Il Gran Premio di Miami si conclude con un’altra vittoria di Max Verstappen e della sua Red Bull. Leclerc mantiene, con la seconda posizione ottenuta, la leadership del mondiale ma quell’ottimismo, anche legittimo, che dominava in seno alla Ferrari ora comincia a venir un po’ meno.

Certamente la F1-75 è un vettura prestazionalmente positiva, è una monoposto che sta facendo bene e che è sempre in lotta per le primissime posizioni, ma quanto visto negli Stati Uniti comincia a fare preoccupare in ottica mondiale. Le facce dei piloti, ovviamente delusi a fine gara e le espressioni degli uomini in rosso sotto al podio, non sono certamente rassicuranti. Dopo la delusione di Imola, dove la Ferrari credeva di poter vincere abbastanza agevolmente, a Miami si puntava al riscatto e invece si torna casa con la consapevolezza che la rossa al momento è dietro.

Il distacco cronometrico non è stato certamente impietoso ma la sensazione emersa, e forse malcelata, è quella che non ci si aspettava di essere nelle condizioni di non poter riuscire seriamente a contrastare la fuga dalla Red Bull di Verstappen. Sì, perché se analizziamo con obiettività quanto la pista ci ha detto, la gara di ieri, senza l’entrata della safety car, sarebbe stato un monologo dell’olandese senza troppe emozioni – il quale nella prima parte di gara ha allungato fino a oltre 7 secondi per poi controllare gli attacchi di Leclerc nella ripartenza, per poi nuovamente andar via senza essere particolarmente impensierito dal monegasco e siglando anche il giro veloce della corsa.

Binotto a fine Gran Premio quantificava il distacco in 2 decimi di secondo, ma siamo certi che sia questo attualmente il reale distacco cronometrico? La RB18 sembrava averne di più e quando forzava il ritmo appariva facile da guidare e non patire né degrado, né graining, che invece nuovamente è comparso sulle gomme della Ferrari di Leclerc.

Un pizzico di ottimismo però possiamo trovarlo nelle possibilità di sviluppo future. Da Maranello son pronti con degli aggiornamenti che verranno portati in pista a Barcellona e che dicono dovrebbero far compiere un balzo in avanti alla F1-75, sempre che la squadra anglo austriaca non continui anche lei, budget cup permettendo, a sviluppare ulteriormente la sua vettura (a parte una “limatura” nel peso di 7 kg, non si è visto molto ancora!). Poi però c’è l’affidabilità che in Red Bull non sembra essere ancora pienamente trovata: il malfunzionamento del motore di Perez ieri ne è la riprova. In Ferrari invece l’affidabilità sembra essere un punto di forza che potrebbe, alla lunga, premiarla e metterla in condizioni di sfruttare ulteriori problemi che potrebbero verificarsi sulle macchine degli avversari.

Il campionato è lungo e non bisognava esaltarsi prima, dopo tre gare, come non bisogna abbattersi ora, dopo due chiare sconfitte. Bisogna però lavorare duro e trovare nuove soluzioni anche un poco più estreme che possano portare carico aerodinamico alla vettura e una migliore gestione delle gomme, al momento il tallone d’Achille di un monoposto che, sia chiaro, è nata comunque bene, risulta veloce e ben equilibrata.

Infine bisogna ritrovare Sainz, ancora una volta colpevole di un errore in qualifica e di non essere stato sufficientemente cattivo e deciso nel tenere dietro Verstappen alla partenza. A Leclerc per battere questa Red Bull e questo Verstappen serve un compagno di squadra che gli possa coprire le spalle. Al momento non c’è, anche se auspichiamo che poi, quando sarà il momento, le gerarchie di squadra siano date e siano ben chiare a tutti.

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