“Tranquilla, non mi fa niente, è soltanto geloso…”. Così Vanessa Zappalà, 26 anni, rassicurava un’amica preoccupata per i comportamenti del suo ex fidanzato Antonino Sciuto, rivenditore di auto 38enne che non le dava pace dopo che lei aveva troncato la relazione. Per lo stalking con cui tormentava Vanessa, Sciuto era già stato arrestato l’8 giugno scorso. Finito ai domiciliari, era stato scarcerato e il gip aveva emesso nei suoi confronti la misura cautelare del divieto di avvicinamento. Ma la notte tra il 22 e il 23 agosto, Sciuto ha raggiunto la ragazza sul lungomare di Aci Trezza, nel Catanese – dove lei si trovava con gli amici – e l’ha uccisa a colpi di pistola. Ora è proprio quell’amica che temeva per la sua vita a non darsi pace: “Quante volte ti mandavo messaggi, “Stai attenta Vane’, ‘Vane ho paura…“, scrive su Facebook.

Dopo l’aggressione, in cui è rimasta ferita anche una ragazza del gruppo di amici di Vanessa, Antonino Sciuto si è dato alla fuga: dopo ore di ricerca da parte degli inquirenti, il suo corpo è stato trovato suicida in un casolare di proprietà di un suo parente, nelle campagne di contrada Trigona a Trecastagni, il paese dove viveva la vittima. A segnalare la presenza dell’uomo la sua Fiat 500 parcheggiata vicino. La vettura era stata presa a noleggio apposta per l’omicidio, e all’interno sono stati trovati altri 28 proiettili. Nell’edificio dove si è tolto la vita, l’omicida ha lasciato una scritta su una parete: “Vi voglio bene” rivolta ai genitori e ai propri figli. Ma nessun accenno a Vanessa. “Una tragedia annunciata”, dicono i vicini di casa della ragazza, che da tempo notavano che Sciuto “l’aspettava per ore davanti a casa, la insultava”.

E mentre i Carabinieri del comando provinciale di Catania proseguono le indagini per trovare l’arma del delitto, una pistola calibro 7,65 , e per capire come Sciuto ne sia entrato in possesso, gli amici di Vanessa ancora non si danno pace: “Maledetto hai tolto la vita a una ragazzina”, scrive sui social un’altra ragazza. “Era convinto di essere un padre-padrone” commenta invece il padre della vittima, Carmelo Zappalà, che ricostruisce la dinamica dell’omicidio: “Lei ha cercato di scappare, lui l’ha presa per i capelli e le ha sparato”. E si scaglia contro il divieto di avvicinamento, misura risultata inefficace a salvare la vita alla propria figlia: “Con le leggi giuste – denuncia – si sarebbe potuto evitare l’omicidio di mia figlia, ma anche quelli che ci sono stati e quelli che verranno dopo, perché ancora ce ne saranno”. E c’è chi, scrivendo sul profilo social di Vanessa, si interroga: “Allora che serve denunciare?”. “Non aumentare il minimo della pena a due anni per il reato di stalking è un limite enorme, perché ci impedisce di effettuare il fermo nei casi in cui non c’è flagranza”, dichiara a La Sicilia Marisa Scavo, procuratrice aggiunta a Catania, che si occupa da vent’anni di reati contro le donne.

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