Io ci metto la scrittura, tu ci metti il tuo corpo e alla fine è la stessa cosa. Elena Ferrante si confronta con Marina Abramovic, e viceversa. Il dialogo tra l’autrice de L’amica geniale e la storica artista performativa serba è servito sul Financial Times Weekend Magazine. Ovviamente avvenuto via email – per i noti motivi di segretezza che ruotano attorno all’identità fisica della Ferrante – il dialogo tra le due donne riserva diverse sorprese che ruotano attorno alla “fisicità” assente/presente dell’artista in generale. È la Ferrante a sostenere similitudini tra il suo lavoro e quello della Abramovic. “Da quando ho iniziato a riflettere sulla tua straordinaria performance The artist is present – spiega Ferrante – mi è sembrato che il compenetrarsi tra corpo e lavoro che tu crei sia non così lontano dal mio scomparire nel pubblicare libri”.

“In The Artist is present, con ancor più forza che in altre performance, rendi Marina Abramovic, l’artista, l’opera stessa – spiega la Ferrante – voglio dire che anche il corpo, con le sue esperienze, è materia prima tanto quanto la pietra, il legno, la carta, l’inchiostro. L’importante è come viene lavorato quel materiale poeticamente, come lo inventiamo, come ne diventiamo l’autore. Il resto è industria delle celebrità, marketing, successo, dettagli biografici e autobiografici”. Abramovic conferma, dando ragione alla Ferrante rilanciando: “sono sempre io al centro del mio lavoro e inizio sempre da me stessa perché è ciò che conosco meglio. Il mio corpo è il mio universo ed è l’inizio di tutto quanto. La performing art può essere radicale se ti apri a scelte audaci come del resto hai fatto tu con la tua scrittura e la decisione di non comparire in pubblico. Posso chiederti perché?”.

E qui la Ferrante specifica qualcosa di abbastanza inedito su se stessa: “Da ragazza mi reputavo impresentabile. Mi vergognavo di tutto, soprattutto di voler scrivere. Scrivere mi sembrava un atto di orgoglio, come dovessi rivendicare di trattenere il mondo dentro me stessa. Ma la passione che avevo era forte e mi sono allenata a vivere da persona timida separandola radicalmente dai momenti in cui ilcorpo si abbandonava all’impeto della scrittura. Più netta era questa separazione, più libera mi sentivo”. Ferrante conclude ricordando però che è stato il successo “a complicare non poco le cose”. “Le persone a me vicine mi dicevano ‘goditi il successo’, altrimenti se non ti diverti perché scrivi? Lo spettacolo della celebrità mi ha tentato, ma alla fine si è affermata in me la convinzione che il mio vero corpo, capace di andare oltre i margini consentiti con l’energia necessaria, è scrivere. Il mio io che scrive è lì. Il resto è significativo sono nella mia vita privata. Dovessi espormi diventerei un personaggio, una finzione pubblica che condizionerebbe anche la finzione della mia scrittura”.

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