Dopo lo storico incontro dell’agosto scorso tra Arabia Saudita, Iran, Iraq, Egitto e Qatar per discutere del contrasto allo Stato Islamico nella regione, arrivano altri segnali di distensione nel Golfo. Gli storici rivali per la leadership nella Penisola, Riyad e Teheran, si sono infatti seduti al tavolo nel corso di più incontri bilaterali che hanno di fatto sancito la riapertura di un canale diplomatico tra la monarchia degli al-Saud e la Repubblica Islamica, interrotti ormai dal 2016.

A darne conferma è stato oggi il ministro degli esteri saudita, Faysal ben Farhan Saud, nel corso di una conferenza stampa congiunta con l’Alto rappresentante per la Politica Estera dell’Unione europea, Josep Borrell, spiegando comunque che si tratta di incontri “ancora in fase esplorativa. Speriamo che forniranno una base per affrontare le questioni irrisolte tra le due parti”. Parole che hanno captato l’attenzione dei principali media panarabi, visto che la rivalità tra Arabia Saudita e Iran è alla base di numerosi conflitti, come ad esempio quello in Yemen, e violenze in tutta l’area mediorientale, come in Siria e Iraq. Ma già nei giorni scorsi da Baghdad, in Iraq, erano giunte conferme del fatto che nella capitale irachena si erano tenuti nuovi incontri tra sauditi e iraniani.

Nel caso in cui questi colloqui dovessero proseguire e portare a un nuovo costruttivo dialogo tra le parti, gli equilibri in Medio Oriente verrebbero di fatto stravolti. Dietro a questo cambio di rotta è ipotizzabile la mano non solo della diplomazia europea, che dalla firma dell’accordo sul nucleare iraniano ha sempre cercato di lavorare per evitare un nuovo isolamento di Teheran, ma soprattutto della nuova amministrazione americana, decisa a rompere con la strategia del blocco di alleanze voluto da Trump, schieratosi nettamente dalla parte di Riyad e Tel Aviv, i principali alleati nell’area, grazie anche all’influenza del genero e consigliere Jared Kushner, per rispolverare quel multilateralismo già caro a Joe Biden quando era vicepresidente dell’amministrazione Obama.

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