Grande quanto il Nord Italia, più popolosa della Germania, la provincia cinese del Jiangsu rappresenta al meglio l’esempio del “miracolo cinese”. A contribuire al suo successo, che da zona depressa è divenuta una delle locomotrici dello sviluppo asiatico, è stato soprattutto il vasto programma di riforme post-Mao che la Cina comunista ha varato a partire dal 1978.

Centro nevralgico, e non solo dal punto di vista amministrativo, di questa provincia cinese è la città di Nanjing o Nanchino. La capitale del Sud, in contrapposizione a Pechino (capitale del Nord, Bei-jing), è una delle quattro capitali storiche della Cina. La storia dei vari regni che oggi compongono la Cina inizia in un periodo non ben specificato del III millennio a.C., quando la leggenda vi colloca Fu Hsi, Nuwa e Shen Nung, i tre augusti.

Agli imperatori celesti, figure mitologiche a metà tra l’uomo e l’animale, sono attribuite le prime dinastie che governarono sull’Estremo Oriente. Nello sviluppo storico della Cina, e delle sue dinastie imperiali, si riconoscono quattro città che hanno la dignità di capitale: Pechino (che ha conservato il suo ruolo dopo la Rivoluzione del 1949), Nanchino, Luoyang e Xi’an, che prima era chiamata Chang’an.

La fama di Nanchino è dovuta non solo dalla sua storia trimillenaria (fu fondata infatti nel 495 a.C. da Fu Chai come fortificazione militare), ma dal susseguirsi di dominazioni, stili e monumenti che ne rappresentano al meglio l’evoluzione urbanistica e culturale. Allo stesso modo, sono diverse le località del Jiangsu che meritano una visita, a iniziare da Suzhou, la “Venezia del Sud Cina” o Changzhou, dove si trova la più alta pagoda al mondo.

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Nanchino, la Cina sostenibile

In un paese dove spesso lo sviluppo economico non segue le logiche dell’ambientalismo, Nanchino è riconosciuta dal governo pechinese e dalle Nazioni Unite come esempio di sostenibilità e rispetto per l’ecosistema. Ci ritroviamo così a visitare una città che, complice anche il suo rapporto con la natura che la circonda, è un felice esempio sul panorama cinese.

Costruita alla foce del Fiume Azzurro (Chang Jiang), il terzo più lungo fiume al mondo, Nanjing si sviluppa su una superficie colossale: quasi 6.000 chilometri quadrati, cinque volte quella di Roma e circa 60 volte più grande di Milano. Qui la natura è benevola, grazie alle numerose sorgenti termali, le fitte foreste, il nutrimento del fiume e la presenza di fondamentali giacimenti minerali.

La sua posizione strategica l’ha resa centrale nei collegamenti tra Pechino, Shanghai e Chongqing, che sempre più spesso avvengono grazie alla moderna rete ferroviaria ad alta velocità cinese. Da Nanchino alla capitale cinese, la distanza di circa 1000 chilometri si copre oggi in poco più di tre ore, grazie a treni che viaggiano a una velocità media di 350 km/h.

Visitare Nanchino è un piacere per gli occhi: circondata da fiumi, laghi e montagne è una città antichissima, che ha saputo svilupparsi mantenendo un occhio attento al suo patrimonio storico. Ne sono un esempio le mura di Nanchino, lunghe 33 chilometri e alte mediamente 14: furono costruite durante la dinastia Ming, circa nel XIV secolo, e oggi si possono percorrere per intero, regalando straordinari scorci sulla città.

Imperdibile la pagoda Sharira, esempio della cultura buddista Theravada, che risale addirittura al 601, ma che oggi ammiriamo nel suo rifacimento del X secolo. Dell’antica città imperiale rimane il Palazzo Imperiale, una “Città proibita” simile a quella di Pechino: tra architetture del Trecento e rifacimenti del primo Novecento, quando ancora era qui la capitale cinese, la visita è un vero e proprio tuffo nella storia del paese, tra grandi giardini e angoli monumentali.

La vista migliore della città la si ha dalla Montagna Purpurea, una grande collina che raggiunge i 448 metri e dalla quale sembra di poter abbracciare la città. Raggiungetela al tramonto, quando i panorami si colorano di sfumature così intense da sembrare di trovarsi in un quadro.

La “pace cinese” dei Giardini classici di Suzhou

Torniamo per un momento sulle sponde del Fiume Azzurro, una delle ‘strade d’acqua’ fondamentali per la Cina del Sud. È sulle sue sponde che le dinastie Ming e Qing ci hanno lasciato una delle più eleganti testimonianze dello stile cinese del periodo medievale e rinascimentale.

Parliamo dei Giardini classici di Suzhou, ricostruiti negli anni Cinquanta del Novecento dopo l’invasione giapponese (della quale si ricorda il tragico Massacro di Nanchino del 1938) e divisi in aree dai nomi particolarmente curiosi ed evocativi, come il Giardino del maestro o quello dell’Umile amministratore.

Tra piscine naturali, ponti in stile tempio buddista, luoghi dedicati alla meditazione, fiori e piante, alcuni di questi scorci naturalistici sono considerati tra i più belli del paese. La visita può durare da un’ora fino a un giorno intero, poiché il senso di pace e relax che si prova percorrendo i giardini classici di Suzhou è assolutamente impossibile da replicare altrove. Fermatevi al giardino del Liuyuan per ascoltare le composizioni di musica classica pintang e guqin o visitate il Giardino del Maestro delle Reti dopo il tramonto per scoprire l’illuminazione con le lanterne.

Quelli di Suzhou sono tra i 60 giardini ‘classici’ rimasti in Cina dei duemila originari costruiti durante il periodo imperiale. Nove di questi si trovano nella città del Jiangsu, che dista un’ora da Nanjing e 4 ore da Pechino.

Changzhou, la pagoda sul fiume Azzurro

Natura lussureggiante e antichi monumenti fanno di Changzhou una delle mete alternative più interessanti di questo viaggio nella provincia del Jiangsu. Lo sviluppo geologico del territorio ha reso possibile, negli anni recenti, il recupero di una vasta area dove si trovano dei fossili di dinosauri. Il Konglong Yuan è un parco molto visitato, con un museo, delle giostre e delle aree tematiche che espongono gli oltre 50 fossili ritrovati.

Interessante il complesso del Tempio Tianning Baota, nel quale si trova la più alta pagoda al mondo con i suoi 153,79 metri. Lo straordinario monumento, con i suoi 13 livelli e sormontato da una serie di pinnacoli, è stato ricostruito rispettando le proporzioni e lo stile originale e domina lo skyline cittadino.

Se amate riempire le valigie di souvenir, acquistate i bellissimi pettini di Changzhou, costruiti in legno e arricchiti da disegni e illustrazioni, come quelli delle Quattro Grandi Bellezze della Cina (Xi Shi, Wang Zhaojun, Diaochan, Yang Guifei).

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