L’anno 2021 si è chiuso con la presentazione del Report Ispra sui rifiuti urbani, probabilmente non letto o letto male anche dai rappresentanti politici nel Mite. L’anno 2022 si apre con una nuova ondata di Covid-19 e varianti, che sta travolgendo in termini di incidenza anche la Campania con tutte le potenziali e gravissime conseguenze sulla salute pubblica nella regione e nella provincia (Napoli) a minore aspettativa di vita media di Italia anche prima della pandemia.

Come abbiamo già descritto, si perpetua il tragico e tossico “gioco dei tre sacchetti” nel quale i nostri brillanti e competentissimi politici eccellono guardando solo ai rifiuti urbani e mai, neanche per sbaglio, ai rifiuti industriali che continuano imperterriti a girare il mondo e l’Italia senza alcuna tracciabilità.

E’ dato oggettivo che denuncio con tutta la forza che mi resta che, mentre siamo massacrati ogni giorno da dati epidemiologici sempre più confusionari e discutibili sul Covid, a Napoli centro e Napoli est, ufficialmente la provincia a minore aspettativa di vita media in Italia (!) i dati epidemiologici del locale Registro tumori sono fermi al preistorico 2013! Io per primo, ammalato di cancro nel 2018, per sapere insieme a quanti miei concittadini mi sono ammalato di cancro nel 2018, a questo ritmo devo augurarmi di vivere almeno sino al 2026 per saperlo!

Il nostro pur stimato neosindaco Gaetano Manfredi deve con urgenza emanare una ordinanza sindacale (e farla rispettare!) affinché, ad horas, la competente Asl 1 produca e renda pubblici, aggiornati almeno al 2020, i relativi dati del registro tumori prima di potere affermare che impianti come il biodigestore di Napoli est sono impianti “sicuri” che non vanno ad impattare ulteriormente sulla salute dei cittadini a minore aspettativa di vita media di Italia. Senza tracciabilità certificata del rifiuto umido (RENTRI che non esiste ancora!) nessun impianto può essere definito o definibile sicuro!

Non esiste, né è mai esistita in Campania, nessuna sindrome “nimby” in nessun territorio campano, ma esiste la riconosciuta certezza nei residenti, mai capace di tradursi in competente discussione tecnica, che, per assenza di tracciabilità dei rifiuti, non può esistere impianto di compostaggio che possa garantire ai residenti di non essere “infiltrato” (con mazzette da pochi euro a trasportatori corrotti) da materiale non conforme e quindi tossico.

Nel 2010 ho elaborato la mia tesi di specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva sugli oltre trenta impianti di compostaggio già programmati e pagati (2010) dalla regione Campania nel proprio territorio regionale ma mai realizzati. Sono sempre state scelte sedi improprie ed improponibili, tutti territori già massacrati dai rifiuti e densamente abitati, come ancora oggi Napoli est, la zona a maggiore densità abitativa di Italia, oltre 2700 abitanti per kmq. Per gli ovvi danni innanzitutto di puzze e la ovvia eccezionale ribellione da parte dei cittadini residenti, tutte queste decine di impianti, già pagati per i soli progetti oltre 150 milioni di euro (!), sono stati chiusi o per rivolta popolare o per ovvia imposizione della Magistratura.

Nella perdurante assenza di tracciabilità certificata dei rifiuti da parte del Mite, la storia deve ripetersi, immutata ed immutabile, anche a Napoli est?

Non occorre avere il brillante curriculum ambientalista del sottosegretario leghista Vannia Gava per sapere leggere i numeri Ispra (?), ma basta semplicemente sapere guardare le figure che allego, tratte dal report Ispra sui rifiuti urbani 2021, per capire come vengono scelti – a livello degli uffici regionali, quotidianamente frequentati dagli emissari degli ecomafiosi in servizio permanente effettivo – i siti dove ubicare i potenzialmente puzzolenti impianti di compostaggio indubbiamente necessari alla regione Campania.

Di norma scelti non solo territori a maggiore densità abitativa ma soprattutto sedi, nel giro di pochi centinaia di metri, di impianti industriali a zero controlli che hanno necessità immediate di smaltire a basso costo, con qualche mazzetta al trasportatore, materiale non conforme simil rifiuto umido (esempio fanghi da pulizia dei depositi di benzine e gasolio a Napoli est) di cui necessitano gli ecomafiosi che, come denunciato dalla Magistratura, negli ultimi anni si sono dedicati al traffico illecito di carburante.

E mentre si continua a massacrare Napoli est, Pomigliano, Giugliano, Palma Campania, Battipaglia, nel loro silenzio, mai letto né interpretato da nessun “competente” esponente di governo, le figure Ispra 2021 urlano che l’intero Sud Italia, non solo la Campania, dispone di non meno di circa 30mila kmq (!) di territorio interno – massacrato a sua volta da migliaia di pale eoliche in zone rese inadatte alla agricoltura – con una densità di popolazione non superiore ai 60 abitanti /kmq, quindi perfette per una localizzazione intraregionale di impianti a potenziale puzzolente quali i compostaggi, dove si vede benissimo che non esiste neanche uno dei pur indispensabili e “sicuri” impianti di compostaggio intraregionale.

Questa è la verità. E mentre noi moriamo, i politici eletti a Napoli est si preoccupano, in Parlamento e sui media locali, non della vita dei cittadini di Napoli est che li hanno eletti, ma del decoro del “Salone Margherita”, storico “cafe’ chantant” della Galleria Umberto I di Napoli! Napoli piange la presa in giro in cui è caduto anche il nostro poeta Pino Daniele quando ha cantato “Napule è na carta sporca e nisciuno se ne mporta!”. Vero, ma la carta sporca non uccide!
La strofa vera da cantare era, ed è ancora oggi: “Napule è na lastra e ‘amianto, e nisciuno fa l’impianto, sannu sule fa ‘ report!”, che poi neanche sanno leggere!

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