C’è una spada di Damocle che da quest’estate pende sulla testa della Salernitana e un po’ di tutta la Serie A. Il momento della ghigliottina è sempre più vicino: secondo le regole concordate con la Figc, il club campano riconducibile a Claudio Lotito ha tempo fino al 31 dicembre per essere ceduto e uscire dal divieto di multiproprietà, pena l’esclusione dal campionato. Il termine per le offerte fissato dagli amministratori è scaduto e proposte concrete non ce ne sono. Significa che se non cambierà nulla entro due settimane (e ad oggi non si vede come ciò possa succedere) il calcio a Salerno finirà. E la Serie A si ritroverà con una squadra in meno a metà stagione. Una prospettiva sportivamente drammatica.

Sta succedendo ciò che si temeva e in fondo non era nemmeno difficile da immaginare: è quasi impossibile vendere qualcosa, quando tutti sanno che sei costretto a vendere. Sono i risultati del pasticcio partorito quest’estate dal braccio di ferro tra il n. 1 della Figc Gabriele Gravina e il suo acerrimo nemico, nonché patron dei granata, Claudio Lotito. Visto che a norma di legge Salernitana e Lazio non potevano stare contemporaneamente in Serie A, ma considerando anche che una società non si vende in un paio di settimana, per evitare il contenzioso le parti si erano accordate per una soluzione ponte: Salernitana ammessa in Serie A, ma a patto di venire gestita da un trust indipendente e quindi essere ceduta definitivamente entro la fine dell’anno. I sei mesi di tempo concessi non hanno risolto il problema, ma solo rinviato.

Melior Trust e Widar Trust, i due trustee a cui è stata affidata la gestione del Trust Salernitana 2021, il contenitore in cui oggi si trova il club, hanno anche provato a fare le cose per bene: un bando con i crismi del caso, le garanzie finanziarie e di indipendenza richieste, per trovare un acquirente. Partendo dalla valutazione di circa 40 milioni di euro fatta in estate, ma disposti inevitabilmente anche a scendere. Il 5 dicembre scadeva il termine per presentare le offerte, il 15 per scegliere la più vantaggiosa. Il problema è che l’offerta buona non è arrivata. Qualcosa in realtà c’era nelle buste, cosa di preciso non si è ben capito, solo indiscrezioni: si è parlato di 3-4 proposte, si è fatto il nome dell’imprenditore tunisino e grande amico di Berlusconi, Tarak Ben Ammar, si sono ventilate cordate estere e italiane. Ma i documenti e soprattutto i soldi richiesti (un acconto del 5% del totale da versare subito) non ci sono.

In Figc non sono arrivate comunicazioni formali, in fondo la scadenza del 15 dicembre era interna al trust, per la Federazione l’unica data che fa fede è quella del 31 dicembre, termine ultimo per la cessione. Ma ad oggi non ci sono i margini nemmeno per la famosa proroga di 45 giorni, prevista dalla Federazione ma solo per concludere una trattativa già avviata (serve cioè la firma di un preliminare di acquisto). Lo scenario previsto dalle regole (e inserito anche nell’atto costitutivo del trust, da cui la Figc si sente tutelata da eventuali ricorsi che chiaramente non mancherebbero), è quello di un’esclusione immediata: dopo la sosta natalizia, il campionato riprenderebbe con 19 squadre e senza la Salernitana, con l’annullamento di tutti i risultati delle partite disputate. Il caso Salernitana sarà all’ordine del giorno del consiglio federale della prossima settimana, per fare le valutazioni politiche in vista del 31 dicembre. Bisogna anche sentire il parere della Serie A, che però, ironia della sorte, è rappresentata proprio da Lotito.

Per evitare il disastro in teoria ci sono ancora due settimane di tempo, ma a questo punto è chiaro che la situazione è disperata. Per tutti. A Salerno i tifosi sono ormai con l’acqua alla gola, giù frustrati per una stagione disastrosa (i granata sono ultimi, palesemente inadeguati per la categoria), per forza di cose condizionata dalle vicissitudini societarie. Il rischio di veder scomparire la squadra è dietro l’angolo. Non se la passa meglio la FederCalcio. Il presidente Gravina sulla (sacrosanta) battaglia contro le multiproprietà ci ha messo la faccia: perderebbe ogni credibilità, se ora facesse un passo indietro (che comunque non pare intenzionato a fare). L’alternativa però non è migliore: un campionato zoppo, con danni devastanti dal punto di vista economico e dei diritti tv (verrebbero a mancare 19 partite già vendute), una figuraccia planetaria che ricadrebbe inevitabilmente anche su chi l’ha permessa. Sono gli ultimi minuti di una partita in cui non può vincere nessuno, perdono tutti.

Twitter: @lVendemiale

Articolo aggiornato dalla redazione web il 16/12 alle 11.42

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