Il 29 marzo 2013 la soprintendenza di Palermo – diretta dalla Dott.ssa Maria Elena Volpes – e il 27 aprile 2015 il Comune di Palermo consegnavano l’area archeologica del rione San Pietro e l’area prospicente a San Giorgio dei Genovesi al Centro di Accoglienza Padre Nostro, fondato dal Beato Giuseppe Puglisi, e al Consorzio Gruppo SALI, oggi non più attivo. L’assegnazione era finalizzata alla realizzazione del “Progetto Al Bab”, che in arabo significa “porta”, perché in effetti in questo sito sorgeva una delle porte di Palermo, distrutta nel 1853 con tante altre porte della città.

Per tale progetto è stato firmato un protocollo di intesa tra il Comune di Palermo, la Soprintendenza del Comune di Palermo, il Centro di Accoglienza Padre Nostro, il Consorzio Gruppo SALI e la Conferenza Regionale Volontariato Giustizia Sicilia (Crvgs). Il progetto prevedeva ciò che oggi vedete sul lungomare della Cala ma con sette anni di anticipo, oltre ad un servizio di taxi marino effettuato con un battello che poteva ospitare 16 persone, inaugurando così la via del mare, che portava a Mondello, Sferracavallo, Isola delle Femmine, Altavilla Milicia, Porticello, Cefalù, etc. Il progetto prevedeva, inoltre, l’installazione di un teatro all’aperto, in cui musicisti, attori, cabarettisti ed altri artisti potevano esibirsi. Lo spazio è stato inaugurato il 21 aprile 2016 con l’Orchestra Sinfonica Siciliana.

Altri elementi qualificanti del progetto erano la ristrutturazione e la rimessa in funzione della pagoda, nonché l’apertura di un varco che collegasse il porto con la chiesa di San Giorgio dei Genovesi. Tutto questo ha avuto avvio e lo abbiamo realizzato con l’ausilio di detenuti in esecuzione penale esterna, affidati al Centro di Accoglienza Padre Nostro dalle due carceri cittadine e dal Magistrato di Sorveglianza. Anche il battello è stato ristrutturato dai detenuti… E tutto questo a spese del Centro di Accoglienza Padre Nostro, senza che alle casse pubbliche costasse un solo centesimo di euro.

Ma appena entrati nel vivo e fatto decollare il progetto, il Comune di Palermo ci chiede di pagare la tassa del suolo pubblico per l’ammontare di circa 30mila euro e la Soprintendenza vuole imporci un partner nel progetto. Inutile dirvi che abbiamo effettuato la riconsegna delle aree e il recesso dagli accordi.

Il 18 marzo 2022, le immagini delle due palme in fiamme nell’area archeologica mi hanno riportato alla mente la frase pronunciata da Antonio Caponnetto in occasione della strage di via D’Amelio al microfono di un giornalista Rai: “è finito tutto…”. Quelle due palme avevano resistito all’inerzia del Comune di Palermo, della Soprintendenza, all’aggressione del punteruolo rosso… Si ergevano dritte, a sentinella di una parte della storia di Palermo, di quel che resta del cimitero musulmano. Sino al 22 settembre 2015, data in cui il Centro di Accoglienza Padre Nostro ha restituito le aree alla Soprintendenza e sino al 3 agosto 2016, data in cui il Centro ha restituito le aree al Comune di Palermo, le “due Sentinelle” sono state accudite e salvaguardate da chi, nel nome di un travisamento della tradizione delle Vampe legate a San Giuseppe, oggi è diventato un criminale.

Queste “due Sentinelle” sono nate e cresciute senza il favore dell’essere umano. Avevano soltanto bisogno di essere tutelate, perché, nonostante la loro altezza imponente, si presentavano a chi passava da lì come due esili fanciulli, come due sculture di Alberto Giacometti, l’artista svizzero che ha saputo rappresentare così efficacemente nelle sue sculture la fragilità della natura umana. Per anni sono state il collegamento tra la terra e il cielo, tra una Palermo che voleva cambiare e una Palermo che non voleva spiccare il volo e che oggi le ha volute uccidere.

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