13 settembre del 2106, Roma è una città senza futuro e senza passato. Il Papa e gli alti prelati sono fuggiti in Francia, il Vaticano è un deposito di armi e munizioni della Guardia Pretoriana, braccio armato di una dittatura (con a capo un sindaco-duce) che terrorizza, tortura e uccide senza pietà. Roma è una città senza speranza. Senza le sue osterie, i turisti, le feste. Solo colpi d’arma da fuoco sui clandestini, sulla gente comune, sui pochi oppositori del regime, impiccati a testa giù con la scritta “Terrorista”.

Roma, insomma, è La città nera del libro di uno scrittore italiano che si firma con lo pseudonimo di Shi Heng Wu, già autore dal thriller Lo specialista (storia di un killer, tratta da una storia vera, Time Crime-Fanucci). Della città eterna qualcosa è rimasto, per esempio il Tevere, certo, ma è un Tevere che, adesso, fa solo paura.

Sull’argine del fiume, nella parte interna, sul bordo del liquame che scorreva lento nel fondo, figure umane erano chine con le mani tra l’erba, le canne, i giunchi rinsecchiti. Donne e bambini soprattutto, cercatori di lombrichi, larve, insetti da mangiare fritti. Oppure piazzavano trappole per topi, da arrostire allo spiedo.

Protagonista del libro è Antonio Draghi, un sergente di una Polizia metropolitana impotente davanti allo strapotere dei Pretoriani, violenti e imbottiti di droga. Draghi è un personaggio disincantato, solo e triste, e che – in un mondo sconvolto al punto che anche le relazioni umane sembrano inquinate e corrotte – cammina a testa alta, un po’ eroe solitario alla Tex Willer, un po’ borghese piccolo piccolo con al fianco dubbi e paure. Il protagonista, insomma, di cui ci si affeziona, pagina dopo pagina. È un perdente? Forse. Lo svelamento arriverà solo nelle ultime righe del libro. Sarà il lettore a decidere…

La vicenda, all’apparenza, è semplice. Il buon poliziotto Antonio Draghi, dopo aver sorseggiato uno schifoso caffè sintetico, a sorpresa, viene convocato dal Ministro dell’interno, che gli affida un incarico delicato: deve identificare un pericoloso killer di cui nessuno sa niente; si sa solo, gli dice il Ministro, che è stato assoldato dalla Resistenza. Dai terrosisti, insomma. Draghi un po’ ci resta di sasso – perché il Ministro ha scelto lui e non un ufficiale della Guardia Pretoriana? – ma poi si mette a lavorare come un buon poliziotto segugio, con la conoscenza del territorio e soprattutto con dedizione. Cerca e vuole portare a termine la sua missione: se identificherà il killer, infatti, eviterà un rastrellamento a tappeto e soprattutto sanguinoso della Guardia Pretoriana. Ha solo otto giorni di tempo, Draghi, per evitare che Roma divenga ancor più nera.

Insomma, un romanzo visionario dal ritmo incalzante, con un linguaggio asciutto, che rifugge dalle classificazioni editoriali. Il bel romanzo di Shi Heng Wu all’apparenza è un noir fantascientifico, ma non solo. Lo sguardo è puntato su tematiche politiche (dietro a tutto l’ombra di grandi interessi economici) e sociali: tanto il sergente Antonio Draghi quanto il misterioso autore sono, chiaramente, dalla parte dei calpestati. Noir visionario a sfondo sociale, dunque, anche per il forte legame con l’attualità. Il peccato originale è un virus, che, in passato, ha cambiato il mondo, anche perché il vaccino gli ha fatto solo il solletico. E comunque, ne La città nera filtra una forte luce di speranza.

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