L’operazione Scoiattolo per “Silvio Berlusconi presidente” si è bloccata intorno alle 2 del pomeriggio, pochi giorni dopo essere stata lanciata con tanto di annunci e chiamate a tutti i parlamentari disponibili in circolazione: a fermarla è stato il suo esponente più attivo Vittorio Sgarbi che, in diretta su Radio 1, ha rivelato l’amarezza del Cavaliere. “L’operazione è bloccata”, ha detto. “Berlusconi è triste”. E ancora, ha aggiunto, “la situazione è disperata”. Ora “starà pensando a una strada d’uscita onorevole”. Ma anche se la caccia ha subito una battuta d’arresto, non vuol dire che l’ex premier abbia rinunciato alla sua corsa o almeno al ruolo di quello che vuole a tutti i costi dare le carte. A dirlo e confermarlo è stato lui stesso, poco dopo aver sentito le dichiarazioni di Sgarbi: “Non ho ancora deciso, ma sono ottimista”, è il messaggio che ha fatto trapelare. Segno che, anche se i voti in suo favore non si trovano, non intende fare un passo indietro. Per silenziare Sgarbi è intervenuto anche il coordinatore azzurro Antonio Tajani, spiegando che quello del critico d’arte non è il ruolo del portavoce, mentre Licia Ronzulli ha ribadito che “sulla sua candidatura il presidente Berlusconi non ha ancora sciolto la riserva”, aggiungendo che la decisione finale “sarà lo stesso Berlusconi a comunicarla, in primis agli alleati, che gli hanno chiesto di candidarsi”. Intanto in serata, a rilasciare un’intervista è stata la leader Fdi Giorgia Meloni che, dopo aver ribadito il suo sostegno al Cavaliere, ha anche detto che “in caso di rinuncia” ha “una proposta in testa“. Insomma il centrodestra vuole essere il primo a fare il nome, ma prima deve trovare una soluzione. Giovedì o venerdì si replica a Villa Grande. Berlusconi dovrebbe finalmente chiarire le sue intenzioni, Salvini potrebbe essere chiamato a spiegare il piano ‘b’, ventilato nelle ultime ore. Di certo ci si aspetta un nuovo comunicato congiunto, che questa volta dovrebbe tracciare la road map fino al primo voto dei grandi elettori.

Sgarbi frena ed evoca Mattarella, ma Berlusconi vuole essere quello che dà le carte – Sono troppi i voti che mancano e troppo poco affidabili i parlamentari che potrebbero accettare di votare per Berlusconi. Al momento l’operazione denominata Scoiattolo non sembra dare molte speranze. E a dirlo è stato il suo più grande sostenitore, che oggi ha ammesso le difficoltà. Silvio Berlusconi “ieri era abbastanza triste”, ha detto a “Un giorno da pecora”. “Ci devono essere delle inquietudini di natura psicologica, non degli elettori, ma nel candidato, perché è rimasto a Milano. Credo che questa, come dire, pausa dipenda dal fatto che starà pensando se c’è una via d’uscita onorevole, con un nome che sia gradito a lui, forse Mattarella”. L’operazione, aggiunge il critico d’arte, “si è fermata oggettivamente”. Ecco, proprio l’evocazione del capo dello Stato uscente è tra i segnali interessanti che ha lanciato Sgarbi con quell’intervista: Berlusconi, a detta del deputato, non sarebbe disposto a sostenere l’operazione Draghi per il Colle, piuttosto preferirebbe un Matteralla-bis. Ma è tutto prematuro e il condizionale è d’obbligo. In serata Sgarbi, a Rai News 24, ha precisato: “Berlusconi dovrebbe avere 35 voti in più. E’ bene che sia lui a indicare un nome a Salvini“.

Ed è proprio l’obiettivo del Cavaliere riuscire a tenere il controllo della partita. Ecco perché si è affrettato a far sapere che è ancora in partita. “Non ho deciso, ma sono molto ottimista. Non deluderò chi mi ha dato fiducia”, così ha risposto ai diversi parlamentari di Forza Italia che per tutto il giorno hanno telefonato ad Arcore per sapere se l’ex premier avesse deciso di non dare la disponibilità a candidarsi per la presidenza della Repubblica rinunciando alla corsa. Diversi esponenti azzurri hanno poi raccontato che il Cavaliere ha ripreso a fare una serie di telefonate ai parlamentari per capire la loro disponibilità di fronte ad una sua candidatura. Berlusconi, sempre a quanto viene riferito, ha sentito anche i governatori di Fi. Ma non solo ci sono le veline.

Meloni: “Fdi vuole fare la sua parte. Io ho una proposta in testa” – Anche Meloni, intervistata a Porta a porta, ha dato chiari segnali che la ricerca di un’alternativa è in corso e sarà il grande tema dei prossimi giorni. “Io penso che se anche Berlusconi scegliesse di non concorrere e dovesse rinunciare, penso che comunque il centrodestra abbia diritto e dovere di avanzare una proposta e anche FdI intende fare la sua parte. Noi contiamo il 6% ma non vuol dire che non abbiamo nostre proposte da fare, io ce l’ho in testa”. Anche se, ha detto Meloni, Berlusconi “risponde a un identikit per quello che mi aspetto da un presidente della Repubblica. Io vorrei una persona che difendesse la sovranità italiana e lui è stato l’ultimo premier che ha difeso l’interesse italiano ed è stato rimosso per questo nel 2011”. Quindi ha difeso il Cavaliere: “Per me ha gli elementi di garanzia a difendere le cose che voglio difendere”. In tutto questo però, Meloni vuole che Fdi sia della partita e faccia un nome: “I nomi sono diversi e condivisibili, ho anche qualche proposta ma giocare a questo gioco prima di doverlo affrontare non è utile né intelligente. Poi ci sono alcune proposte assolutamente serie che si fanno e possono essere valide, ma il punto è che abbiamo tutte le carte in regola per giocare questa partita e dimostrare che la coalizione è in grado di governare“. E di Draghi cosa pensa Meloni: “Io Draghi non l’ho votato alla presidenza del Consiglio perché non sono d’accordo sul fatto che i governi in Italia passino sulla testa dei cittadini. Draghi al Quirinale è un grande punto interrogativo: se ne parla tanto, ma poi di cosa parliamo esattamente?”.

Salvini: “Complicato rimuovere Draghi”. E Molinari rilancia l’alternativa a Berlusconi – Il leader del Carroccio già ieri ha ritentato di mollare Berlusconi. E tra le mille dichiarazioni ai giornalisti e le risposte più o meno ambigue, ha lasciato intendere che la ricerca di un’alternativa è aperta. Anche se oggi ha ribadito che Draghi “deve restare a Chigi: “Tutti dovrebbero dire la verità che i soldi del Pnrr sono a prestito: con questi problemi di energia la metà delle opere rimarrà sulla carta. Anche su questo bisogna essere molto attenti, anche per questo motivo il premier è complicato da rimuovere“. Chi si è esposto in maniera più netta è stato il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari: “Nel caso non dovesse sciogliere le riserve o avere i numeri è chiaro che dovremo trovare un altro nome di c.destra su cui possano convergere anche gli altri”, ha detto Rai Radio1, ospite del programma ‘Vista Quirinale’. Si pensa ad un piano b, dunque, nel caso non ci fosse Berlusconi. “Per ora c’è solo il nome di Berlusconi, a cui tutti dobbiamo lealtà e appoggio. Nel caso non ci fosse non dobbiamo lasciare al centrosinistra la possibilità di fare un nome ma dobbiamo giocarci questo vantaggio. Pensiamo di avere diverse figure che hanno credibilità e standing per ricoprire quell’incarico. C’è Berlusconi, ma se lavoriamo tra i nomi del c.destra ci possono esser anche altri”. Si può arrivare ad un risultato in tempi ragionevolmente brevi? “Dipende da quel che vorrà fare Berlusconi”.

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