Non avrei mai pensato che a Londra nel 2021 non avrei potuto cambiare casa perché non c’era benzina nelle stazioni di servizio. Non avrei neanche immaginato, arrivata al congresso annuale del partito laburista per lavoro qualche giorno fa, che tanti delegati non avessero abbastanza benzina per tornare a casa da Brighton.

L’ultima crisi in Inghilterra riguarda una carenza di benzina dovuta non alla mancanza della risorsa, ma principalmente alla mancanza di autotrasportatori. Secondo la Road Haulage Association, mancano circa 100.000 camionisti in Inghilterra. Una gran parte degli autotrasportatori che lavorano in Inghilterra provengono da paesi dell’Est Europa, ma con le complicazioni nell’ottenimento dei visti dovuti alla Brexit, e con un aumento nella domanda per i camionisti in altri paesi dell’Ue, tanti di essi sono disincentivati a lavorare nel Regno Unito. La loro mancanza si nota da parecchi mesi.

Il governo ha annunciato che i militari aiuteranno a trasportare la benzina da lunedì, e hanno fornito visti a breve termine per 5.000 camionisti con scadenza a Natale. Boris Johnson ha anche riconosciuto che il lavoro del camionista è duro ed è ricompensato in modo basso rispetto allo sforzo richiesto al lavoratore. La soluzione più curiosa è stata proposta dall’ex ministro degli Affari Esteri, Dominic Raab, che ha suggerito di incoraggiare detenuti ad esercitare la professione volontariamente. Tuttavia, queste mosse dal governo non risolvono il problema a lungo termine; ci vogliono almeno nove mesi per formare nuovi autotrasportatori e, non essendo un lavoro adeguatamente retribuito in questo clima di inflazione nel Regno Unito, è probabile che la proposta finisca come la missione fallita ‘Pick for Britain’ (Cogliere per il Regno Unito) – con verdure marcite nei campi, per la carenza di manovalanza – e ad un ritorno degli stessi lavoratori dall’Est Europa, demonizzati da chi votò Brexit per ideali anti-immigrazione.

Tutto questo succede proprio nella stagione dei congressi politici: una stagione in Inghilterra dove i membri dei partiti politici si incontrano per discutere la loro politica. Quest’anno, il congresso è stato particolarmente importante per il leader dei laburisti, Keir Starmer, che da quando è stato eletto durante il lockdown nell’aprile 2020, ha avuto pochissima esposizione mediatica, senza mai poter discutere davanti ai membri del proprio partito in persona.

I laburisti potrebbero approfittare dell’emergenza della benzina. Per la prima volta in tanti mesi, il lunedì del congresso, l’appoggio per Johnson nei sondaggi è calato allo stesso livello di Starmer. Un sondaggio di YouGov condotto recentemente rivela che il 53% degli inglesi pensino che la Brexit non stia portando i risultati attesi.

Nonostante ciò, il partito laburista, ancora traumatizzato dall’esodo dei propri elettori euroscettici a favore del partito conservatore nel 2019, non ha proposto alcuna soluzione. Starmer si è limitato, nelle ultime ore, a chiedere al governo di accelerare i visti per trasportatori stranieri. Lisa Nandy, la deputata laburista che si occupa degli Affari Esteri, ha parlato vagamente di riparare le relazioni con l’Ue, danneggiati dal comportamento del governo Johnson e di David Frost. In un dibattito al congresso, ha rifiutato di approfondire su cosa si baserebbe la relazione con l’Ue sotto un governo laburista anche davanti a diplomatici europei, parlando soltanto di una necessità di avere “conversazioni” con i premier dei paesi europei e di coinvolgere di più il pubblico inglese nella politica estera.

Certo, la fine della libera circolazione di lavoratori in Inghilterra ha aperto la possibilità di rivalutare come offrire condizioni lavorative migliori per camionisti, operatori agricoli, infermieri, baristi – invece di contare su lavoratori stranieri per svolgere lavori sottopagati. Ma questo è un progetto a lungo termine. Per ora, i lavoratori inglesi non sono né numerosi né formati abbastanza per soddisfare le domande della filiera. E non soddisfare queste domande significa non solo mancanza di benzina ma mancanza di cibo e medicinali.

Se i laburisti vogliono approfittare di questa insoddisfazione nei confronti del primo ministro inglese, e anche convincere i Brexitisti a supportarli alle prossime elezioni previste nel 2023, non possono limitarsi a fare tour delle città europee e avere “conversazioni” con politici nell’Ue senza cognizione di causa. Devono avere un piano concreto per il futuro della relazione del Regno Unito con l’Ue e offrire non solo reazioni ma anche soluzioni alla crisi della distribuzione in Inghilterra.

È un obbligo del politico quello di trovare soluzioni per i cittadini – non viceversa. L’Inghilterra ha lasciato l’Ue ma nessuno può negare la realtà della sua geografia: resta sempre in Europa. I politici potrebbero aiutarsi abbandonando l’illusione che il Regno Unito sia ancora potente come durante l’epoca coloniale. Ma purtroppo, sembra che tra i politici inglesi, l’Inghilterra sia separata dal resto d’Europa da un oceano.

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