L’Antitrust sta monitorando il fenomeno della Shrinkflation, cioè la pratica per cui le aziende riducono la quantità di prodotto nelle confezioni lasciando i prezzi invariati. A danno del consumatore. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato vuol verificare “se possa avere rilevanza ai fini dell’applicazione del Codice del Consumo, con particolare riferimento alla disciplina in materia di pratiche commerciali scorrette“, ha dichiarato il direttore generale, Giovanni Calabrò, in audizione alla Commissione d’inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti.

Calabrò ha assicurato che “l’Autorità è ben al corrente del fenomeno”, sottolineando che “ciò che rileva non è la riduzione in sé della quantità di prodotto contenuta nella confezione – decisione aziendale prima facie legittima – quanto la trasparenza di tale modifica nei confronti del consumatore. In questo senso – conclude – condotte quali la diminuzione della quantità di prodotto a parità di dimensioni della confezione, in assenza di un’adeguata avvertenza sull’etichetta frontale, potrebbero essere ritenuti meritevoli di approfondimento“.

Per Assoutenti – associazione no profit che tutela i diritti dei consumatori – le indagini dell’authority “sull’odioso fenomeno della Shrinkflation” lasciano ben sperare. Per l’associazione, il fenomeno in questione “produce un duplice danno ai consumatori”. “Da un lato – spiega il presidente Furio Truzzi – porta di fatto a un aumento del prezzo del singolo prodotto interessato, perché il consumatore paga lo stesso prezzo ma porta a casa meno. Dall’altro obbliga le famiglie a effettuare con più frequenza la spesa, perché una confezione che contiene meno prodotto termina prima, con effetti diretti sui bilanci familiari”. Si tratta, secondo Truzzi, di una pratica che compromette il potere d’acquisto dei consumatori: “Attraverso la riduzione delle quantità contenute nelle confezioni dei beni, svuota i carrelli fino al -30%“.

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