Dopo oltre dieci giorni dal primo attacco russo all’Ucraina, non accennano a diminuire i flussi di persone che lasciano il proprio paese per rifugiarsi in Polonia. Sono soprattutto donne e bambini che attraversano la frontiera di Medyka, a piedi o in auto, con pochi bagagli, qualche peluches e in alcuni casi con animali domestici.

“Il viaggio è stato orribile e lunghissimo – racconta una donna in compagnia di sua figlia – ho trascorso 23 ore in treno, poi altre 3 ore in autobus e moltissimo tempo alla frontiera per il controllo dei passaporti”. “Io vengo da Kharkiv – aggiunge una ragazza che viaggia con la madre – Quando è scoppiata la guerra è stato spaventoso, ci sono state esplosioni, bombardamenti. Adesso della mia città non rimane più niente”.

Ad aspettarli subito dopo il confine, ci sono familiari o amici, ma anche diversi volontari che offrono passaggi per raggiungere altri paesi in Europa. È il caso di un gruppo di italiani partiti da Genova, che dopo aver viaggiato tutta la notte, è arrivato alla frontiera per incontrare alcune donne con figli e portarli in Liguria, dove ad attenderli ci sono i loro parenti.

“È una situazione che mi ha colpito moltissimo – dice uno di loro – io per motivi di lavoro conosco benissimo la Russia, ho trascorso bei momenti in quella terra e quindi per me era giusto venire qui ora ad aiutare”. Molti però non hanno qualcuno al di là del confine, così, tra le tende e i banchi di cibo improvvisati dai volontari, rimangono ore in attesa di un autobus che li porti a Cracovia o Varsavia per continuare il viaggio.

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