Donne coraggio. Costanza Quatriglio, Anna Foglietta e soprattutto Ilaria Capua che non manca di partecipare – seppur in remoto dalla Florida – all’incontro per la stampa di Trafficante di virus, il film diretto dalla regista siciliana oggi presentato al 39° Torino Film Festival e liberamente ispirato al romanzo autobiografico della scienziata Io, trafficante di virus (Rizzoli 2017). “Mai mi sarei immaginata di partecipare a un festival di cinema e parlare di un film tratto da un mio libro. Per me è un grande onore esserci perché l’arte spesso fa da anello di congiungimento tra la realtà e la comprensione di determinate storie che devono essere raccontate. Questa storia è molto “femmina” per tantissimi motivi, specie perché mostra le contraddizioni tra essere una donna impegnata quotidianamente per tenere sotto controllo alcune malattie e quello che ogni giorno deve affrontare con i suoi superiori, le istituzioni, le collaboratori ma anche a casa sua, perché è anche madre”, ha dichiarato emozionata la virologa aggiungendo i messaggi che ritiene il film veicoli: “Credo questo film sia riuscito a far capire che i brutti eventi della vita possano essere trasformati in qualcosa di utile per gli altri. Ma abbia anche la forza di mostrare a chi non ha mai messo piede in un laboratorio quanto grandi siano la bellezza e la magia costruite da un gruppo di ricerca che lavora per un obiettivo superiore, anche laddove la leadership sia femminile, perché non è vero che la leadership femminile sia sempre ostacolata, anzi spesso è riconosciuta dai colleghi”.

In chiusura di collegamento, Ilaria Capua non ha mancato di levarsi qualche doveroso sassolino dalle scarpe: “Mi sta molto a cuore sottolineare una cosa che ben emerge dal film di Costanza, ovvero che sbattere il mostro in prima pagina distrugge la vita delle persone e la loro rispettabilità. Non è giusto che, attraverso ipotesi non scientificamente provate, si possano creare danni come quelli che purtroppo sono stati creati e me a tutto il gruppo di ricerca in parte disgregato. Non riuscendo così a dare all’Italia ciò che aveva bisogno e ora ce ne rendiamo ancor più conto. Vorrei questo film servisse come molla per riflettere su storture, stereotipi e brutte cose che accadono nel nostro paese. Vi ricordo che io sono una scienziata Made in Italy e che le cose più importanti le ha fatte in Italia”.

Parole forti, lapidarie e inevitabilmente incisive per la coscienza critica, sociale e “di genere” sono uscite anche da Quatriglio e Foglietta, intensa interprete di Irene Colli, il nome fittizio scelto a rappresentare la Capua nel film che vedremo nelle sale grazie a Medusa dal 29 novembre all’1 dicembre e poi dal 13 dicembre su Prime Video. Da parte sua, la regista palermitana – che già si era avvicinata all’appassionato mondo della ricerca scientifica nel 2013 attraverso il film Con il fiato sospeso – ha sottolineato il senso di responsabilità di lavorare su un film del genere in tempo di pandemia “Di certo pensare di fare un film in un tempo in cui il lessico da virus non era così diffuso sarebbe stato più difficile. Ma per me non si tratta di un testo da legare solo ai rischi della pandemia, si tratta di una storia su diversi livelli narrativi che ci riguarda tutti, non a caso inizia con l’11 settembre, una tragedia che ha coinvolto il mondo intero. Al centro c’è una donna molto intelligente e volitiva, si muove nell’ambito di un universo scientifico gestito al maschile, ed è una vicenda che attraversa tante questioni italiane. Dunque lo ritengo un film anche sulla nostra Storia contemporanea e sulle sue distorsioni”.

Quanto ad Anna Foglietta, che ha conosciuto Ilaria Capua solo dopo le riprese “per non farmi condizionare dalle sue mente e personalità incredibilmente straordinarie” si è trattato di attingere al mio spirito battagliero per far emergere la voce di una donna che rivendica il suo bisogno di libertà e auto-affermazione, qualcosa di incredibile se pensiamo che siamo nel 2021 e le donne ancora devono lottare senza sosta contro giudizi e pregiudizi che spesso nulla hanno a che vedere col loro valore e professionalità ma riguardano elementi di natura estetica, e quindi ‘al maschile'”.

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