Praticamente mezzo milione di contagi nell’ultimo mese e mezzo, con la variante Omicron che darà un’ulteriore accelerata alla crescita dei nuovi positivi, proprio mentre la campagna vaccinale entra nella fase cruciale per quanto riguarda la somministrazione delle terze dosi. La pandemia mette di fronte a nuove incognite, con una semplice certezza: le prossime settimane, proprio quelle a cavallo tra Natale, Capodanno e l’Epifania, saranno ancora una volta decisive nella lotta al Covid. Per questo il governo ha deciso di prorogare lo stato d’emergenza, ha introdotto la quarantena per i no vax in arrivo dall’estero e il tampone per gli immunizzati, anche residenti nell’Unione Europea. E si valuta di introdurre nuove misure sulla scia delle ordinanze già disposte a macchia di leopardo dagli amministratori locali, almeno per evitare assembramenti e focolai durante le feste, che potenzialmente potrebbero condannare il Paese a mesi ancora più difficili.

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La crescita continua di nuovi contagi – Da metà ottobre i casi giornalieri in Italia hanno ricominciato inesorabilmente a salire, in concomitanza col ritorno di un clima più rigido e con il calo dell’efficacia vaccinale nel prevenire il contagio nelle persone che erano state immunizzate già durante la scorsa primavera. Dal primo novembre al 14 dicembre sono stati rilevati 484.115 nuovi positivi. Nell’ultima settimana ci sono stati il 15% di contagi in più rispetto alla precedente, nonostante la festività dell’8 dicembre abbia provocato un calo dei tamponi. Significa una crescita continua, con un’incidenza settimanale che ormai sfiora i 200 casi ogni 100mila abitanti: con questi numeri, il tracciamento non regge. Inoltre, l’Italia sequenzia pochissimo e quindi non può sapere in che misura la variante Omicron è già presente. È un aspetto dirimente, perché i dati che arrivano dal Regno Unito – dove l’attività di sequenziamento è molto più efficiente – ci dicono che la Omicron è molto più “veloce” della variante Delta. Cosa significa? Che i positivi cresceranno ancora più rapidamente: è lo “tsunami di contagi” previsto da Maria van Kerkhove, responsabile tecnica per la pandemia di Covid dell’Oms.

Ricoverati triplicati in 45 giorni – Oltre all’incremento dei nuovi casi, i pazienti Covid sono tornati a riempire i posti letto degli ospedali italiani. Rispetto al primo novembre, oggi ci sono 4.300 ricoverati in più in area medica, mentre i posti letto occupati in terapia intensiva sono aumentati di 499. In un mese e mezzo i ricoverati sono praticamente triplicati, mentre altre 2.929 persone positive al Covid sono morte. Se la situazione non è ancora peggiore, bisogna ringraziare l’85% della popolazione over 12 che ha completato il ciclo vaccinale. Le uniche restrizioni presenti sono infatti l’obbligo di mascherina al chiuso e il Green pass, poi trasformato in Super Green pass in vista del Natale. Una scelta, quella del certificato verde rafforzato, che porterà a zero chiusure per i vaccinati anche in caso di passaggio in zona gialla e arancione delle Regioni, sempre più probabile vista l’escalation di contagi e la ripresa della pressione ospedaliera che ha già portato il Veneto a programmare una stretta su alcune prestazioni sanitarie.

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Il confronto con il 2020: si muore molto di meno – Un anno fa, invece, per tutto il mese di novembre molte Regioni italiane avevano sperimentato le zone rosse – praticamente un lockdown – mentre in tutto il Paese erano in vigore il coprifuoco, la chiusura di bar e ristoranti alle 18, la didattica a distanza al 100% nelle scuole secondarie, la capienza al 50% sui mezzi trasporto e lo sport a porte chiuse, solo per citare le restrizioni principali. Nonostante questo, nello stesso periodo – dal primo novembre al 14 dicembre 2020 – ci furono 1.146.402 contagi, con 8.863 ricoverati in più e un aumento di 1.156 posti letto occupati in terapia intensiva. In totale i ricoverati negli ospedali per Covid un anno fa superavano quota 30mila, più del triplo rispetto ad oggi. Inoltre, in un mese e mezzo morirono 26.185 positivi: nello stesso arco temporale, dodici mesi fa, i decessi furono dieci volte di più a fronte di poco più del doppio di contagiati.

Entro fine anno 15,7 milioni di terze dosi da fare – Resta una situazione precaria. E la ripartenza del contagio e le festività natalizie, che si tradurranno in maggiore mobilità e situazioni di socialità, è il timore delle istituzioni, rischiano di innescare la tempesta perfetta perché arrivano nel momento in cui un gran numero di vaccinati sta per superare i cinque mesi dalla seconda dose del primo ciclo vaccinale. Secondo l’ultimo report della struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo, il 14 dicembre erano state somministrate 12.078.543 dosi booster o aggiuntive. Tradotto: il 59,07% della popolazione potenzialmente oggetto di terza dose che ha ultimato il ciclo vaccinale da almeno cinque mesi. Significa che ad oggi ci sono già 8,4 milioni di persone “in ritardo”. E il numero andrà inevitabilmente a crescere nelle prossime settimane, tenendo conto di seconde dosi e vaccini monodose somministrati tra il 15 e il 31 luglio: entro la fine dell’anno, i cinque mesi ‘scadranno’ per almeno altre 7,3 milioni di vaccinati. Per coprire tutti i richiamabili, quindi, nelle ultime due settimane di dicembre dovrebbero essere inoculate 15,7 milioni di terze dosi. Circa un milione al giorno.

Il rischio “serbatoio” di più facilmente contagiabili – Troppo anche per le previsioni della stessa struttura commissariale, tenendo conto che, come avvenuto quest’estate in concomitanza con le ferie, le festività natalizie rischiano di rallentare la corsa agli hub vaccinali riallestiti in tutta fretta nelle ultime settimane. Si spiega anche così la decisione di prorogare lo stato di emergenza e reintrodurre misure minime, come quarantena o tampone per arriva in Italia, cercando di limitarne l’impatto sulle attività economiche. Anche perché i dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità chiariscono come l’efficacia delle due dosi nella prevenzione dal contagio cali al 39% dopo 5 mesi. Vorrebbe dire che milioni di persone con Green pass avrebbero accesso a tutte le attività pur avendo, statisticamente, una protezione dal rischio di infettarsi drasticamente minore rispetto a chi ha già ricevuto la terza. Con il potenziale rischio di alimentare un “serbatoio” di positivi che grazie all’efficacia ancora alta contro la malattia (dopo 5 mesi con due dosi è dell’84%) rischia poco, ma resta un possibile vettore per i più fragili e per i 6 milioni di over 12 che hanno scelto di non vaccinarsi.

I timori per l’impatto di Omicron – Senza contare la variabile legata ad Omicron. Manca ancora una prima fotografia della sua diffusione (la flash survey sulle varianti è del 6 dicembre e i risultati non sono ancora noti) in Italia. Intanto però i dati preliminari contenuti nell’ultimo rapporto della Health Security Agency, l’agenzia britannica per la sicurezza sanitaria, riferiscono che due dosi di Astrazeneca non offrono protezione dal contagio, mentre la protezione con due dosi Pfizer si abbassa a circa il 40%. In entrambi i casi, però, la terza dose fa risalire la protezione dal contagio al 75%. Il rapporto britannico segnala anche un aumento del numero di reinfezioni: il 7% dei casi di Omicron riguarda persone che avevano già contro Sars-Cov-2, mentre questo dato si ferma allo 0,4% per quanto riguarda Delta. Ma il confronto che più preoccupa è quello che riguarda la trasmissibilità: il 19% dei casi di Omicron ha provocato focolai familiari contro l’8,5% con Delta. Inoltre i contagi da Omicron crescono esponenzialmente, con un tempo di raddoppio stimano in circa due-tre giorni. Con questi ritmi la Omicron è destinata a superare in tempi rapidi la Delta. Un rischio sottolineato anche dall’Organizzazione mondiale della Sanità, secondo cui la variante scoperta in Sudafrica “può diffondersi più velocemente della Delta ed è probabile che diventi dominante in Europa”. C’è tutto questo dietro la stretta di questi giorni per provare a superare lo scoglio delle feste tranquillamente, in vista di altri tre mesi d’inverno. E, soprattutto, di un gennaio in cui ci si vivrà il delicato passaggio istituzionale dell’elezione del presidente della Repubblica.

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