È morto a Roma all’età di 99 anni (ma ad ottobre ne avrebbe compiuti 100) lo scrittore Raffaele La Capria, una delle voci più significative della letteratura italiana del secondo novecento. Nato a Napoli, fulcro di molti dei suoi romanzi, dopo essersi laureato in Giurisprudenza e aver trascorso periodi della sua vita tra Francia, Stati Uniti e Inghilterra, si era trasferito nella capitale nel 1957. Nella sua carriera ha pubblicato oltre venti libri. Il più importante, “Ferito a morte”, racconta le vicende di alcuni giovani della borghesia napoletana e gli ha permesso di guadagnarsi il premio Strega nel 1961. È stato sposato con l’attrice Ilaria Occhini, scomparsa nel 2019 ed era il nipote dello scrittore Giovanni Papini.

È stato scrittore, ma anche sceneggiatore, oltre ad aver collaborato alle pagine culturali del Corriere della Sera ed essere stato condirettore della rivista letteraria “Nuovi Argomenti”. Il suo esordio risale al 1952 con il romanzo “Un giorno d’impazienza” che precede di dieci anni il più noto Ferito a morte. Autore di alcuni radiodrammi per la Rai, come “Il Topo” nel 1959, ha pubblicato anche alcune raccolte di racconti come “La neve del Vesuvio”, “Fiori giapponesi” e “Colapesce” e si è dedicato alla saggistica con “False partenze” e “Il sentimento della letteratura”. Nella sua produzione anche una autobiografia “Cinquant’anni di false partenze”, pubblicata nel 2002. Parallelamente all’attività di scrittore, ha tradotto alcune opere teatrali di Jean-Paul Sartre, Jean Cocteau, T. S. Eliot e George Orwell. È stato co-sceneggiatore di molti film di Francesco Rosi, tra i quali “Le mani sulla città” e “Uomini contro” e ha collaborato con Lina Wertmüller alla sceneggiatura del film “Ferdinando e Carolina”. Oltre al premio Strega, La Capria ha ricevuto il premio Campiello alla carriera nel 2001 e il premio Chiara nel 2002. Nel 2005 ha conquistato il premio Viareggio per la raccolta “L’estro quotidiano”. Nel 2011 il premio Alabarda, mentre nel 2012 ha vinto il premio Brancati.

Tanti i nomi più noti a dispiacersi per la scomparsa. Tra di loro, Giorgio Napolitano che in un telegramma inviato alla famiglia ha scritto di essere addolorato per la scomparsa di uno “straordinario e finissimo scrittore” che “con la sua opera ha onorato la letteratura e la cultura italiana e ha rappresentato vividamente la nostra Napoli”. Dudù è stato “un fraterno amico per 80 anni, dal nostro comune giovanile impegno intellettuale al quale partecipava con la sua appassionata conoscenza della letteratura americana contemporanea” ha concluso il Presidente. Insieme a lui molti altri del mondo politico e della letteratura. La senatrice Valeria Valente ha commentato: “Con La Capria si spegne non solo una delle più acute figure di intellettuale del novecento, ma anche e soprattutto un grande analista e narratore della sua Napoli, verso cui continuava a dirigere lo sguardo”. Mentre il ministro della cultura, Dario Franceschini, si è stretto al dolore per la perdita di “Un autore acuto e originale che, con eleganza e senza sconti, ha saputo raccontare e indagare l’intimità dell’animo umano e la complessità della società italiana”. Il critico letterario Giulio Ferroni lo ha definito “Un intellettuale che non si è mai messo sul piedistallo” e le sue opere come “Sguardi alla realtà sospesi tra il saggio e la narrazione”. Insieme ai compianti anche alcuni ricordi, tra cui quello della scrittrice napoletana Valeria Parrella :”Qualche anno fa mi disse che non riusciva a scrivere perché la tragedia dei migranti che attraversavano il Mediterraneo sopravanzava qualunque possibile scrittura”. Il funerale si terrà domani 27 giugno a Roma, nella chiesta di Sant’Ignazio di Loyola, alle 12.

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Raffaele La Capria, oggi Napoli è ‘ferita a morte’

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