La variante Omicron viaggia veloce. È con questa certezza, già rilevata dagli aumenti percentuali dei casi negli ultimi giorni, che la Cabina di regia convocata da Mario Draghi si riunirà per mettere nero su bianco la stretta che partirà dai giorni successivi al Natale, coinvolgendo quindi il Capodanno. L’ultimo giro di vite per provare a rallentare una corsa rapida, che sta portando il nuovo ceppo di Sars-Cov-2 a soppiantare la Delta. Per il presidente della Società di virologia Arnaldo Caruso, Omicron è già prevalente nel Milanese e lo sarà presto in tutta la Lombardia, dove mercoledì si sono sfiorati gli 11mila casi. L’assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna l’ha stimata al 20 per cento nella sua regione, tra quelle con gli aumenti più netti nell’ultima settimana.

Arrivano i risultati della flash survey – Presentando i risultati della nuova flash survey, sarà ora l’Istituto Superiore di Sanità a certificare qual è la sua diffusione su tutto il territorio nazionale, chiarendo la rapidità del contagio dopo averla ritenuta responsabile dello 0,2% dei contagi al 6 dicembre. Con quali armi il governo cercherà di rallentarne la corsa, guadagnando tempo mentre vengono somministrate le terze dosi, è invece in parte da decidere. E diventerà il consueto esercizio di equilibrio tra le forze di maggioranza, anche se Draghi assicura che “ogni scelta sarà guidata dai dati, non dalla politica”.

Le Ffp2 al chiuso – Il presidente del Consiglio ha già chiarito che una delle misure sul tavolo sarà l’obbligo di mascherina Ffp2 negli ambienti al chiuso, quindi anche cinema, teatri e mezzi pubblici. E resta aperta anche la possibilità che i dispositivi di protezione base – quindi la chirurgica – vengano imposti all’aperto, una norma che è già realtà nelle Regioni e Province autonome che sono in zona gialla (e diverse altre, sulla base dei dati del prossimo monitoraggio, ci finiranno da lunedì 27).

Con la mascherina all’aperto ‘zero’ colori per i vaccinati – E i dispositivi sono tornati obbligatori anche in alcune aree bianche: devono essere usati nel Lazio e da venerdì saranno obbligatori anche in Piemonte, tra le regioni che subiranno il downgrade della fascia di rischio dopo Santo Stefano. Se la misura divenisse omogenea a livello nazionale al di là della situazione epidemiologica delle singole regioni, porterebbe con sé un’altra conseguenza: il superamento di fatto del sistema a colori per chiunque abbia ricevuto il vaccino. Non esisterebbe infatti più alcuna differenza tra zona bianca, gialla e arancione per oltre l’80% degli over 12 che hanno aderito alla campagna. Eppure, come documentato da Ilfattoquotidiano.it, gli effetti dell’uso all’esterno delle mascherine (ad oggi unica differenza per i vaccinati tra le prime due fasce di rischio) sono stati minimi sugli indicatori della pandemia per Bolzano e Friuli Venezia Giulia, da settimane in giallo.

L’ipotesi Super Green pass per lavorare – Sul tavolo finiranno certamente anche altre misure, compresa una discussione sul ritorno allo smartworking e, soprattutto, sull’estensione a nuove categorie dell’obbligo vaccinale o una norma ancora più impattante come il Super Green pass per tutti sui luoghi di lavoro, un’ipotesi che prenderebbe quota se Omicron dovesse essere oltre il 20%. La via sarebbe quella di escludere il tampone antigenico dagli strumenti che consentono di ottenere il certificato verde, rendendo sostanzialmente obbligatorio il vaccino per andare a lavorare. Il dato alla base della scelta sono i 2,3 milioni di lavoratori over 40 che non si sono vaccinati.

La durata ridotta (di nuovo) – Il tampone necessario per partecipare agli eventi anche per chi ha il Green pass potrebbe essere invece una delle norme che rimarranno nel cassetto, trovando opposizione non solo dalla Lega ma anche dentro altri pezzi della maggioranza, come il M5s. L’unica mediazione potrebbe essere limitarne l’uso a discoteche e stadi o – almeno per la Lega – la loro gratuità per chi ha ricevuto due dosi. Sembra invece destinato ad accorciarsi – previo parere dell’Aifa – il tempo minimo per ricevere la terza dose, compresso da 5 a 4 mesi. Si tratterebbe della seconda diminuzione, dopo quella che a inizio dicembre lo aveva ridotto da sei a cinque. E porterebbe con sé un problema di non poco conto, qualora la Cabina di regia dovesse contestualmente dare il via libera ad altre due opzioni molto concrete sul tavolo, ovvero che alcune attività sociali saranno aperte solo a chi ha ricevuto tre dosi e una nuova riduzione della durata del Green pass, che sarebbe valido per 6 mesi dopo essere stato accorciato da 12 a 9.

E il rischio imbuto terze dosi – La partenza in ritardo della campagna per i booster, infatti, ha già creato un imbuto e salvo nuove e importanti accelerazioni esiste il rischio che gli eleggibili si ritrovino con un slot utile per la nuova vaccinazione dopo la scadenza dei sei mesi. Di tutti questi elementi il governo dovrà tenere conto nel comporre un decreto destinato a ignorare i dati dell’incidenza nelle fasce più giovani della popolazione, la più alta secondo l’ultimo monitoraggio dell’Iss. Non ci sarà infatti nessuna sorpresa sul calendario delle vacanze scolastiche: non verrà posticipato il rientro, il 10 gennaio tutti gli studenti saranno in aula.

La scuola resta in presenza – La didattica a distanza è un’opzione che l’esecutivo non prende in considerazione: “Faremo di tutto perché questa esperienza non si ripeta”, ha detto il premier in piena sintonia con il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che aveva bollato l’eventuale misura come “sbagliata”. La scuola è quindi “l’intoccabile”, come aveva già dimostrato la frettolosa marcia indietro sulle regole dei contatti stretti, senza però che l’impegno dei medici militari per lo screening sia stata risolutivo. Mentre all’estero si moltiplicano le limitazioni, oggi il governo decide la mossa decisiva per non bruciare definitivamente il “vantaggio” su Omicron salvando quel “poco di normalità che abbiamo raggiunto”, come ha detto Draghi, e il Green pass, strumento che da mesi è stato il timone di ogni scelta.

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