Venti anni fa lasciava la dimensione fisica Carmelo Bene, una delle figure più affascinanti e controverse del Novecento italiano: molto più che un “attore”, un poeta in grado di scardinare i limiti del linguaggio, un filosofo alla perenne ricerca del superamento del pensiero. Già queste affermazioni potrebbero essere rapidamente sconfessate dallo stesso Bene, avendo egli per primo spazzato via, nella serie di vertiginosi paradossi che componevano la sua visione, qualsiasi possibile “etichetta” sul suo conto. Non solo avrebbe rifiutato la definizione di attore, ma anche quella di poeta e filosofo: ciò alla luce del rifiuto radicale, alla base della sua Weltanschaaung, del concetto stesso di “io”.

Per molti intellettuali della mia generazione, Carmelo Bene ha rappresentato una folgorante epifania, nella cornice nazional-popolare del Costanzo Show, durante le celebri puntate di Uno contro tutti del ‘94 e del ‘95: un genio traboccante come un fiume in piena che travolgeva con una vis polemica sprezzante e beffarda l’ottusità goffa di critici e opinionisti, mescolando alto e basso, citazioni elevatissime e battutacce sconce, in un flusso inebriante di sapienza insieme mistica e nichilista.

All’epoca non c’era possibilità di accesso ad archivi virtualmente illimitati di conoscenza che l’avvento di Internet ha garantito, dunque ci ritrovavamo in pochi devoti nelle videoteche o nelle librerie d’usato a litigarci le poche testimonianze allora disponibili delle sue opere: libretti di scena delle sue innumerevoli rappresentazioni teatrali, rare copie dei suoi film abbacinanti per arditezza, autobiografie solo apparentemente deliranti (la più celebre fu Sono apparso alla Madonna).

Voi che potete ora, cercate in video le sue mirabili letture dei poeti russi, di Dante, Leopardi o Dino Campana, le sue versioni eretiche eppure già classiche di Pinocchio, Amleto o Macbeth (e innumerevoli altre), i suoi film straordinari, Nostra Signora dei Turchi e Salomè su tutti, le sue apparizioni televisive memorabili, da Mixer Cultura a Macao alle già citate. Nutritevi della sua sapienza inebriante, bruciatevi alla fiamma della sua intelligenza incandescente.

Per chi non avesse mai visto nulla di Carmelo Bene, potremmo provare a riassumerlo così: immaginate un attore tecnicamente dotato di un registro vocale spaventoso, con il fascino di una diva, l’eleganza di un dandy, l’intelligenza affilata di un filosofo esistenzialista, il furore mistico di un poeta cantore degli eccessi, una cultura sconfinata come il suo ego. Eppure, sarebbe fuorviante: se superficialmente sembrava incarnare la formula “genio e sregolatezza”, la teoria e prassi teatrale di Bene miravano proprio a eliminare l’attore (e l’autore) dalla scena, restituendo al teatro il suo valore antico e sacro di “buio musicale”, di luogo di estasi estetica e non indagine critica o propaganda ideologica.

Nell’impossibilità di raccontare nel breve spazio di queste colonne una carriera immensa per prolificità e impatto (per chi volesse approfondire rimando a un mio precedente articolo https://www.kobo.com/it/blog/carmelo-bene), mi limiterò a segnalare alcuni dei molteplici omaggi che, dal punto di vista editoriale e teatrale, ricordano la sua figura in questi giorni.

In primo luogo, due libri di chi lo ha conosciuto bene: Oratorio Carmelo Bene, del critico Jean Paul Manganaro (Il Saggiatore), l’amico e studioso che lo fece conoscere ai filosofi francesi (Lacan, Derrida e Deleuze) che per primi ne intuirono il grande spessore filosofico; l’interessantissimo Derive di Doriano Fasoli (Alpes Italia), intellettuale interlocutore di alcune delle figure più importanti della cultura italiana (non solo Bene, anche figure apparentemente distanti come Elémire Zolla e Fabrizio De Andrè), a cui si deve, tra l’altro, una cruciale intervista sull’opera ‘L mal de’ fiori in cui Bene esplicherà la sua visione poetica; inoltre, usciranno due saggi nella nuova collana dedicata al Nostro, Beniana di Kurumuny Edizioni, uno intitolato Nota Bene del suo attento studioso Piergiorgio Giacchè, l’altro proprio dedicato all’opera poetica citata, Dentro ‘l mal de’ fiori. Il poema impossibile di Alessio Paiano.

“Impossibile” come il tributo che verrà offerto lunedì 21 marzo al Teatro Argentina a cura di Luisa Viglietti, Stefania De Santis e l’Associazione L’orecchio mancante: “impossibile” come la dimensione di estasi intellettuale in cui ci può condurre l’ascolto di Carmelo Bene.

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