L’Inter di Conte non era riuscita a segnare un gol allo Shakthar Donetsk in 180 minuti, peccato mortale che era costato l’eliminazione dalla Champions League. L’Inter di Inzaghi non riesce a far meglio nei suoi primi 90. La maledizione europea non si spezza. A Kiev, in quella che era già una partita da dentro o fuori, perché perdere avrebbe significato compromettere seriamente la classifica, i nerazzurri non vanno oltre il solito 0-0. Nonostante una traversa di Barella, due occasioni clamorose nel finale, ma anche un primo tempo giocato appena discretamente, un secondo del tutto insufficiente, quasi inesistente. Le chance di qualificazione sono ancora tutte aperte, ma non basta.

Il pareggio è il risultato giusto per un match fra due squadre simili in condizioni simili. Entrambe amano giocare e dare spettacolo. Entrambe avevano steccato la prima e non potevano permettersi di sbagliare la seconda. Ne è nata una partita a scacchi e a corrente alternata: prima l’Inter, poi lo Shakthar, alla fine nessuno veramente. La squadra di Inzaghi del resto l’abbiamo vista in questo inizio di stagione, vuole attaccare, pure troppo, anche a costo di prestare il fianco a qualche contropiede. Stavolta di fronte però c’era lo Shakhtar di De Zerbi, che palleggia, riparte da dietro. Filosofie quasi uguali, ma per i rapporti di forza tocca all’Inter fare la partita.

Le occasioni non mancano. La prima è di Barella, traversa con tiro a giro. Ma i padroni di casa sono pericolosi, soprattutto quando i nerazzurri perdono palla in mezzo al campo, e succede un po’ troppo spesso. Alla lunga esce la supremazia nerazzurra, che staziona nella metà campo avversaria: Dzeko divora anche il gol da un passo, in mischia su calcio d’angolo, Dumfries è minaccioso ma arruffone (tanto da causare suo malgrado il grave infortunio di Lassina Traorè, uscito dopo una manciata di minuti in Barella).

Al di là di un certo predominio, che vale nulla per la classifica, la partita è tanto importante quanto complicata e lo dimostra il miracolo a inizio ripresa che deve fare Skriniar per salvare un gol praticamente già fatto sulla linea. Se l’Inter aspettava la ripresa per affondare il colpo, forse si sbagliava: i primi venti minuti sono pessimi. Dzeko pare insostituibile nello a chiacchiere tattico ma a 35 anni non può esserlo, spremuto, passivo dopo tante gare di fila. Inzaghi corre ai ripari sostituendolo con Correa e inserisce Calhanoglu per Brozovic.

Senza il suo regista la manovra nerazzurra è ancora più appannata. Quindi tocca anche a Sanchez per Lautaro, a dimostrazione che la squadra è davvero a corto di energie oltre che idee. Il match si trascina così, con gli ucraini sterili padroni del campo e l’Inter smarrita, sparita. Né i cambi, né le urla di Inzaghi sembrano scuoterla. Solo allo scadere i nerazzurri si procurano due grandi occasioni per sbloccare il risultato: un destro a giro di Correa e un colpo di testa di De Vrij, stoppati da Pyatov. Poteva anche vincere l’Inter, non l’avrebbe meritato, almeno sul piano del gioco e della personalità. Con ancora quattro partite da giocare, il pareggio non è necessariamente un risultato negativo ma per adesso la classifica piange: con un punto solo in due partite, persino i moldavi dello Sheriff Tiraspol diventano uno spauracchio, bisognerà guardare anche i risultati degli altri campi col rischio dietro l’angolo di un risultato inatteso che scompagini i piani. E al ritorno in casa contro lo Shakthar si potrà solo vincere. Insomma, l’ennesimo cammino in salita in Europa. All’Inter ormai ci sono abituati.

Twitter: @lVendemiale

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