Stasera riparte il programa di Lilli Gruber, Otto e mezzo. E’ un programma che seguo sempre, sia perché l’unico talk show in orario comodo per noi madri che alle otto e mezza già sparecchiamo perché alle nove e mezzo la giornata è finita. Sia, soprattutto, perché mi piace lo stile e il registro utilizzati: calmi, pacati, con una certa gentilezza tra gli ospiti che però non dà mai il senso della combriccola dei famosi che fuori litigano e dentro la tv invece si adulano l’un l’altro. Mi piace poi molto il punto di Paolo Pagliaro, che tocca sempre temi cruciali con un approfondimento preso quasi sempre dai libri (evviva).

Ho letto quindi con interesse l’intervista di oggi lunedì sul Corriere della Sera in cui la Gruber parla proprio dell’inizio del programma. Non ho trovato però, come d’altronde nelle parole di altri conduttori sempre intervistati per l’inizio dei loro programmi, il tema della crisi climatica e dell’ambiente più in generale. Eppure siamo reduci da una stagione in cui il riscaldamento globale ci ha mostrato il suo volto più inquietante, con un’estate torrida lunga due mesi, temperature altissime che anche adesso, a settembre, non accennano a diminuire. Per non parlare degli incendi che hanno devastato mezza Italia.

Il cambiamento climatico, insomma, è davvero cronaca di tutti i giorni. Lo è sempre stato, per la verità, ma ora lo è ancor di più. Eppure i giornalisti italiani fanno fatica a parlarne. E’ come se non riuscissero ad affrontarlo, forse ne hanno paura, preferiscono ripararsi nella “tranquillità” del dibattito politico ed economico-sociale. Quest’estate ho seguito in parte il programma che ha sostituto Otto e Mezzo, e cioè In Onda. Sono rimasta profondamente delusa dal vedere come quello che stava accadendo – le temperature elevatissime, gli incendi – venisse lasciato fuori dalla studio. Tranne rare volte, ricordo una puntata in cui tra le altre cose si parlò vagamente del “gran caldo” con un breve intervento di Luca Mercalli. Davvero inverosimile.

Per alcuni versi capisco questo atteggiamento (anche se ormai sempre meno). Anche noi giornalisti che ci occupiamo di clima abbiamo vissuto una fase dolorosa di accettazione di questo tema, e della sua centralità. Ma proprio per questo ci aspetteremmo che tutti i nostri colleghi che si occupano di cronaca e di politica in televisione cominciassero – come hanno fatto, seppur con ritardo, i giornali – a parlare di emergenza climatica e soprattutto di come contrastarla, a partire dalla transizione energetica e dall’utilizzo dei fondi del Pnrr. Incalzando i politici sul tema, a partire dal governo e dal ministro Cingolani.

Sembra una frase retorica, ma in ballo c’è letteralmente il nostro futuro per non dire la nostra sopravvivenza e anche ormai è tardi per risolvere del tutto una crisi che è già in atto e non si può fermare in buona parte, moltissimo possiamo comunque fare. Cominciare a parlarne diffusamente, inserirla in un talk show quotidiano sarebbe inoltre anche un sollievo psicologico per i tantissimi italiani, la maggioranza ormai, che sono angosciati dal cambiamento climatico ma anche spiazzati dal fatto che non se ne parli abbastanza in televisione, così che la loro paura aumenta perché non trova né rappresentanza né risposte.

E allora è importante che si parli non solo dell’emergenza sanitaria, ma anche di quella ambientale e climatica. Otto e mezzo ha seguito in maniera puntuale e costante tutta la crisi del covid, dando informazioni equilibrate pur nelle difficoltà. Oggi potrebbe fare la stessa cosa occupandosi non solo di politica, non solo di economia e società, ma anche di clima. Sarebbe la prima trasmissione a farlo con costanza, a entrare nelle case degli italiani portando non solo notizie catastrofiche – quelle ormai ci sono, ma da sole non servono a nulla, anzi creano impotenza – ma anche informazioni su quello che si sta facendo e su quello che andrebbe fatto.

Perciò, nel far gli auguri a Lilli Gruber per il nuovo inizio, la invito a far entrare nella sua trasmissione anche il tema veramente più centrale che ci sia. E siccome nei media esiste l’effetto “domino”, per cui se un programma inizia a parlare di un argomento lo fanno anche tutti gli altri, una sua scelta in questo senso rappresenterebbe una cosa veramente importante per tutto il paese. Noi giornalisti, specie quelli che fanno tv, abbiamo un peso. Usiamolo al meglio per migliorare la vita di tutti rispetto a questo tema drammatico e cruciale. Miglioreremo, così, anche la nostra.

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