Per dare una definizione corretta della “movida” – cioè di quella deregulation che istaura di fatto la legge del più forte – servirebbe forse la penna di Elias Canetti. Il primo effetto della resa dello Stato è ciò che Canetti chiamava la “muta di caccia”, degenerazione della “muta di sbornia”: branchi di ubriachi che si pestano e si inseguono scagliandosi addosso qualsiasi oggetto gli capiti sottomano. E’ lo scenario che descrivono i cittadini di Savona che vivono intorno alla Darsena.

Ogni due sere, raccontano i residenti, in Darsena c’è una rissa, alcune animate da piccole bande di italiani, egiziani o albanesi che si contendono donne e territori. L’ultima, scatenata da minorenni ubriachi alle 10 di sera, è stata sedata dai titolari della “Piccola cucina ligure” perché gli “sfidanti” finivano sui tavoli degli avventori.

“Una mia vicina, una giovane signora che fa i turni in ospedale, quando la chiamano alle 3 del mattino, non sa mai cosa può incontrare – racconta Paola (pensionata) – ogni notte c’è una rissa e sono fuori controllo: si lanciano i tavolini, sedie, bottiglie”. A 200 metri dalla Darsena, in Piazza Consoli i residenti raccontano di un pub che tiene sveglio un intero palazzo e di persone anziane con l’esaurimento nervoso perché non riescono a dormire. Prima di ogni messa, le pie donne della parrocchia lavano la strada e gli scalini della chiesa, raccogliendo bicchieri bottiglie e “residui” di ogni genere.

“In via Gramsci – racconta Giuseppe, insegnante – c’è un locale etnico – frequentato da arabi ed ecuadoregni – che tiene aperto sino alle 5 del mattino. Una notte sono arrivate 10 auto della polizia per una rissa che coinvolgeva 50 persone”. “Quando siamo tornati a vivere qui – aggiunge Gianni – abbiamo rifatto tetti e facciate di palazzi davvero malconci, ma negli ultimi anni il valore delle case si è abbassato, proprio per questi motivi”.

Il karaoke è l’ultima forma di persecuzione acustica che tiene svegli i residenti della Darsena. Carole Petit è una cittadina di origine francese che vive a Savona ed è anche l’unica residente che accetta di parlare ‘mettendoci la faccia’, il che la dice lunga sul clima di intimidazione che vivono gli abitanti del quartiere. “Il karaoke – racconta – costringe tanti a vivere con un rumore in casa che supera i limiti della sopportazione. Com’è possibile che un’attività di karaoke outdoor in zona abitata abbia ottenuto i permessi per le sere di giovedì e domenica!? Ho provato a parlare al proprietario del locale, ma ha reazione è stata fra il dispetto e l’indifferenza”.

La legge del più forte, in Liguria, è anche la legge del più giovane che ‘violenta’ il più anziano, uno scenario che sembra avverare una profezia del magistrato-scrittore Roberto Settembre, che in uno dei suoi racconti prefigura una nuova era basata sulla ‘pulizia etnica’ dei vecchi. Quello che di fatto sta accadendo a Savona. “Parlavo di questi problemi in una panetteria – racconta sempre Paola – e un ragazzo ci ha detto: ‘Beh ormai , alla vostra età potreste anche andarvene a vivere a Bardineto (nell’entroterra, ndr)’. Ma io sono nata qui… avrò ancora il diritto di dormire?”.

Se oggi si volesse dare un’immagine simbolica del fenomeno chiamato ‘movida’ e dei rapporti di forza che produce basterebbe filmare questa scena che in Darsena si ripete ogni fine settimana: ogni venerdì e ogni sabato il gestore di un bar accende enormi casse che irrorano musica disco e nelle stesse ore, un sessantenne, malato
di cuore, a 200 metri di distanza, passa la notte alla finestra perché tanto sa che non potrà dormire sino alle 3 del mattino successivo. “Ho scritto due volte ai vigili – racconta Franca – che all’Hemingway bar alle due e mezza di notte c’è musica a tutto volume. Un vicino si è affacciato e ha gridato: ‘La vogliamo smettere?’. La macchina della polizia era sotto e di certo lo ha sentito, ma se ne sono andati!”.

Raccolte testimonianze fra i residenti di quattro-cinque palazzi che danno sulla Darsena, vado a sentire il gestore dell’Hemingway Bar: “L’ho chiamato così perché adoro i suoi libri – risponde Gerry Safio, che per muscoli e tatuaggi potrebbe interpretare uno dei personaggi dello scrittore – ma c’è anche un cocktail che porta il suo nome”. “Ottima idea – rispondo – ma i residenti si lamentano per la musica troppo alta”; e lui: “Ho capito ma se io non faccio musica il fine settimana non si lavora”.

“Ci sono persone con problemi di salute gravi. Io conosco personalmente un anziano con gravi problemi di cuore che da giugno, quando lei alza la musica , deve restare sveglio sino alle tre del mattino!”
“Porca miseria! Certo, è un bel problema. Mi dispiace, per , giustamente, come posso sapere tutti problemi delle persone? Voglio dire, io faccio lo mio lavoro… Non vado a indagare…”
“Appunto, ma io le segnalo…”
“Lei ha fatto benissimo a dirmelo. Terremo ancora più basso. Sospendere la musica, non posso sospenderla”

A Savona lo slogan “Legge & Ordine”, bandiera della destra, sembra applicarsi soltanto alle roulottes abusive dei sinti sgombrati con tanto di ruspe, ma chi è ossessionato dall’ “invasione” dei migranti non sembra vedere le nuove ‘migrazioni’ prodotte dal “malamovida”: gli abitanti del centro che ogni weekend preferiscono andare a dormire fuori città.

Due consiglieri dell’opposizione Mauro Dell’Amico e Marco Ravera avevano fatto un’interrogazione che si è arenata di fronte all’impotenza della polizia locale. “Ho parlato con il capo dei vigili Igor Aloi – racconta Dell’Amico – dice che quando manda una pattuglia i gestori dei locali abbassano la musica per 5 minuti ma poi la rialzano”. Mentre scrivo i residenti della Darsena stanno raccogliendo le firme per chiedere al prossimo sindaco di tutelare il loro diritto a vivere ancora in città. In poche ore ne hanno già raccolte 500.

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