di Giulio Cammarata, biostatistico, Sara Raimondi epidemiologa/biostatistica, Sara Gandini epidemiologa/biostatistica

In Italia, durante i mesi di gennaio e di febbraio 2020 vengono registrati i primi casi accertati di positività al virus SARS-CoV-2, con il Nord Italia ad essere la zona maggiormente colpita. Il 9 marzo, dopo un iniziale periodo di ordinanze che determinavano la chiusura di scuole, bar, ristoranti e locali pubblici, il governo Conte proclama la zona rossa per tutta la penisola italiana.

Oltre alle chiusure prima riportate, tra le misure maggiormente discusse trova spazio la sospensione degli eventi, delle competizioni e delle manifestazioni sportive di ogni livello. A maggio, con il sopraggiungere dell’estate, tenuto atto della miglior condizione epidemiologica, il governo ha consentito lo svolgimento degli eventi sportivi di interesse nazionale, facendo un passo verso la ripresa dell’attività sportiva. A partire da ottobre 2020, tuttavia, con il sopraggiungere della seconda ondata della pandemia, il governo ha scelto di introdurre nuove limitazioni all’attività sportiva, che ha potuto ricominciare a essere praticata in maniera costante solamente alla fine di aprile 2021.

Se, da un lato, le misure restrittive sono state messe in campo per ridurre il diffondersi dei contagi e attenuare la pressione sul sistema ospedaliero, dall’altro, queste chiusure, unite alla pandemia in atto, hanno modificato radicalmente lo stile di vita della popolazione, in particolare dei giovani e delle persone più fragili.

Il nostro studio approfondisce il ruolo che ha avuto la mancanza di attività fisica regolare sulla condizione di salute di bambini, adolescenti e giovani. A tal proposito, infatti, per avere un corretto sviluppo e una migliore salute generale, l’Oms consiglia ai giovani di svolgere attività fisica in maniera costante. Questo, durante il periodo, è risultato di fatto impossibile.

Lo studio Covid-19 e Attività Sportiva in Età Giovanile, proposto dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e rivolto a giovani e ragazzi dai 6 ai 25 anni, si propone di indagare sia i rischi connessi ai contagi da SARS-CoV-2 sia i cambiamenti legati alle misure di contenimento per capire come queste abbiano avuto impatto sulla vita quotidiana di bambini e giovani e sulla loro capacità di svolgere una sana attività fisica, fattore che è mancato durante il periodo di pandemia. Lo studio, anche grazie alla partnership con società sportive e associazioni sportive quali Uisp Milano, Csi, Fin Veneto e Figc, ha avuto oltre 2000 adesioni da tutta Italia.

Il 26 novembre, a Milano, dalle ore 10:30 alle ore 13:00, presso la sala Anteo City Life in Via G. Guerzoni 23, in un incontro organizzato con Uisp Lombardia, verranno esposti i risultati preliminari dello studio. Saranno presenti la sottosegretaria al Ministero dell’Istruzione Barbara Floridia, la presidente di Uisp Lombardia Geraldina Contristano e la prof. Sara Gandini dell’Istituto Europeo di Oncologia.

I risultati, presentati dalla dr. Sara Raimondi dell’Istituto Europeo di Oncologia, saranno corredati da interventi di epidemiologi, psicologi e dietisti sui temi della prevenzione e del benessere nei giovani. Tra di loro, la dr. Maria Luisa Iannuzzo tratterà il tema della prevenzione e del tracciamento nello sport, la Professoressa Federica Galli illustrerà le tematiche relative al benessere psicologico in età evolutiva e come ripartire dallo sport mentre la dr. Patrizia Gnagnarella svilupperà il tema dello sport e della nutrizione durante l’emergenza Covid-19. Al termine dell’incontro ci sarà un momento di confronto in cui sarà possibile porre domande e quesiti alle esperte.

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