L’unica cosa che sarebbe stato interessante sapere almeno per ora non la sapremo. Peccato perché a metter mano al portafogli saremo poi tutti noi contribuenti. Nel corso della sua audizione in Senato sulla vicenda Mps l’amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel ha chiesto infatti che venissero secretate le sue valutazione sull’aumento di capitale necessario per mettere in sicurezza la banca toscana. Sul punto si è consumata la rottura nelle trattative con il ministero del Tesoro (primo azionista di Mps con il 64%). Il governo aveva ipotizzato una ricapitalizzazione di circa 2,5/3 miliardi, secondo alcune ricostruzioni per farsi carico della banca Unicredit avrebbe chiesto almeno il doppio. Unicredit è peraltro l’unico soggetto che abbia avuto sinora accesso alla data room della banca, trovandosi quindi in condizione di poter fare valutazioni più accurate sulle perdite potenziali della banca, specialmente a causa dei crediti deteriorati.

“Ciò che è emerso nel corso delle discussioni tra UniCredit e il Mef è stato che, al netto di normali scostamenti dovuti a singole poste, l’ammontare di capitale necessario per dare esecuzione all’operazione coerentemente con quanto concordato nel termsheet era più significativo di quanto il Mef si aspettasse“, ha affermato tra l’altro Orcel aggiungendo che “era ben noto ad entrambe le parti sin dall’inizio che l’operazione sarebbe stata possibile solo previo un ulteriore apporto significativo di capitale in Mps. Nonostante i margini di manovra fossero ristretti, abbiamo comunque cercato e proposto diverse alternative a nostro avviso utili a ridurre il fabbisogno di capitale identificato” per Mps “ma tutte si sono rivelate insufficienti a permettere alle parti di proseguire nella trattativa”.

Il manager ha poi detto “La mia valutazione personale è che marchio con una storia di quel tipo” come quello di Mps “abbia valore”. Orcel ha puntualizzato che Pier Carlo Padoan, oggi presidente di Unicredit e regista del salvataggio della banca quando era ministro dell’Economia, “Dal primo momento ha deciso di astenersi da qualunque decisione su Mps, perché non ci fosse nessun dubbio. E così ha ha fatto”. Tra i rimpianti di Orcel c’è il fatto che “Mps e Unicredit hanno un grado di complementarietà estremamente elevato. Il grado di sovrapposizione è nullo: questo è positivo potevano integrare il network senza dover fare dei tagli negativi sul commerciale “.

Dopo Orcel è stato ascoltato l’amministratore delegato di Mps Guido Bastianini. In tema di riduzione del personale “Mps ha abbastanza spazio” di manovra perché “ci sono bacini di colleghi che su base volontaria con un accordo sindacali, come nella prassi sistema bancario, potrebbero decidere di accedere al fondo esuberi. I numeri possono essere abbastanza vari, da 2.500 a un numero più alto, fino a 4 mila colleghi. Evidentemente a fronte di questo c’è la necessità di oneri straordinari da allocare a bilancio”. – La predisposizione del nuovo piano industriale di Mps “richiederà ancora qualche settimana di lavoro” e “l’ottica dell’aumento” di mercato “necessariamente presuppone una prospettiva di un’azienda che sia in grado di camminare sulle proprie banche”, ha aggiunto Bastianini.

Per “studiare una strategia di ricapitalizzazione” di Mps occorrerà “ottenere dall’Ue una congrua proroga del termine” per la cessione della banca da parte dello Stato “di almeno dodici mesi” che “servirà per avere del tempo da spendere in modo costruttivo”. E’ quanto rileva in una nota la presidente della commissione di inchiesta sul sistema bancario, Carla Ruocco, al termine delle due audizioni. In base agli accordi assunti con Bruxelles in occasione del salvataggio della banca il Tesoro dovrebbe cedere la sua quota entro fine anno. Tuttavia Roma ha chiesto alla Commissione Ue una proroga del termine per tentare di trovare un compratore o dotare la banca delle risorse sufficienti per reggersi sulle proprie gambe.

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