I fiumi del beneventano “in certi tratti sono cloache a cielo aperto”, scrive la Procura di Benevento. Colpa di depuratori malfunzionanti e di una gestione del servizio idrico integrato a dir poco disastrosa. Gestione affidata a Gesesa spa, partecipata del gruppo Acea (socio di maggioranza al 58%, con il Comune di Benevento al 38%). E mentre le acque e l’ambiente andavano in malora, l’ad di Gesesa, Piero Ferrari, l’uomo mandato da Acea nel Sannio per implementare gli affari della multiutility romana, insieme ad altri due indagati, l’ingegnere Oreste Montano e il commissario liquidatore dell’Ato Calore Irpino, Giovanni Colucci, avrebbe “pilotato l’adozione di una serie di atti risultati poi illegittimi” e disegnati “in maniera sartoriale” per gli interessi di Gesesa.

Atti funzionali ad ottenere due risultati: l’estensione senza gara a Gesesa del servizio di depurazione anche alla città di Benevento, stabilita con una delibera di giunta poi adottata dal consiglio con alcune modifiche, e l’incarico, anch’esso conquistato senza gara, di progettazione del nuovo sistema di depurazione cittadino, un appaltone da circa 12 milioni di euro.

È questa, in sintesi, la tesi del pm Assunta Tillo e del procuratore capo Aldo Policastro in un appello di 40 pagine con il quale la procura sannita – dopo il rigetto del Gip che ha implicitamente valutato sussistenti i gravi indizi di reato ma insussistenti le esigenze cautelari – torna a chiedere gli arresti domiciliari per Ferrari (ad di Gesesa fino al 2019 e che ora lavora a Grosseto), Montano e Colucci. Un documento che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare interamente, depositato e a disposizione delle parti che ne discuteranno nei prossimi giorni davanti ai giudici del Riesame.

Gli inquirenti chiamano i tre ‘la squadra’. In corsivo. Vengono accusati di concorso in abuso d’ufficio e turbativa d’asta (Ferrari e Montano anche di falso) e la loro posizione è ritenuta più grave di quella di altri sei indagati a vario titolo, tra i quali l’assessore ai Lavori Pubblici della giunta Mastella, Mario Pasquariello, e l’ex capogruppo della Lista Mastella, Giovanni Quarantiello, ritenuti i registi delle delibere del comune di Benevento favorevoli a Gesesa.

Le indagini dei carabinieri del Noe di Napoli, proseguite in sei step dal 2016 al 2021, hanno dimostrato – secondo l’accusa – che i tre si sono mossi in concerto per indurre la politica locale a assecondare i desiderata della società del gruppo Acea.

La squadra va fermata con una misura cautelare perché, sostiene il pm, le intercettazioni, anche se alcune inserite in vicende parallele per le quali non c’è richiesta di arresto (il tentativo di far approvare le tariffe Gesesa da parte dell’Ato Calore Irpino e l’aggregazione di Gesesa alla Alto Calore Servizi spa), “evidenziano la pericolosità sociale degli odierni indagati, l’abitualità e la disinvoltura a ricorrere a pratiche illecite pur di raggiungere i propri obiettivi, la spregiudicatezza delle loro condotte e nei rapporti con le istituzioni finalizzati ad indurre i p.p.u.u. a rilasciare provvedimenti palesemente illegittimi”.

Tra i mezzi usati per raggiungere lo scopo, si legge nell’appello, sia pur privi di rilevanza penale, ci sono le assunzioni in Gesesa (nelle intercettazioni chiamate “allacci”) di persone segnalate dal sindaco di Benevento Clemente Mastella, dal comandante dei vigili Urbani Fioravante Bosco e dal consigliere regionale di ‘Noi Campani con De Luca’ Luigi Abbate, fino al 2020 presidente di Gesesa. I tre non sono indagati.

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