“L’Ungheria non ha dubbi sul proprio obbligo di pagare il gas russo nel modo che garantisca la sua regolare fornitura“. Lo ha detto oggi a Zagabria, dove si trova in visita ufficiale, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó, confermando l’intenzione di Budapest di pagare il gas ai fornitori russi anche in rubli, aderendo alle richieste di Mosca. “L’approvvigionamento dell’energia è materia di sicurezza nazionale e il governo ha il dovere di garantire la sicurezza ai cittadini”, ha affermato Szijjártó in una conferenza stampa congiunta con il collega croato Gordan Grlic-Radman. A differenza di Polonia e Bulgaria, a cui il Cremlino ha interrotto le forniture, l’Ungheria fa un uso significativo di gas che rappresenta circa il 20% del suo mix energetico. Il 78% del gas consumato dal paese proviene dalla Russia. Nel frattempo la Commissione Ue ha ufficialmente avviato una procedura d’infrazione contro l’Ungheria per uso improprio dei fondi Ue. L’erogazione dei fondi è subordinata al rispetto dei principi dello stato di diritto L’iter per la sospensione dei fondi potrebbe richiedere dai cinque ai nove mesi.

Questa mattina Bruxelles ha spiegato che nell’acquisto di gas russo da parte di una società europea “se il contratto stipulato prevede che i pagamenti vengano fatti in euro o in dollari, l’obbligo della società termina nel momento in cui ha fatto il pagamento in euro o in dollari”. “Se il pagamento avviene in rubli non stiamo parlando del contratto stipulato e stiamo parlando di un aggiramento delle sanzioni“. Le aziende europee potranno aprire un conto corrente in euro con Gazprombank a Mosca, ma non uno in rubli. Lo indicano fonti Ue. Le sanzioni vigenti contro Mosca non vietano l’impegno con Gazprom o Gazprombank, spiegano le stesse fonti, a patto che i pagamenti delle forniture di gas continuino ad avvenire in euro o in dollari “in linea con i contratti esistenti” e stipulati prima del decreto varato dal Cremlino lo scorso 31 marzo, secondo il quale i contratti in essere sono rispettati solo dopo la conversione in rubli delle somme dovute.

In realtà da quanto sembra le aziende europee che comprano il gas russo non sarebbero tenute a pagare direttamente in rubli ma continuerebbero a utilizzare dollari o euro. In un secondo momento sarebbe Gazprombank ha convertire il denaro presso la banca centrale russa. Il senso dello schema voluto da Mosca è quello di portare valuta estera in casa, evitando che i pagamenti possano essere congelati come avvenuto per le riserve della banca centrale russa detenute all’estero. Gazprombank, che è esclusa dalle sanzioni europee, agisce in sostanza come una succursale della banca centrale. In linea teorica anche questo meccanismo potrebbe essere quindi inteso come un modo di indebolire le sanzioni.

Ieri si è saputo che anche il gruppo italiano Eni (controllato al 30% dal Tesoro) sarebbe intenzionato ad aprire un conto presso Gazprombank in via precauzionale, in attesa di capire quali siano le indicazioni di Unione europea e governo italiano. La compagnia ha assicurato che non ha nessuna volontà di aggirare le sanzioni. Ieri la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha avvertito le aziende di non piegarsi alle richieste della Russia ma i termini della questione rimangono poco chiari. I prossimi pagamenti di Eni per il gas russo sono in programma a metà maggio. La tedesca Uniper ha dichiarato di ritenere di poter continuare gli acquisti senza violare le sanzioni. Quattro acquirenti europei avrebbero già acquistato gas russo adottando lo schema richiesto dal Cremlino. La Polonia, che si è rifiutata di adottare i nuovi termini ha visto interrompere improvvisamente il gas. Secondo Varsavia l’interpretazione selettiva del decreto russo è stato uno strumento per la Russia per rompere la solidarietà dell’Ue.

“Per ora non darei troppa rilevanza a questo gioco finché rimane un gioco. Se si dovesse ulteriormente approfondire, o rendere generalizzato, beh allora le condizioni cambierebbero”. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta commentando le indiscrezioni secondi cui 10 importatori di gas europeo avrebbero aperto conti in rubli presso Gazprom come richiesto dal diktat del Cremlino. “Se è un problema di tipo bancario o di compatibilità o incompatibilità con le sanzioni, penso che il buon senso possa prevalere” ha detto Brunetta rispondendo “non lo so” sulle possibili scelte dell’Eni. Sulle forniture di gas “il presidente Draghi è stato chiaro, ha dato una linea del Paese, noi siamo con l’Europa, siamo con le sanzioni, quindi noi non pagheremo in rubli“, così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. “Nello scenario peggiore” che abbiamo ipotizzato, con “uno stop completo delle forniture di gas dalla Russia” ci sarà una recessione moderata in Italia nei prossimi due anni che dovrà essere contrastata dalle politiche di bilancio”. Lo afferma il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco in un’intervista alla Cnbc secondo cui bisogna “riconoscere” che “gli effetti uno shortage dell’energia ci saranno sulle attività economica”. “Dobbiamo garantire la sopravvivenza delle pmi finché non avremo” risolto il mercato energetico, ha aggiunto.

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