L’anniversario di oggi mi scatena un treno di ricordi, perciò questo sarà un post un po’ autobiografico. Presentato tre settimane prima, il 1° settembre 1981 veniva commercializzato l’Ibm 5150, il primo computer personale a larga distribuzione, che rivoluzionò il lavoro di ufficio ma un po’ anche la vita di tutti.

Non era il primo calcolatore personale: l’invenzione del microprocessore da parte di Federico Faggin (1970) aveva acceso l’inventiva di molti. Erano nati il Kenbak-1 (1971), il francese Micral (1973), l’Altair 8800 (1975) che però erano tipicamente per hobbisti. L’Apple II (1977) aveva avuto molto maggiore risonanza, seguito poi da Atari 400 (1979), Sinclair ZX-80 (1979), Commodore Vic-20 (1980). Il fatto che l’Ibm si inserisse in quella fascia di mercato sanciva l’importanza di questo tipo di prodotto; si moltiplicarono gli “Ibm-compatibili”, compreso un ottimo Olivetti, si aprì la annosa diatriba tipo Milan-Inter fra i seguaci di Ibm e quelli di Apple (a cui Umberto Eco dedicò una gustosa “Bustina”).

Il mio personale incontro con il calcolo automatico, nell’estate del 1971, era stato proprio con un Ibm, ma di tutt’altro tipo. Ero andato con due amici a un corso del Cnuce di Pisa. Erano due settimane di immersione totale nel Fortran IV, il linguaggio che allora andava per la maggiore in campo scientifico. Battevamo i nostri programmi sulle rumorosissime perforatrici, poi portavamo il pacco di schede a un tecnico che le avrebbe inserite nell’Ibm 7090; ci era stato detto che questo enorme aggeggio, che ricordava i film di fantascienza, era stato ceduto dalla Nasa: era nientemeno che il calcolatore usato per il progetto Mercury (avete visto il film Il diritto di contare?). Potete immaginare come ci sentivamo noi studentelli del secondo anno di Matematica. Lì vicino, poi, c’era un Ibm 360, off-limits per noi; gli iniziati muovevano oggetti su schermi, facevano chissà quali calcoli. Avremmo mai potuto, noi poveri mortali, fare niente del genere?

Poi nacquero i computer da tavolo e quarant’anni fa arrivò anche l’Ibm 5150, già enormemente più potente dei mastodontici Ibm 7090 e 360 che ci avevano affascinato. Ricordo un mio colloquio con un amico importatore: “Credimi, Massimo, ogni scienziato, ma non solo, avrà bisogno di un computer!”. “Ma quando mai?” rispondevo scettico. “Se ho bisogno di programmare vado in istituto, dove hanno preso un Cdc 6600, una bestia fantastica”.

“Ma non parlo di programmazione. Un giorno ognuno di noi avrà un calcolatore sulla sua scrivania, anche solo per scrivere una lettera, una relazione…”. “Guarda, ho appena comprato una magnifica macchina da scrivere elettronica, una bomba”. “Non mi vuoi capire…”.

Infatti non lo capivo. Capii pochi anni dopo, vedendo un mio amico brasiliano elaborare costruzioni matematiche con il suo pc.

Il mio primo computer non fu un Ibm, per me costava troppo; comprai un Apple //e. Prima di poterlo accendere, dovetti montare la Ram, cioè la memoria di lavoro, poi la scheda per il monitor, la scheda per il modem, la scheda per la stampante, la scheda per i lettori di dischetti. Passato il panico, la trovai un’esperienza utile, che la maggior parte degli utenti moderni non può assaporare. Quando decenni più tardi scoprii che mia figlia stava per laurearsi in Ingegneria Informatica senza aver mai visto le interiora di un calcolatore, le feci fare il giro turistico del mio.

La Ram era di 128 KB: un po’ più di 130.000 byte, le “parole” che elabora il processore. Quante cose riuscivo a fare con quella memoria! E con i due dischetti da 160 KB (bucati per raddoppiare la capacità)? Uno teneva il sistema operativo, l’altro i dati. Di nuovo, il disco fisso costava troppo. Eppure scrivevo, disegnavo, stampavo, calcolavo e anche programmavo. Poi mi collegavo ai Bbs (Bulletin Board System), gli antesignani di Internet.

Il mio attuale, ormai vecchio smartphone ha una Ram di 3 GB, cioè 24.576 volte la Ram di quel primo computer. Per non parlare della memoria di archiviazione: 32 GB, oltre 52.400 volte i due dischetti. La velocità di collegamento si è moltiplicata allo stesso ritmo. La quantità e qualità delle applicazioni disponibili supera di gran lunga i sogni di noi tre ragazzi davanti all’Ibm 360. Da molti anni, poi, abbiamo l’intero mondo a pochi clic di distanza. Questo non sarebbe possibile se quarant’anni fa il computer, da oggetto per appassionati o per eletti, non fosse diventato un agile strumento presente negli uffici e nelle case di tutti. Buon compleanno!

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