Immaginiamo di essere sulla romantica avenue des Champs-Élysées a Parigi, sulla scicchissima Croisette di Cannes. Oppure di passeggiare sulla Rambla di Barcellona mentre giocolieri e artisti di strada catturano la nostra attenzione. Forse non ci facciamo caso ma attorno a noi, a rendere perfetto il quadro che stiamo vivendo, ci sono loro: gli alberi. Che ci fanno ombra, che ci ristorano se vogliamo prendere un po’ di fresco, che ci rendono più gradevole il passaggio. Soprattutto: che rendono l’aria più respirabile. Sono fronde vere, rami che hanno le loro radici nella terra.

Ma non sarà così ovunque e per sempre. A pensare a una risoluzione per le zone dove non è ancora possibile una riqualificazione naturale è stata la città di Belgrado in Serbia, con l’installazione di un albero liquido. Un bioreattore per purificare l’aria che svolge la funzione di un vero e proprio vegetale. Anzi di più. Contiene delle micro alghe immerse nell’acqua che possono ridurre l’anidride carbonica grazie a un processo di foto sintesi da 10 a 50 volte superiore agli alberi naturali.

E’ utile dove non ci sono spazi per piante vere. In luoghi metropolitani che, fra parcheggi e architetture ravvicinate, non permettono a breve termine azioni green in senso stretto. Questi bioreattori hanno lo scopo di produrre princìpi attivi. In un momento storico caratterizzato da livelli di emissioni altissimi e dal cambiamento climatico filtrano e ripuliscono l’aria da anidride carbonica e da tutte le altre sostanze inquinanti. Questa è la loro funzione primaria.

Non tutti gli alberi hanno la stessa capacità di ripulire l’aria. Il Cnr-Consiglio nazionale delle ricerche nel 2020, con il comune di Bologna nell’ambito di un progetto green di riqualificazione urbana, ha classificato una lista di alberi anti smog. Cioè quelli con alta capacità di immagazzinare biossido di carbonio. Tra questi, il primo è l’acero riccio, un albero che cresce velocemente, raggiunge i 25 metri di altezza e può immagazzinare 3.800 chili di anidride carbonica in vent’anni.

Gli alberi in città sono un’assicurazione per la salute e un modo economico di combattere l’inquinamento”. Già nel 2016 uno studio pubblicato dall’associazione americana The Nature Conservancy, che ha studiato la distribuzione del verde in 245 città del mondo per stimare gli effetti benefici per gli abitanti, lo dichiarava. Dati alla mano. “Gli effetti benefici sono soprattutto due: la rimozione dall’aria delle particelle prodotte dal riscaldamento domestico e dal traffico urbano e la riduzione del calore eccessivo dovuto alle superfici urbane, così diverse da quelle naturali”.

In mancanza di spazi per piantare l’acero riccio o altri alberi anti smog ecco che arriva in aiuto l’albero liquido: verde, non bellissimo (sembra un acquario o uno di quei gadget con liquidi colorati, però in formato gigante) ma funzionale. Cosa direbbe lo scienziato Isaac Newton, che leggenda o verità vogliono scopritore della teoria della gravitazione universale quando gli cadde sulla testa da un albero un frutto maturo? Non lo sapremo mai. Ai suoi tempi gli alberi liquidi ancora non esistevano.

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