“Compagni, dai campi e dalle officine/Prendete la falce, portate il martello/Scendete giù in piazza, picchiate con quello/Scendete giù in piazza, affossate il sistema”. L’addio a Paolo Pietrangeli, morto la scorsa notte a 76 anni, passa per il ritornello di Contessa inno in musica della contestazione del ‘68. Brano che segna l’apice contenutistico, simbolico, politico, della canzone di protesta che attraversò l’Italia negli anni sessanta/settanta. Figlio di Antonio Pietrangeli, regista di capolavori come Io la conoscevo bene e Adua e le compagne, Paolo era uno studente universitario di Filosofia a Roma quando nel 1966 compose in tre notti di occupazione a La Sapienza, registrò e canticchiò in diversi contesti proprio Contessa. Ma non fu subito canzone simbolo di una generazione impegnata, anzi. Come ha raccontato lui stesso fu soltanto un anno e mezzo dopo durante una manifestazione di studenti universitari a Pisa che all’improvviso tutto il corteo in strada cominciò a cantare le strofe del celebre brano di protesta. Da lì in avanti, e ancora fino ai mesi scorsi, ogni incontro popolare, kermesse di partito, tavolata con amici e conoscenti ecco Pietrangeli tirar fuori la chitarra e modulare il brano che parlava schiettamente di lotta di classe ben oltre la dialettica parlamentare.

“Il testo era il dialogo tra un generale e una contessa e la risposta era la più violenta possibile”, spiegava sempre nelle interviste Pietrangeli. “Era violenza metaforica”, ricordava il cantautore, proprio perché la lotta armata antisistema si sviluppò negli successivi al ‘68. Nella canzone un generale parla appunto con una aristocratica signora e spiega cos’è accaduto in una fabbrica: ci sono “quattro ignoranti, che sono anche “straccioni”, a scioperare per avere salari più alti contro ogni sfruttamento, e per questo vengono caricati violentemente dalla polizia. A quel punto ecco il ritornello che ha fatto la storia, con l’incitazione ad una rivolta non più soltanto nelle parole mai nei fatti. Pietrangeli faceva parte dal 1966 del Nuovo Canzoniere Italiano, rivista e gruppo musicale sorto a Milano nel 1962, ideale prosecuzione del Cantacronache di fine anni cinquanta ideato da Fausto Amodei e Sergio Liberovici con il coinvolgimento di letterati come Italo Calvino, Franco Fortini e Umberto Eco. Facevano parte del Nuovo Canzoniere Italiano importanti musicisti come Ivan Della Mea e Giovanna Marini che proprio in Contessa appare come coro. Pietrangeli tra l’altro militava nelle fila del Partito Comunista Italiano.

Scelta partitica che poi si scontrò parecchio con la realtà fluida e apartitica dei movimenti sessantottini e degli anni settanta. Infatti il musicista romano tentò di seguire le orme del padre nel mondo del cinema, facendo da assistente di Fellini e Warhol, ma soprattutto girando lui stesso prima un documentario intitolato Bianco e Nero, sull’eversione neofascista e la presenza di fascisti negli apparati dello stato, e poi scrivendo e dirigendo nel 1977 un altro manifesto questa volta cinematografico della seconda generazione di protesta: Porci con le ali. Le capacità tecniche e pratiche acquisite in questo decennio gli permettono di diventare negli anni ottanta regista televisivo: dirigerà prima tutti gli episodi della sit-com Orazio con Maurizio Costanzo attore protagonista, e sempre per Costanzo (e per le reti di Berlusconi) sarà il regista dal 1982 al 2008 della striscia quotidiana del celebre Maurizio Costanzo Show.

In modo un po’ serio e un po’ spiritoso spiegò che la sua “bravura” in regia derivava dal fatto di inquadrare spesso l’ospite che non parlava mentre parlava un altro. Nei primi anni novanta scioltosi il PCI Pietrangeli divenne membro effettivo della segreteria di Rifondazione Comunista. Tanto gli aneddoti raccontati nel tempo sulle occupazioni e le proteste del ’68 con tanto di travertino tirato in testa a un poliziotto che stava manganellando una ragazza, come del successivo senso di colpa provato per quel gesto. Mai nessuna sua altra canzone bissò il successo di Contessa (che in viinile tirò oltre 50mila copie), ma la sua attività di cantautore politico e di protesta continuò fino a pochi anni fa: l’ultimo disco uscì in piena epoca Covid nell’ottobre del 2020 ed è intitolato “Amore, amore, amore… un c.”.

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