In una conferenza pubblica su Ted del 2015 Bill Gates aveva affermato che “se qualcosa ucciderà oltre dieci milioni di persone nei prossimi decenni, molto probabile che sia un virus altamente contagioso piuttosto che una guerra”. In quel periodo, l’Africa occidentale stava combattendo la devastante epidemia di Ebola che uccise più di 11 mila persone. E Gates, al quale riconosciamo il ruolo di (facile) profeta, guardava soprattutto ai paesi poveri, le aree del pianeta a maggior rischio. Da allora, il Covid-19 ha ucciso milioni di persone in tutto il mondo.

Il libro di Gates uscito in questi giorni s’intitola How to Prevent the Next Pandemic. Il magnate (se fosse russo lo avremo battezzato oligarca) afferma che sia venuto il momento di pianificare. Una proposta in controtendenza, giacché la maggior parte dei paesi sta vivendo la stanchezza dell’esaurimento pandemico e non vede l’ora di dimenticare, andare avanti, cancellare la memoria della pandemia come si fa con un brutto ricordo. L’umanità lo fece già con l’epidemia spagnola di cent’anni fa. Perché non dovrebbe rifarlo adesso?

Il messaggio di Gates si concentra sulla indispensabile necessità dell’umanità di concentrarsi sulla preparazione nei confronti delle pandemie. E ciò va fatto indipendentemente dalla circostanza che la malattia stia o meno circolando. Una grida manzoniana simile a quella che abbiamo fatto molte volte nei confronti delle catastrofi naturali, alluvioni e sismi, con risultati non sempre confortanti.

La chiave di volta della preparazione alle future pandemie, secondo Gates, è la creazione di una squadra (team) di mobilitazione e risposta alle epidemie a scala globale, battezzata con un acronimo che suscita una certa inquietudine: Germ (Global Epidemic Response and Mobilization). L’esempio più banale sono le squadre dei vigili del fuoco che si esercitano per prepararsi alle emergenze prima che questi eventi si verifichino. Senza sottovalutare che una pandemia è un po’ più complessa di un incendio.

Con il Covid-19 sono emersi i limiti della Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo Gates, “la responsabilità della Oms non ha incluso la presenza di un significativo team pandemico a tempo pieno”. E, mentre il team Germ si concentra sul monitoraggio delle malattie, la ricerca e lo sviluppo dei farmaci, tutti i paesi dovrebbero subito procedere a migliorare i sistemi sanitari.
Inoltre “le disuguaglianze nell’accesso alle cure sanitarie sono piuttosto evidenti tra i paesi in via di sviluppo e quelli a reddito elevato”, aggiunge Gates. Per esempio, l’Africa avrebbe enormi benefici da una maggiore preparazione alle catastrofi, vista la debolezza dei suoi sistemi sanitari, le modeste risorse economiche per fronteggiare le crisi sanitarie, le limitate reti di sicurezza sociale. Se c’è una lezione che il continente africano ha imparato dalla pandemia è che, di fronte alla crisi, le disuguaglianze che dividono il mondo si allargano.

Da bravo magnate Gates la butta anche sui soldi: “Poiché Germ è così economico rispetto al costo di questa pandemia, sembra abbastanza ovvio che dovremmo farlo”. Egli stima in miliardi di dollari il costo per creare questo meccanismo globale. Non sono noccioline, ma lo diventano in confronto ai trilioni (migliaia di miliardi) delle potenziali perdite in caso di un’altra pandemia simile al Covid-19. E, secondo Gates, “il finanziamento del Germ, quello dell’innovazione e anche parte di quello dei sistemi sanitari dovrebbero provenire dai paesi ricchi”. Peccato che questi paesi “non possono garantirlo perché hanno così tante priorità e la pandemia ha messo a durissima prova il loro bilancio”.

Ho appena dato una scorsa al libro di Gates, non so se andrò avanti. Assieme all’esito della conferenza di pace a Versailles, dove il presidente Woodrow Wilson contrasse la spagnola che ne fiaccò la salute fino alla morte pochi anni dopo, proprio la spagnola fu l’incubatore delle vicende successive che condussero alla nascita delle dittature ideologiche e, poi, alla seconda Guerra Mondiale. Qualcuno teme che, rispetto alla spagnola, la pandemia Covid-19 abbia accelerato la cronologia della Terra, riducendo il tempo di attesa di una nuova tragedia per l’umanità.

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