montagna importante come quello trentino.

Mi chiedo perché non si siano rese note, con bollettini di avviso come avviene in inverno, le situazioni dei ghiacciai, compreso quello della Marmolada. E se lo chiedono in molti, perché le temperature alte in quota erano facilmente rilevabili e il pericolo poteva almeno essere segnalato.

La mia impressione è che, purtroppo, la montagna ultimamente è vista come un ennesimo luna park, da proporre al turismo di massa; si convertono le malghe in ristoranti in quota, anziché darle ai pastori per i ripari da intemperie e predazioni, si spingono i turisti in quota anche se le condizioni di sicurezza non sono ottimali. Certo, non era prevedibile il “quando” sarebbe successo, ma il rischio in quota era elevatissimo, dato il repentino scioglimento dei ghiacciai, noto a tutti.

Mi chiedo davvero perché si debba arrivare a tragedie simili per prendere coscienza che il clima sta cambiando radicalmente la struttura della Terra, ma l’uomo persevera nei comportamenti usuali, perché consolidati da esigenze economiche e da tradizioni che, a quanto pare, per il sistema valgono più delle vite stesse.

Stiamo nascondendo il problema dei cambiamenti climatici, li rileviamo dopo ogni disgrazia, sempre dopo; i nostri politici fanno la passerella di rito quando avvengono le tragedie, promettendo impegno sui temi ambientali, poi tornano nelle loro sedi e continuano a propinarci politiche energetiche e ambientali in linea proprio con le cause che hanno generato i cambiamenti climatici.

E torno sulla protezione civile trentina, sicuramente impegnata e abilissima in queste fasi di soccorso, nulla da dire; ma, un quesito provocatorio lo voglio lasciare, conoscendo bene la gestione locale; un impegno a tutto campo e a tutta forza nei mesi di marzo, aprile e maggio della protezione civile per un mega concerto del grande Vasco Rossi a Trento, ha distolto risorse e uomini che magari potevano invece essere impiegati per fare rilievi sui ghiacciai e predisporre strumentazioni per avvisare opportunamente e periodicamente chi vive la montagna; resto convinto che si siano usate strutture e fondi pubblici in maniera impropria, anziché investirle in prevenzione, come ad esempio poteva essere fatto sul tema in questione.

Ed ho l’impressione che, dopo la passerella dei “notabili politici” locali e nazionali, tutto passi nuovamente in secondo piano e delle soluzioni reali da trovare e applicare, per mitigare i cambiamenti climatici, si torni a non parlarne più, se non in momenti elettorali. O magari, alla prossima triste tragedia.

La scena, comunque, si ripete ad ogni occasione: passerella post tragedia, annunci roboanti di intenzioni di cambiare per migliorare, passa il tempo e si va avanti come al solito. Ma la Natura continua ad urlarci contro che i cambiamenti climatici ci stanno distruggendo. E, temo, sarà un escalation. Scioglimento di ghiacciai, siccità sempre più frequenti, inondazioni e dissesti idrogeologici sempre più forti. E noi qui, a piangere vittime di una tragedia che, forse, poteva essere evitata, anche chiudendo le zone a rischio, perché la vita di un essere vivente vale di più del mercato turistico di massa a tutti i costi!

Ma no, non si possono chiudere le montagne per salvaguardare la sicurezza, perché il turismo di massa va preservato; quando cambieremo punto di partenza per progettare economie sostenibili, allora forse riusciremo anche a cambiare davvero qualcosa per invertire la rotta sui cambiamenti climatici che stiamo determinando con le nostre politiche attuali. Ma arriveremo a questo? Perché la situazione climatica a livello mondiale è grave e sta diventando irreversibile.

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