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Ultimo aggiornamento: 21:09 del 17 Febbraio 2022

Crisanti a La7: “Dobbiamo riaprire tutto ora perché siamo nel momento di massima protezione. Ma la priorità è tutelare i vulnerabili”

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Quando il covid diventerà una normale influenza? È come chiedermi quando una tigre diventerà un gatto. Di fatto, quasi mai. Questa “tigre” va invece domata e il vaccino è sicuramente il miglior strumento per ingabbiarla. Poi molto probabilmente nel tempo diventerà meno aggressiva”. Sono le parole di Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova, che a “L’aria che tira” (La7) fa il punto sulla situazione della pandemia in Italia.

“Dai dati si evince una sicura diminuzione dei casi – spiega il virologo – Questo è dovuto principalmente al fatto che siamo protetti. Il 72% delle persone ricoverate in terapia intensiva non è vaccinato. Nelle persone sopra i 70 anni la vaccinazione fa veramente la differenza. Le persone dai 75 anni in su, invece. rimangono suscettibili e questa è anche la ragione per cui abbiamo questo alto numero di decessi: si tratta principalmente di anziani che hanno più patologie e che, se si infettano, rischiano molto. Siamo nel momento di massima protezione e, siccome la durata della protezione da vaccino è limitata nel tempo, vale la pena aprire tutto ora“.

E spiega: “Se ritardiamo con le aperture, di fatto tra qualche mese avremo più persone meno protette. In questo momento, cioè, le riaperture sono meno rischiose. Bisogna cambiare paradigma e approccio: noi stiamo entrando in una fase in cui la priorità è proteggere i deboli e i vulnerabili. Quindi, se c’è una persona fragile, dobbiamo consentirle lo smart working e dobbiamo fare in modo che si circondi di persone sicuramente negative, il che significa, ad esempio, mettere dei contributi per fare i tamponi a parenti e amici quella persona. Significa – continua – anche dare la possibilità alle Rsa di permettere l’accesso ai visitatori in condizioni di assoluta sicurezza. E soprattutto vuol dire fare chiarezza, una volta per tutte, che, se vogliamo applicare questa politica, i tamponi rapidi non sono la soluzione giusta, perché dobbiamo arrivare a una presunzione di livello negatività che sia la più elevata possibile. Bisogna cambiare attitudine: se vogliamo liberalizzare, dobbiamo proteggere i deboli, senza però limitarne la libertà“.

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