Il rapporto tra deficit e Pil nei 19 paesi della zona euro sceso dal 7,1% del primo trimestre dell’anno al 6,9% al termine del periodo aprile-giugno: lo ha reso noto Eurostat in base alle stime depurate dei fattori stagionali. Nell’insieme Ue si è passati dal 6,6% al 6,3%. L’andamento registrato, osserva Eurostat, è imputabile soprattutto alla ripresa della crescita del Prodotto interno lordo. In termini assoluti sono comunque aumentate le spese e gli incassi, rileva ancora Eurostat, in seguito agli effetti delle iniziative prese per contrastare la crisi innescata dalla pandemia. In Italia, tra il primo e secondo trimestre, il deficit è sceso dal 13 al 7,6%. In Germania è diminuito dal 5,1 al 4,4%, in Francia dal 15,5% al 9,9%, in Spagna è invece risalito dal 5,9 al 10,9% del Pil.

Ieri Eurostat aveva diffuso i dati sull’intero 2020. Nell’area dell’euro il rapporto tra deficit pubblico e Pil è balzato dallo 0,6% nel 2019 al 7,2%, mentre nell’intera Unione europea dallo 0,5% al 6,9%. Il debito medio dei paesi euro è salito dall’83 al 97% con la Grecia che supera il 206% e l’Italia a 155%. Il peggioramento del rapporto è dovuto soprattutto al forte calo del Pil che ha caratterizzato lo scorso anno. Quello dell’area euro è sceso dello 6,8%, la sola Italia ha segnato un meno 8,8%, la Grecia – 9%.

“L’Unione europea dovrebbe dotarsi di una capacità di bilancio emettendo debito comune. E per garantire in tempi rapidi liquidità e spessore al mercato di questo nuovo strumento si può pensare a una gestione comune di una parte dei debiti dei singoli paesi attraverso un fondo di ammortamento che ritirerebbe gli strumenti nazionali emettendo titoli europei”, includendo “almeno il debito contratto da tutti i paesi membri negli ultimi due anni per far fronte agli effetti della pandemia”, ha detto ieri il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco nel suo intervento alla Giornata mondiale del risparmio. È una proposta non nuova. Ne parlò ad esempio il finanziere George Soros sul Financial Times già nel giugno 2012, mente l’Europa affrontava la crisi dei debiti sovrani che ne stavano mettendo a rischio la tenuta. La condivisione del debito non è mai stata vista con favore dalla Germania e, più in generale, dai paesi nordici con finanze pubbliche più solide rispetto agli stati del Sud Europa.

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