Nessuno avrebbe mai creduto che il M5S al governo riuscisse a invertire gli equilibri di forza di alcuni poteri come quello tra banche e risparmiatori.

Che stesse iniziando una nuova stagione è stato evidente quando Giuseppe Conte, allora alle consultazioni come Presidente del Consiglio e oggi leader del M5S, volle incontrare, come uno dei sui primi atti pubblici, una delegazione di risparmiatori vittime di alcune banche del Nord: “Queste persone hanno il diritto di essere ascoltate dalle istituzioni, chiedono il rispetto dei loro diritti e che il loro risparmio venga tutelato” furono le sue parole mentre si apprestava a incontrare gli obbligazionisti di Banca Etruria, di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca.

Fu uno dei primi gesti dirompenti di Conte, che poneva se stesso dal lato giusto della storia contro la finanza predatoria. Non è stato solo un manifesto programmatico, ma una misura di come si può governare “alzando l’asticella” rispetto a sfide che finora nessuno aveva mai provato ad affrontare.

E, infatti, il primo Fondo Indennizzi Risparmiatori (Fir) venne istituito nella legge di bilancio 2018 del governo Conte con la dotazione di 525 milioni di euro per ciascuno dei tre anni successivi, per indennizzare i risparmiatori danneggiati dalle banche e le loro controllate. Fu un fatto storico, anche considerando che l’ex fondo Parmalat per risarcire i risparmiatori non ha mai visto la luce. Un successo che si è ottenuto superando ogni ostacolo tecnico che gli organi competenti e i dirigenti del ministero tentarono con forza di disseminare sul cammino della giustizia. Lo dimostrano le votazioni nelle commissioni competenti in Parlamento, avvenute quando sussistevano ancora resistenze tecniche dagli organi competenti, resistenze che sono state spazzate via dalla realtà e dalle 114.406 istanze, per un importo complessivo pari a circa 701 milioni di euro di pagamenti già eseguiti per i truffati.

E’ in questo quadro che il M5S chiede giustizia verso i risparmiatori truffati da società italiane che hanno esercitato abusivamente raccolta di risparmio, come per il caso Deiulemar Spa, ribattezzata dai giornalisti la “Parmalat del Mare”. Una società in cui gli amministratori legali sono stati condannati in appello per reati di raccolta abusiva di risparmio e bancarotta fraudolenta, portando l’azienda al fallimento. È chiaro che senza una tutela piena dei risparmiatori, valida anche per i casi di aziende che abusano dell’attività di raccolta del risparmio, l’articolo 47 della Costituzione “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito” verrà calpestato.

A oggi, quindi, i risparmiatori truffati per reati finanziari commessi da aziende non hanno fondi per essere parzialmente risarciti. C’è una disuguaglianza tra risparmiatori di banche e aziende e tra risparmiatori del Nord e Sud, considerato che l’ultimo caso eclatante come quello di Deiulemar Spa riguarda 13mila risparmiatori per lo più residenti in Campania per circa 780 milioni di truffa.

Per questo la legge di bilancio deve essere lo spazio in cui trovare uno strumento che ripercorra i meccanismi del Fir per continuare a stare dalla parte giusta della storia.

Piercamillo Davigo ci ricorda che i “colletti bianchi” corrotti possono compiere danni enormi rispetto ai comuni delinquenti e i truffati: oggi rischiano di ricevere oltre al danno economico anche la beffa di un processo in Cassazione che il 4 luglio 2019 ha commutato la pena e sospeso l’esecuzione in attesa di una rimodulazione delle pene che dopo due anni ancora deve avvenire, nonostante la lettera che ho inviato alla ministra Cartabia.

Tutto verso una probabile prescrizione che si trasformerà in una pagina orribile per la giustizia di questo Paese.

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