Crescendo in una famiglia pachistana, mi ricordo da piccoli mentre si guardava un film bollywoodiano insieme ai famigliari, appena appariva una scena di bacio o intimità tutti andavano in una sorta di panico imbarazzante e ci si affrettava a mandare avanti la scena, considerata illecita da ogni genere di pubblico. Nonostante la grande quantità dei film prodotti ogni anno (quasi mille!) i produttori e registi in cerca di nuove storie hanno dei limiti: non possono toccare certe tematiche come religione e omosessualità.

La prima volta che Bollywood ha trattato il tema dell’omosessualità con i più prestigiosi attori era il 1998 con un film diretto da Deepa Mehta, Fire (Il fuoco), storia d’amore tra due donne interpretata da due leggende del cinema d’arte del tempo: Shabana Azmi e Nandita Das.

Il film è stato proiettato per la prima volta il 13 novembre 1998, ma dopo una settimana, un gruppo di sostenitori del partito politico regionalista marathi di destra e ultra-nazionalista indù, “Shiv Sainik”, ha fatto irruzione in un cinema nella periferia di Mumbai, distruggendo vetri, bruciando i manifesti e gridando slogan. Hanno costretto i gestori a rimborsare i biglietti agli spettatori. Il giorno dopo, un altro cinema Regal a Delhi è stato preso d’assalto dove era stato proiettato questo film.

Una delle manifestanti spiegava il ragionamento alla base delle loro azioni dicendo: “Se i bisogni fisici delle donne vengono soddisfatti attraverso atti lesbici, l’istituto del matrimonio crollerà, la riproduzione degli esseri umani si fermerà“. Dopo queste manifestazioni i produttori e distributori hanno fatto un passo indietro per i film sul tema. Restavano solo dei film di piccola produzione, realizzati per il pubblico dei festival stranieri.

Dal 6 settembre 2018 l’omosessualità in India non è più considerata un reato, grazie all’abrogazione della legge del 1861 che aveva criminalizzato il sesso anale sia per gli eterosessuali che per gli omosessuali ai sensi dell’articolo 377 del Codice penale coloniale britannico. La grande industria cinematografica indiana non vedeva l’ora che venisse abolita la legge per raccontare le storie di amore dello stesso sesso; prima i produttori erano stati molto cauti nel produrre i film sul tema dal momento che poi venivano bloccati dalla censura indiana, il che causava un grande danno economico.

Negli ultimi quattro anni si sono visti molti cambiamenti nel cinema indiano: grandi nomi hanno iniziato ad interpretare i ruoli principali nei film. Questo cambiamento è degno di nota perché prima della abolizione della legge che discriminava la comunità LGBTQIA, soltanto gli attori meno famosi interpretavano ruoli gay in qualche film comico o addirittura ironico in senso negativo. Ek Ladki Ko Dekha Toh Aisa Laga (Come mi sono sentita quando ho visto quella ragazza) è stato il primo film dopo la revoca della Sezione 377 che parla di amore tra due donne.

Il film racconta la storia di una ragazza lesbica non dichiarata, Sweety Chaudhary – interpretata da Sonam Kapoor, una stella del cinema molto famosa tra i giovani, rappresentante del bollywood al Film Festival de Cannes – e dei suoi tentativi di fare coming out con la sua famiglia tradizionalista e conservatrice. il film ha avuto un gran successo in India.

Al giorno d’oggi, i film bolliwoodiani a tema “omosessualità” stanno catturando molta attenzione e soprattutto l’apprezzamento dell’audience in tutto il sub continente, anche nei paesi dove ancora viene applicata la legge contro omosessualità, come il Pakistan e il Bangladesh.

La strada giusta forse è quella di coinvolgere in queste pellicole gli attori affermati ed apprezzati dalla gente che possano sdrammatizzare la serietà della situazione con una punta di leggerezza: così si manterrebbero le caratteristiche del Bollywood – che è pieno di romanticismo, musica ed abiti colorati, un’atmosfera che fa sognare ma allo stesso tempo lascia il suo messaggio principale ovvero quello di una familiarità con il cambiamento della società di fronte al quale la gente si è sempre mostrata ostile e contrariata. Le piattaforme come Netflix e Amazon Prime, accorgendosi del grande cambiamento in atto, si sono fatte avanti e hanno iniziato a produrre diverse serie tv e film sul tema, dando il loro contributo.

L’India è uno dei paesi del subcontinente dove viene celebrato il gay pride da una decina di anni: la lotta è ancora lunga per “normalizzare” le relazioni omosessuali nella società indiana, ma è un buon inizio dal punto di vista cinematografico. Tra i lungometraggi più coraggiosi di questi ultimi anni che hanno lasciato un impatto sulla società sub continente, citerei questi:

Badhaai Do (Felicitazioni dovute) [2022]: Shardul Thakur e sua moglie Suman Singh concludono un matrimonio di convenienza, ma il caos ne deriva quando la ragazza della moglie sfrenata viene a stare con loro.

Cobalt Blue (Blu cobalto) [2022]: Quando un fratello e una sorella si innamorano dello stesso uomo, gli eventi che ne conseguono mandano in frantumi una tradizionale famiglia Marathi. Basato sul romanzo di Sachin Kundalkar.

Shubh Mangal Saavdhan (Fai tantissima attenzione al matrimonio) [2020]: La strada per raggiungere un lieto fine è un po’ troppo difficile per i due ragazzi, Kartik e Aman. Mentre la famiglia di Aman si sforza di combattere il suo amore per Kartik, Kartik non è pronto a fare un passo indietro finché non sposa Aman.

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