di Paolo Di Falco

“Qui parliamo della rabbia tra marito e moglie. Come sapete, negli ultimi sette giorni ci sono stati sette delitti. Sette donne uccise, presumibilmente da sette uomini. Questo soltanto per dire l’ultima settimana.”

Inizia così Barbara Palombelli introducendo a Forum la causa di ieri in cui una donna, Rosa, chiedeva nel celebre tribunale di Rete 4 la separazione con addebito per essere stata sottoposta nel corso degli anni a violenze e umiliazioni. Fin qui nulla di falso, ben sette sono state le donne uccise nell’ultima settimana e, dall’inizio dell’anno, ben 83 vittime della violenza di mariti ed ex, vittime di un maschilismo sfrenato in cui la donna viene vista semplicemente come qualcosa da possedere. Vittime di un sistema malato in cui chi denuncia la violenza subita viene poi lasciata alla mercé del violentatore, alla mercé del proprio stalker rimesso a piede libero con un semplice divieto di avvicinamento così come nel caso della ventiseienne Vanessa Zappalà uccisa dal suo ex lo scorso 23 agosto.

Dopo questa premessa però, la conduttrice continua dicendo: “A volte però è lecito anche domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati, oppure c’è stato anche un comportamento esasperante e aggressivo anche dall’altra parte? È una domanda, dobbiamo farcela per forza, perché dobbiamo, in questa sede soprattutto che è un tribunale, esaminare tutte le ipotesi”. E qui, di fronte a queste parole, vien da chiedersi quando si finirà di criminalizzare coloro che hanno perso la vita il cui valore è talmente alto che nessuno può permettersi di toglierla.

Qui vien da chiedersi, di fronte a queste parole così chiare da non poter essere giustificate come frutto di un semplice fraintendimento, con quale coraggio nel mese scorso ci siamo commossi davanti alle sorti delle donne afghane ritornate a essere sepolte sotto un burqa, ritornate a essere incarcerate dentro una cultura medievale in cui non possono lavorare per “problemi di sicurezza”, non possono indossare i tacchi a spillo per “problemi di decoro” e non possono fare sport perché potrebbero esporre parti dei loro corpi che invece devono essere coperte? C’è da chiedersi, inoltre, quale mai potrebbe essere questo “comportamento esasperante e aggressivo” che possa far “meritare” la morte?

C’è da chiedersi se i talebani, a cui noi guardiamo con tanto orrore, che condanniamo per il modo in cui trattano le donne, alla fine non si nascondano sotto il nostro stesso tetto, dietro queste frasi amare che di tanto in tanto risuonano nella nostra società, da un “tribunale televisivo” o da un bar di provincia, e che ci danno l’idea di quanto sia radicata questa cultura maschilista, avvallata anche da una cospicua fetta del gentil sesso, che troppe volte vede la donna meritevole della violenza altrui solamente per il modo in cui si veste, solamente per il proprio carattere in barba alla preghiere e ai santi che condivide nella propria bacheca Facebook.

Resta ancora da chiedersi come quel “comportamento esasperante e aggressivo” possa in qualche modo giustificare la morte della quindicenne Chiara Gualzetti, uccisa a coltellate dall’amico lo scorso 27 giugno solo perché si era innamorata di lui, uccisa da un assassino che, dopo averla accoltellata e preso a calci il suo corpo essendosi meravigliato “per quanto fosse resistente il corpo umano”, si è giustificato dicendo: “Ho scelto lei perché mi stava sempre addosso. Mi aveva scocciato. Non la sopportavo più. Mi stancava”. Sarebbe questo il “comportamento esasperante” in grado di giustificare la morte di Chiara?

Sarebbe sempre questa la giustificazione per l’uccisione della venticinquenne nigeriana Blessing Tunde il cui corpo esanime è stato ritrovato lo scorso 12 maggio nel campo di Mazzo di Rho in cui si prostituiva? Ragazza che aveva lasciato l’ex stanca della sua gelosia morbosa, ex che le ha tolto la vita strangolandola con un nastro elastico di colore rosa annodato per due volte attorno al suo collo e alla parrucca fatta di trecce. Ed è ancora “quel comportamento esasperante” la causa della morte della piccola Sharon Barni di 18 mesi picchiata, violentata e uccisa dal compagno della madre, Gabriel Robert Marincat, che dopo aver strappato la vita a una bambina si è giustificato dicendo “di essere nervoso”?

Carissima Barbara Colombelli, Sharon è stata la prima vittima di femminicidio con cui si è aperto questo 2021 seguita, purtroppo, da Victoria, Roberta, Teodora, Sonia, Ilenia, Piera, Luljeta, Lidia, Clara, Deborah, Rossella, Edith, Ornella, Darina, Elena, Tina, Annamaria, Saman, Silvia, Emma, Ylenia, Angela, Tunde, Maria, Perera, Bruna, Alessandra, Sharon, Silvia, Chiara, Ginetta, Vincenza, Lorenza, Marylin, Silvia, Shegushe, Catherine, Vanessa, Ada, Angelica, Rita, Giuseppina e Sonia.

Carissima Barbara, quelle donne citate sopra non sono state uccise per “un comportamento esasperante e aggressivo” ma sono morte per mano di assassini, sono morte a causa dell’aggressività dei loro compagni, dei loro amici e non possiamo più permettere che siano uccise per una seconda volta da simili affermazioni come le tue, neanche all’interno di un “tribunale”.

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