Ieri, 4 maggio, si è aggiunto un tassello fondamentale alla riforma del settore dello Spettacolo duramente colpito da due anni e mezzo di pandemia con perdite di oltre otto miliardi di euro e una dispersione della forza lavoro del 21%. È stato approvato nelle commissioni Cultura e Lavoro del Senato, l’emendamento al ddl delega Spettacolo, a prima firma della senatrice del Movimento 5 Stelle e segretaria della VII Commissione permanente Istruzione pubblica, Beni Culturali, Michela Montevecchi, che riconosce i Live Club “quali soggetti che operano, in modo prevalente, per la promozione, la diffusione e il sostegno di produzioni musicali dal vivo”. Un provvedimento importante per tutti i Live Club italiani e la filiera della musica dal vivo e non. Approvato anche un secondo emendamento che chiede di tenere conto dell’equilibrio di genere nella ripartizione dei contributi del Fondo Unico per lo Spettacolo, con l’intento di incentivare e stimolare, attraverso l’inserimento esplicito di misure attive, il rispetto della parità di genere.

MONTEVECCHI (M5S): “NON DISPERDIAMO I TALENTI COME I MANESKIN”
“Con il riconoscimento dei Live Club ci allineiamo al trend europeo – ha dichiarato la senatrice Montevecchi a FqMagazine.it -, dove questo riconoscimento è già avvenuto. Questi luoghi meritano questo riconoscimento perché sono sono fucina di creatività e sperimentazione, incontro di forme diverse di cultura dove trovano terreno fertile talenti che trovano capacità e fortuna per rappresentare l’Italia nel mondo. Basti pensare ai Maneskin che hanno suonato nei club e poi hanno trovato la popolarità mondiale. Ritengo fosse arrivato il momento di riconoscere il ruolo dei Live Club. Al di là dell’affetto musicale si parla di un comparto industriale che genera ricchezza. Importante che ci sia un sostegno quando parliamo di ripresa economica. Abbiamo anche approvato l’equilibrio di genere con criteri che tengano conto della promozione di meccanismi che concretamente portino a una effettiva parità di genere. Questo è un tema trasversale che tocca quasi tutti gli ambiti della vita lavorativa di questo Paese. Il mondo della cultura non è immune. Su alcune segnalazioni, da parte del teatro in particolare, abbiamo accolto le proposte. La parità di genere oggi si può promuovere con strumenti concreti ed efficaci. Speriamo di avere una riforma approvata entro la fine della legislatura perché penso debba essere un obbiettivo da raggiungere e dobbiamo davvero impegnarci tutti per lasciare tra le cose in eredità della legislatura una riforma efficace. La pandemia ci ha mostrato quale fosse la situazione nella sua tragicità. Lo abbiamo capito tutti e a questo punto io credo che – se dobbiamo fare un servizio a questo Paese – dobbiamo impegnarci al massimo. Parliamo di professionisti e rendere appetibile il comparto che è unico non solo in Italia ma nel mondo, non vogliamo che avvenga la desertificazione del settore. Sono consapevole che la dialettica parlamentare e la maggioranza siano variegati. Ci sono forze politiche con visioni differenti. Però penso che lo spazio della dialettica e del confronto verso uno scopo unico sia fondamentale. Così vinciamo tutti, il nostro Paese e comparto”.

ESULTA L’ASSOCIAZIONE DEI LIVE CLUB ITALIANI

KeepOn Live l’associazione di categoria Live Club e Festival Italiani approva l’emendamento della senatrice Montevecchi. “È un risultato che premia un percorso iniziato diciott’anni fa, un bel regalo per la maggiore età dell’associazione! – ha affermato il direttore generale di KeepOn Live Federico Rasetti -. Ora potranno essere intraprese altre azioni per la tutela di Live Club e Festival e soprattutto per il loro sviluppo. Più spazi vuol dire più professionisti al lavoro, più artisti sui palchi, sopratutto emergenti, e più cultura nei territori. La sostenibilità della filiera parte dal basso, questo è un ottimo inizio. Doveroso ringraziare Live DMA – l’associazione che raggruppa le venue europee – per il continuo confronto e il supporto di dati solidi con cui affrontare le azioni di advocacy”.

AL VIA L’INDENNITÀ DI DISCONTINUITÀ PER SANARE LE FRAGILITÀ DEL LAVORO INTERMITTENTE

Altra buona notizia per il settore dello spettacolo, dopo due anni di pandemia e una crisi che ha prodotto tra l’altro una dispersione di personale tecnico e artistico senza precedenti. Lavoratori e lavoratrici senza certezze, 1/5 dei quali ha abbandonato il settore, che nel 2019 produceva 1,4 miliardi di euro. In Commissione Cultura al Senato è stato approvato l’emendamento che introduce l’indennità di discontinuità, uno degli emendamenti alla legge di delega al Governo, presentati dai relatori Roberto Rampi (Pd) e Nunzia Catalfo (M5S). Obiettivo di questa misura è quello di riconoscere la specifica natura “discontinua” delle professioni creative. L’indennità di discontinuità, infatti, riconosce i tempi di preparazione, formazione e studio quali parti integranti dei tempi di lavoro effettivo, perché connaturati e indispensabili per chi svolge un lavoro delle arti performative. Un tassello importante ottenuto dopo lo studio e il confronto tra Unita, La Musica Che Gira e altre realtà come Fondazione Centro Studi Doc e il FAS (Forum Arte e Spettacolo), che ha elaborato agli inizi della pandemia una proposta di legge che è stata seminale per il lavoro che ne è seguito.

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