L’avvocato Piero Amara, ex consulente legale dell’Eni, è stato rinviato a giudizio a Roma per traffico di influenze illecite. Per lo stesso reato il gup della Capitale ha mandato a processo anche Filippo Paradiso, ex poliziotto in servizio presso i palazzi istituzionali, fissando la prima udienza al 3 maggio del 2023. Secondo l’accusa, tra il 2015 e il 2018, “sfruttando e vantando relazioni con pubblici ufficiali in sevizio presso ambienti istituzionali”, Paradiso “si faceva indebitamente promettere e consegnare denaro o altre utilità indebite da Piero Amara come prezzo della propria mediazione”. Utilità che consistevano in somme di denaro per un valore non inferiore a duemila euro e nella messa a disposizione di carte di credito per viaggi aerei, nonché nella messa a disposizione – per oltre un anno – di un appartamento a Trastevere di cui Amara aveva la disponibilità. L’ipotesi di reato è aggravata dalla qualità di pubblico ufficiale rivestita dal poliziotto.

Nell’udienza preliminare tenuta giovedì mattina, gli avvocati Salvino Mondello e Gianluca Tognozzi, difensori di Amara e Paradiso, avevano chiesto – oltre all’insussistenza del reato così come contestato – anche la trasmissione degli atti per competenza alla Procura di Potenza. Secondo i legali, infatti, esiste una connessione tra il fascicolo di Roma e l’indagine chiusa a ottobre nel capoluogo lucano, in cui Amara e Paradiso, insieme all’ex commissario straordinario di Ilva Enrico Laghi e all’ex procuratore di Trani e Taranto Carlo Maria Capristo, sono accusati a vario titolo di corruzione, concussione, favoreggiamento e abuso d’ufficio. Al centro dell’inchiesta un presunto scambio di favori tra “raccomandazioni” su membri del Consiglio superiore della magistratura per far ottenere sedi vacanti a Capristo e le posizioni della Procura da lui guidata, “pilotate” in favore di Amara e dell’amministrazione di Ilva. Il gup ha invece deciso per il rinvio a giudizio nella Capitale.

Intanto è stata diffusa la notizia che Amara e il suo collaboratore Giuseppe Calafiore saranno interrogati nelle prossime settimane in Procura a Milano, dove sono indagati (insieme ad altre dieci persone fisiche e cinque società) per associazione a delinquere finalizzata alla calunnia, alla diffamazione, all’intralcio alla giustizia e alla corruzione tra privati nell’inchiesta sul cosiddetto “falso complotto Eni” che è stata chiusa lo scorso dicembre, dopo circa cinque anni di indagini, con un cambio di rotta rispetto all’ipotesi originaria. Un’inversione che ha portato a stralciare la posizione dell’amministratore delegato della compagnia petrolifera Claudio Descalzi e del capo del personale Claudio Granata, che da indagati sono diventati parti offese dalle calunnie contestate allo stesso Amara e all’ex manager del gruppo Vincenzo Armanna, grande accusatore dei vertici aziendali nel processo processo per corruzione internazionale sulle presunte tangenti nigeriane, concluso in primo grado con 15 assoluzioni.

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