Solo nel primo sabato di luglio sono andati in scena uno sciopero del personale viaggiante di Ryanair e di Easyjet in Spagna e una protesta dei lavoratori dell’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi che ha imposto la cancellazione del 10% dei voli. A Gatwick e Heathrow da fine giugno la mancanza di addetti ai bagagli sta causando code e lunghe attese: per prevenire ulteriori problemi si è deciso di lasciare a terra il 15% degli aerei previsti. Stessa decisione per lo scalo olandese di Amsterdam Schiphol. In Italia la stagione turistica è iniziata con l’astensione dal lavoro degli equipaggi della low cost irlandese, di quella britannica e di Volotea e Malta Air l’8 giugno, seguita da una nuova protesta il 25. E la via crucis dei vacanzieri, che per spostarsi in aereo stanno spendendo fino al 120% in più rispetto a un anno fa, è destinata a continuare. La tempesta perfetta causata dalla carenza di addetti di terra e di personale di volo proprio nel momento in cui la domanda riporta il mercato a numeri vicini a quelli del pre Covid durerà per tutta l’estate.

La tedesca Lufthansa ha avvertito che dovrà annullare 2.200 collegamenti interni alla Ue e in Spagna i dipendenti Easyjet e Ryanair minacciano di incrociare le braccia solo a luglio per altri 12 e 9 giorni rispettivamente, di fatto paralizzando gli scali di Madrid, Barcellona e Maiorca oltre a Malaga, Siviglia, Alicante, Valencia, Girona, Ibiza e Santiago de Compostela. Non va meglio negli Usa: durante questo fine settimana di grandi spostamenti in vista dell’Independence day sono stati annullati oltre 1.100 voli e 12mila – tra cui 1000 operati da American Airlines e 784 da Delta – sono stati ritardati, secondo il sito di monitoraggio FlightAware. Delta ha consentito in via straordinaria ai passeggeri di cambiare volo gratis a patto che accettassero di muoversi dopo il 4 luglio.

I maxi licenziamenti durante il Covid e gli stipendi troppo bassi – Cosa c’è dietro? Come già raccontato da ilfattoquotidiano.it alcune compagnie che durante la pandemia avevano ridotto gli organici all’osso licenziando o prepensionando non riescono a rimpinguarli con sufficiente velocità. Secondo Bloomberg, Lufthansa rispetto al 2019 ha una forza lavoro ridotta di un terzo (vedi grafico sotto). Intanto piloti e assistenti di volo pretendono un miglioramento delle condizioni di lavoro, che nelle low cost sono spesso pessime. Tra stipendi bassissimi, ben sotto i minimi salariali previsti dal contratto collettivo di categoria italiano, riposi insufficienti e – per gli assistenti di volo – forti pressioni perché raggiungano determinati target in termini di vendita di cibo, bevande e prodotti duty free ai passeggeri. Il personale di terra a sua volta fa turni pesantissimi a fronte di compensi molto bassi. A questo vanno aggiunti in alcuni casi i contagi da Covid che costringono a lasciare a terra gli equipaggi.

I piani di emergenza di Germania, Irlanda e Uk – Nel resto d’Europa diversi governi hanno già varato misure per cercare di ridurre i disagi. Il 29 giugno i ministri tedeschi dei Trasporti, dell’Interno e del Lavoro hanno annunciato la decisione di concedere permessi di lavoro rapidi a migliaia di “Gastarbeiter”, letteralmente “lavoratori ospiti”: addetti aeroportuali stranieri, in particolare turchi, che aiutino a gestire l’handling dei bagagli. La titolare degli Interni Nancy Faeser non ha escluso l’intervento della polizia federale per dare una mano ai controlli di sicurezza. In Irlanda quello stesso giorno è arrivato il via libera ad impiegare nell’aeroporto di Dublino anche l’esercito, se necessario: in questo caso i timori sono legati al picco di contagi tra i membri dello staff. Subito dopo la Gran Bretagna ha varato un piano d’azione in 22 punti per “ridurre al minimo le interruzioni e proteggere i passeggeri”: tra il resto prevede incontri settimanali con compagnie, operatori aeroportuali e handler, maggiore flessibilità delle regole di ingaggio degli staff (“mantenendo gli standard di sicurezza”, assicura il governo Johnson) e una campagna di orientamento e promozione delle carriere nell’aviazione .

In Italia disagi limitati, ma l’Enac non ha potere sulle low cost – Secondo il presidente dell’Ente nazionale per l’aviazione civile Pierluigi Di Palma i disagi non stanno coinvolgendo l’Italia “se non in modo derivato” perché “la cassa integrazione e 800 milioni di aiuti” hanno consentito di mantenere “congelatii posti di lavoro negli aeroporti. Ma le conseguenza della tempesta perfetta si fanno sentire anche in Italia, dove il mercato è monopolizzato dalle low cost straniere (Ita ha circa il 10%) che hanno licenziato durante il periodo dei lockdown e delle restrizioni e ora faticano a trovare dipendenti. “Ad Heathrow un operaio di handling prendeva 19mila sterline, ora non lo si trova anche a 30mila“, argomenta De Palma. In Germania, fa i conti Bloomberg, il personale di terra all’ingresso guadagna intorno ai 20mila euro, una cifra che in un Paese a bassissima disoccupazione non è difficile da ottenere in altri settori meno pesanti e con turni più regolari.

Secondo il presidente Enac “al momento i disagi ci sono solo negli aeroporti di Bergamo, nel quale opera Ryanair, e in quello di Venezia, dove ci sono altri operatori low cost”. Il problema è che sulle compagnie non basate in Italia l’ente non ha potere di intervento. Risultato: Ivan Viglietti, segretario della Uil Trasporti, intervistato dal Sole 24 Ore racconta che “a inizio settimana c’è stato un incontro all’Enac che si è concluso con una raccomandazione “ad avvisare per tempo i passeggeri”, una specie di buffetto sulla guancia”.

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