Essere di casa tra le cose e nel mondo che vivi. Questo è “patria”

Questa frase di Mario Rigoni Stern, che proprio il 1 novembre di quest’anno avrebbe compiuto 100 anni, dovrebbe risuonare ogni giorno nelle aule del governo, nei dibattiti contro i sovranismi, sulle retoriche che incitano ad escludere l’altro. In un’epoca in cui, tristemente, ritornano i muri, in cui il “noi” si fa sempre più stretto, chiuso parole come queste ci aprono uno spiraglio di luce. Tanto più che vengono dalla voce di un uomo che ha dovuto combattere una guerra non voluta, non sentita, contro un nemico che non odiava. Una guerra che voleva dividere, ma a cui qualcosa è sfuggito, per fortuna. Mario lo ha saputo cogliere, descrivendo in modo magistrale, con quella semplicità senza fronzoli che gli è propria, quell’episodi quando, entra in una casa e trova dei soldati russi che mangiano con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune.

Tutti rimangono increduli, Mario ha in mano il fucile, ma nessuno si muove. Chiede alla padrona di casa se può avere anche lui un po’ di minestra. La donna prende un piatto e lo riempie, così, con semplice grande gesto: “Mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C’è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto”. Mario ringrazia la donna, che risponde con semplicità. Poi esce dalla casa: “I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi”.

C’è una grandezza in questo incontro, che diventa ancora più importante, perché narrata senza enfasi. Non c’è bisogno di spiegare nulla. La grandezza sta proprio nell’aver colto l’importanza di un momento come quello, in cui dei giovani, costretti a essere nemici per forza in nome di una patria, superano quel confine. La loro vera patria ora è quella casa, quelle donne che offrono un piatto di minestra e il nemico sono la fame, è il gelo, la stupidità umana.

Come spiegare tutto questo? Lui che odiava ogni tipo di retorica e di demagogia. Non facendolo, lasciando che quelle immagini penetrino lentamente nell’animo del lettore; lasciando che sia lui a riflettere, a provare a capire. In questo sta la forza narrativa di Mario Rigoni Stern. In questo e nel suo forte senso etico, nel suo codice di valori che ci appare ancora oggi quanto mai attuale. Per esempio ne suo richiamare continuamente il “dovere della memoria”, prima di tutto per chi non può più farlo, perché scomparso, ma soprattutto perché ricordare è necessario perché certe tragedie non accadano più. Perché aveva bene in mente la frase del suo grande amico Primo Levi: “È accaduto, potrebbe accadere di nuovo”.

Parole pesanti, che rimbombano come un tuono, in questi giorni di rigurgiti nostalgici, che mettono paura. Chissà cosa direbbe, vedendo quelle braccia tese, sentendo quegli slogan ripugnanti, un uomo di altissima coscienza morale come lui? Forse ce lo ha già detto: “Imparate a dire no a chi vi vuol far credere che la vita sia facile. Imparate a dire no a chi vi vuol proporre delle cose che sono contro la vostra coscienza. Seguite solo la vostra voce”.

Grazie Mario e buon centesimo compleanno.

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