Siamo passati da una emergenza sanitaria ad una militare. Pochi e piccoli corpi estranei limitano e annientano il bene di molti.

Non parlerò di guerra, la cui sola parola mi preoccupa. Non ne sono in grado. Non l’ho mai subita nella mia nazione in tutta la mia vita. Spero di non vederla nemmeno negli anni che vivrò. Ma anche in Italia, come nel mondo, ha preso il posto in prima pagina, ha distratto l’attenzione di politici, di giornalisti e dei cittadini. Ma come argomento c’è sempre stata la morte, più violenta e distruttiva. Con cifre più alte della pandemia pur essendo il nemico più visibile. Magari nascosto sotto bandiere di libertà, indipendenza e patriottismo che nulla hanno a che vedere con la vita umana, con il bene comune, che filmati o fotografie che coinvolgono piccoli esseri indifesi ci mostrano ogni giorno.

File di camion militari piene di bare o file di carri armati piene di polvere da sparo non portano che morte. Mentre l’immobilismo umano alla pace e alla salute prevale. Spero che non si seguano le regole dei nostri governi di questi anni di pandemia e del nostro ministro della Salute che si è barcamenato nelle molte direzioni senza nemmeno guardarsi indietro e senza mai guardare solo dalla parte dei cittadini.

Avrebbe potuto, nell’emergenza da affrontare, iniziare a correggere i tanti errori e le tante storture che il nostro Sistema Sanitario Nazionale ha dovuto subire. Potrebbe ancora fare qualcosa. Ora sì a livello nazionale. La salute potrebbe essere presa proprio per unire il nostro paese.

Mi piacerebbe tanto che ascoltasse qualcosa che ho da dire. Mi piacerebbe tanto leggesse quegli appunti di viaggio raccolti nel mio libro “Vita con Gatto”. Appunti di sanità che danno solo salute. Non guerra batteriologica né tanto meno militare. Almeno avremo usato questo lungo periodo di emergenza per provare a cambiare il sistema che fa acqua da tutte le parti.

Io partirei da un semplice concetto che, deformato, è alla base di tante sofferenze. Il Sistema Sanitario Nazionale va salvato. Non è ammissibile trovare, viaggiando nel web, persone che, essendo accreditate, si permettono di dire quasi che il virus li ha “favoriti” nella loro parte privata aumentata di alcune decimi di percentuale. Può succedere se si gestisce solo il privato ed è una scelta. Ma se la stessa struttura è anche pubblica non deve succedere. E’ come dire che la guerra, i feriti ed i morti fanno bene al sistema. Privato. Mentre il pubblico soffre!

Caro signor ministro, Lei può scegliere. Lei deve scegliere. Lei può leggere. Lei deve leggere.

Io credo che, in stato di emergenza, tutte le strutture pubbliche o private accreditate non possano fare prestazioni, a qualunque livello, private. Debbano farle solo pubbliche per evitare l’allungamento delle liste e le attese inutili che portano anche a morte. Siamo in guerra.

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