“Stiamo ragionando in azienda su eventuali policy, personalmente penso che l’ospite che partecipa non debba ricevere un emolumento, ma ciò andrà discusso con il direttore e con il consiglio”, queste le parole pronunciate da Carlo Fuortes durante la sua audizione in commissione di Vigilanza Rai. Uno stop ai gettoni di presenza per gli ospiti dei talk show, un cambio di passo ipotizzato dall’amministratore delegato della Rai dopo le polemiche delle scorse settimane sul caso Orsini, più in generale sui compensi agli esperti e sulle voci ritenute filo-putiniane. “Negli ultimi anni c’è stato un abuso dell’utilizzo del format del talk-show nella televisione pubblica, ma non credo che il talk-show sia la forma ideale per l’approfondimento giornalistico. Penso sia più adatto ai temi leggeri, all’intrattenimento“, ha aggiunto il dirigente del servizio pubblico mostrando dubbi sull’approccio di molti spazi informativi: “L’idea di chiamare giornalisti o scienziati e di improvvisare su qualsiasi tema non credo possa servire per fare un buon servizio pubblico. È l’opposto di quanto fatto dalla Rai per lunghissimo tempo, facendo tra l’altro un ottimo servizio pubblico, penso a Zavoli o a Biagi. L’approfondimento è l’opposto dell’intrattenimento con persone che parlano un po’ di tutto”.

Il presidente della Vigilanza Alberto Barachini all’inizio dell’audizione ha richiamato l’iniziativa del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) di svolgere “un approfondimento sulla ingerenza straniera e sulla attività di disinformazione, anche al fine di preservare la libertà e l’autonomia editoriale e informativa da qualsiasi forma di condizionamento, con particolare riferimento al conflitto tra Russia e Ucraina”. Da qui il suo commento: “L’iniziativa del Copasir – ha detto Barachini – conferma la mia personale convinzione che sia necessaria una policy sugli ospiti della tv pubblica oggetto di una proposta di risoluzione in corso di esame. Del resto tale esigenza in qualche modo richiamata dallo stesso amministratore delegato della Rai risulta in linea con i compiti di indirizzo e vigilanza attribuiti a questa commissione sul controllo e l’autonomia editoriale.”

Fuortes si è soffermato sul tema share, che va circoscritto e non può essere “l’unico criterio di valutazione di un programma”, riferendosi alla rincorsa allo scontro per ottenere ascolti più elevati. Nel corso dell’audizione ha affrontato anche il caso Sangiuliano, il direttore del Tg2 intervenuto alla convention di Fratelli d’Italia a Milano: “C’è in azienda una procedura per la richiesta di permessi per presenze esterne. Sangiuliano ha fatto richiesta per la moderazione di un dibattito nell’ambito della conferenza programmatica di Fratelli d’Italia. Poi ho parlato con Sangiuliano, ma mi ha detto che non era una moderazione”.

L’ad ha annunciato l’apertura di un procedimento nei confronti del responsabile del Tg2: “Chiederanno spiegazioni a Sangiuliano e poi vedremo come procedere, perché c’è una differenza tra la richiesta e la prestazione eseguita“. Sul canone Rai ha chiarito che “l’azienda è soggetto passivo, ci dobbiamo uniformare a quanto verrà deciso da governo e parlamento. È estremamente importante però che una soluzione alternativa a quella attuale garantisca gli stessi introiti e l’impossibilità o la riduzione dell’evasione ai livelli attuali. Se vengono rispettati questi due termini sarà il governo a decidere. È indispensabile che gli introiti da canone non diminuiscano, siamo in una situazione finanziaria molto delicata”.

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