Sono da sempre un appassionato di cinema. Al secondo anno di università, essendo un militante socialista, mi fu proposto dai capi della Federazione Giovanile (fra cui Matteo Matteotti ed Enrico Manca) di dar vita a un cineclub di ispirazione socialista, utilizzando una sala cinematografica di cui la Federazione aveva la disponibilità, all’interno di una palazzina in via della Lungara, nei giardini dell’Accademia dei Lincei. Con i miei amici Cesare Giannotti e Luigi Fulci – visto che i maggiori registi italiani erano di area comunista – scegliemmo per il cineclub il nome di Aldo Vergano, il solo regista di una qualche notorietà dichiaratamente socialista che nel 1946 aveva realizzato uno dei primissimi film sulla Resistenza, Il sole sorge ancora.

L’idea vincente, grazie alla quale il nostro cineclub ebbe subito un notevole successo, fu quella di non puntare – come consueto per i cineclub – su singoli capolavori del genere Incrociatore Potemkin ma su rassegne a tema (il razzismo, l’alienazione, le lotte operaie) o su “scuole” cinematografiche come la “Nouvelle Vague” o il “Free cinema”.

Quando sono andato in pensione dalla Rai, nel 1998, ho impiegato parte del mio tempo libero a studiare un poco di spagnolo e di tedesco: mi sono reso conto del fatto che Spagna e Germania producono molti più film (spesso ottimi) dei pochi che giungono, tradotti in italiano, nelle nostre sale cinematografiche. E così mi sono chiesto perché non promuovere un luogo di incontro in cui i film dei maggiori paesi europei possano essere visti nella rispettiva lingua originale con sottotitoli in italiano. Tenendo conto che “la domanda” non manca di certo, dal momento che a Roma – capitale d’Italia e dello Stato della città del Vaticano – sono numerosissime le ambasciate e i consolati, che i cittadini europei che vi risiedono sono circa 40mila e soprattutto che vi è una quantità di giovani che conoscono una o più lingue straniere e che vorrebbero vedere i film nelle rispettive lingue originali, tutto al più con i sottotitoli in italiano.

Per almeno due anni ho cercato un luogo in cui far partire il progetto, non trovando la disponibilità di istituzioni prestigiose (e spesso sottoutilizzate) come il Palazzo delle Esposizioni, il Maxxi e il Macro. Il miracolo si è finalmente realizzato quando ho pensato alla fortunata coincidenza di essere un vecchio collega e amico di Giorgio Gosetti, che come direttore ha dato un formidabile impulso all’attività della Casa del Cinema a Villa Borghese. Così, dopo aver interpellato i dirigenti del Cervantes e del Goethe – dove avevo seguito i due anni di corsi di lingua in spagnolo e in tedesco – ho ottenuto anche l’adesione dell’Istituto Saint Louis, perché non mancassero i film francesi.

Negli anni successivi al pensionamento, sono stato uno dei soci fondatori della associazione “Roma Nuovo Secolo” e ho subito, in questo ruolo, una serie di sconfitte su temi cruciali come i vigili urbani o la nettezza urbana. Il caso ha voluto che siano localizzate a Villa Borghese le sole due vittorie di cui mi posso felicitare: la nascita di Cinema Europa e, in precedenza, la vittoria contro il potentissimo Coni, che voleva “appropriarsi” di Piazza di Siena e del Galoppatoio per una serie di manifestazioni del genere “Concorso Ippico”: così da “privatizzare” per tutto l’anno, sostanzialmente, uno dei luoghi più favolosi di Roma (ma in questa battaglia ho avuto il sostegno di Vittorio Emiliani, mitico direttore del Messaggero). Grazie alla nostra opposizione – e anche al comportamento corretto del Coni – Piazza di Siena è rimasta l’angolo di paradiso che è sempre stato.

A metà gennaio, con la partenza di “Cinema Europa”, Gosetti, i suoi collaboratori e io verificheremo se è vero che anche con i film si costruisce l’Europa. E penso sia di buon auspicio il fatto che nella serata inaugurale avremo, fra gli ospiti, Emma Bonino, alla quale dobbiamo, fra le tante altre battaglie, anche quella per dar vita ad un movimento politico che si chiama, non a caso, +Europa.

Il programma qui sotto.

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