A tre settimane di distanza dall’ultimo post, torniamo a parlare dell’Algeria, dove la situazione peggiora sempre di più.

Febbraio è stato il mese dell’accanimento nei confronti dei difensori dei diritti umani.

Il 20 febbraio un tribunale di Tlemcen ha condannato Faleh Hannoudi, presidente della sezione locale della Lega algerina per la difesa dei diritti umani a tre anni di carcere e a una multa equivalente a 700 euro. Il processo si è svolto appena un giorno dopo l’arresto, secondo la procedura dell’immediata comparsa in tribunale che si applica quando una persona è fermata in flagranza di reato. Il “reato” in questione è un’intervista rilasciata da Hannoudi al canale televisivo Al Maghibiya sulle violazioni dei diritti umani in corso in Algeria.

Nella punitiva giurisprudenza algerina, il difensore dei diritti umani è stato giudicato colpevole di “offesa a organismi pubblici”, “diffusione di notizie false” che potrebbero danneggiare la sicurezza nazionale e “direzione di un’associazione non registrata”, ai sensi della draconiana legge sulle associazioni del 2012.

La Lega algerina per la difesa dei diritti umani fa parte di diverse organizzazioni internazionali, come Euromed Rights e la Federazione internazionale dei diritti umani. Quando è entrata in vigore la legge del 2012, ha dovuto nuovamente registrarsi ma ciò le è stato impedito.

Altri otto esponenti della Lega sono attualmente indagati per aver criticato le autorità o per aver partecipato alle iniziative del movimento di protesta “Hirak”, sorto nel 2019. Quattro di loro – Hassan Bouras, Kaddour Chouicha, Djamila Loukil e Said Boudour – sono addirittura accusati di terrorismo, ai sensi di una legge dall’applicazione fin troppo ampia che definisce terrorismo “il tentativo di prendere il potere i cambiare il sistema di governo attraverso metodi incostituzionali”.

Il 24 febbraio un giudice ha ordinato la detenzione preventiva di Zaki Hannache, un attivista noto per le sue denunce sulla repressione delle autorità algerine nei confronti di “Hirak”. A sua volta arrestato il 19 febbraio, Hannache è accusato di “diffusione di notizie false” per aver denunciato gli scioperi della fame di molti detenuti in attesa di processo per reati di opinione, nonché di “apologia del terrorismo” per una serie di articoli on-line, tra cui un post sullo YouTuber Amir Dz, in esilio e sul quale pende un mandato di cattura a causa del suo attivismo politico.

Una terza accusa, aggiunta più tardi al suo fascicolo, è quella di aver usato danaro per “minacciare la sicurezza dello stato o il normale funzionamento delle istituzioni o l’unità nazionale o l’integrità territoriale o gli interessi fondamentali dell’Algeria o la sicurezza o l’ordine pubblico”.

I soldi in questione erano quelli del premio Ali Boudoukha, di cui Hannache era stato insignito alla fine dell’anno scorso per il suo impegno in favore dei diritti umani.

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