La figura del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ci interroga in quanto scorgiamo in lui gli aspetti che accomunano nella nostra cultura i concetti di comico e tragico. Secondo Freud, che scrisse sull’argomento Il motto di spirito, l’ilarità deriva dal dispendio affettivo e di pena risparmiato a colui che assiste alla scena. Citava il caso del galeotto condotto all’impiccagione di lunedì che esclama: “Comincia bene questa settimana!”. Il riso che viene spontaneo ci permette di non provare compassione per un uomo che riesce ad essere superiore a questo momento tragico dell’esistenza.

Pirandello scrive che tragico e comico, riso e serietà sono indissolubilmente mescolati tanto che da un lato si evidenzia il ridicolo di una persona o di un fatto, dall’altro si individua il fondo dolente di umana sofferenza che lascia il posto alla pietà. Questo autore cita l’esempio della vecchia signora, goffamente imbellettata e vestita di abiti giovanili, che suscita il riso del lettore, il quale avverte in lei “il contrario” di come si dovrebbe vestire una persona anziana. Ma se chi assiste riflette sul perché lei cerchi di non mostrare la sua età per apparire piacevole agli uomini il riso cederà il posto alla pietà. Nella saga comica di “Fantozzi” la figura di un uomo che desidera essere diverso da quello che è viene rivisitata tanto che il titolo stesso di uno dei film lo definisce “tragico”.

Nella mia esperienza clinica è capitato di avere in cura una ragazza che faceva la cabarettista. Nella sua storia emergeva il tragico della morte per suicidio della madre quando aveva pochi anni. Tutti questi elementi introduttivi servono a cercare di comprendere un uomo che da figura comica con film pieni di gag nell’arco di pochi anni si è trasformato in figura tragica. Presumibilmente i russi ritenevano che dopo i primi giorni di conflitto sarebbe fuggito in Europa o negli Usa per dare origine a un governo in esilio lasciando loro campo libero.

Zelensky, forse proprio per la sua esperienza come attore comico, pare invece proiettato alla dimensione tragica della disponibilità al sacrificio. Vediamo in lui la determinazione di impersonare fino all’ultimo il ruolo tragico di chi porta una parte del suo popolo al sacrificio estremo. Appare in grado di dosare la rappresentazione della tragedia della guerra per suscitare emozioni in coloro che assistono. Abbiamo la tremenda sensazione che sia propenso a “costringere”, mettendo in scena lo strazio del suo popolo, tutti noi a prendere la posizione di iniziare la terza guerra mondiale. La rappresentazione di un popolo dolente, dei bambini colpiti e massacrati, delle infrastrutture distrutte serve a far emergere il tragico e indurre gli spettatori a mollare gli indugi e intervenire senza pensare alle conseguenze.

Nelle guerre, purtroppo ricorrenti, degli ultimi anni in Afghanistan, Iraq, Libia, Serbia, Siria le nostre televisioni non indulgevano nella rappresentazione tragica ma parlavano di bombe intelligenti, di precisione chirurgica, di soccorso a popoli e glissavano sugli “effetti collaterali”. Coloro che resistevano, all’epoca nostri nemici, erano descritti in modo ipocrita negativamente quando si nascondevano dietro “scudi umani” mentre ora, che fanno la stessa cosa, vengono osannati.

Ora il presidente ucraino inchioda i leader e le televisioni europee alla visione di atrocità che sappiamo essere presenti in tutte le guerre ma che in questa occasione dobbiamo guardare fino in fondo. In molti di noi emerge il desiderio di cambiare canale e cercare di dimenticare le brutture. Zelensky esegue sul palcoscenico della cruda realtà quello che Pirandello definiva come smascheramento delle menzogne, delle convenzioni sociali e gli autoinganni della nostra coscienza.

Non è chiaro a chi sia dovuto lo stallo nelle trattative. Fino a che entrambi gli attori principali Putin e Zelensky riterranno di poter vincere la guerra non si farà la pace. Putin scommette sul fatto che i paesi occidentali non rischieranno la guerra atomica e attenderanno che le sue “operazioni militari” cessino. Zelensky scommette sul “arrivano i nostri” come nei più classici film. La rappresentazione in diretta di un popolo martoriato potrebbe indurre le opinioni pubbliche e di conseguenza i loro leader a intraprendere il terzo conflitto mondiale. Anche il collegamento in diretta coi parlamenti europei e della Nato serve al comico, ora tragico, Zelensky a interpretare sul palcoscenico della realtà il ruolo di chi disvela le nostre ipocrisie.

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