L’ampliamento della cassa integrazione, l’aumento dei beneficiari del reddito di cittadinanza e l’introduzione del reddito di emergenza e delle indennità per i lavoratori autonomi per affrontare l’emergenza Covid hanno consentito di ridurre l’ampliamento della disuguaglianza che si sarebbe registrato senza interventi. E le sole misure straordinarie hanno fatto diminuire il rischio di povertà di circa 6,9 punti percentuali per i disoccupati, 3,5 punti per gli inattivi e 2,6 punti per i lavoratori autonomi. E’ quello che emerge dalle rilevazioni dell’Istat sulla redistribuzione del reddito in Italia, ottenute utilizzando il modello di microsimulazione delle famiglie FaMiMod1 che consente di valutare l’impatto dei provvedimenti di sostegno al reddito approvati nel corso dell’anno.

In particolare, cig e reddito di cittadinanza hanno ridotto di 1,2 punti percentuali – da 31,8 a 30,6 – l’indice di Gini con cui si misura la diseguaglianza della distribuzione del reddito (con 0 che segna la disuguaglianza minima e 100 quella massima) e di 0,8 punti il rischio di povertà, da 19,1 a 18,3. Il reddito di emergenza e il bonus autonomi hanno fatto calare rispettivamente di 0,1 e 0,3 punti la disuguaglianza del reddito disponibile e di 0,2 e 1,9 punti il rischio povertà, calcola l’istituto di statistica. “L’insieme delle misure”, continua l’istituto di statistica, “ha attenuato la caduta dei redditi con un effetto positivo anche sulle disuguaglianze”: l’indice di Gini si riduce da 31,8 a 30,2 e il rischio di povertà dal 19,1 al 16,2.

Questo a fronte di una diseguaglianza del reddito primario, quello guadagnato sul mercato, nel 2020 a 44,3 punti percentuali dell’indice di Gini. L’intervento pubblico dunque riduce la diseguaglianza di 14,1 punti: dopo i trasferimenti e il prelievo fiscale, la diseguaglianza del reddito disponibile risulta pari a 30,2. L’impatto sull’indice dei trasferimenti – tra cui le pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti – è più rilevante (10,5 punti) rispetto a quello del prelievo contributivo e tributario (3,6 punti). La diseguaglianza dei redditi primari è significativamente più alta nel Mezzogiorno (46,5) rispetto al Centro (42,1) e al Nord (40,7) per effetto della diversa diffusione sul territorio di famiglie monoreddito caratterizzate da una bassa partecipazione dei giovani e delle donne al mercato del lavoro. Ma anche l’effetto redistributivo è relativamente più importante nel Mezzogiorno, dove i trasferimenti e il prelievo determinano una riduzione della diseguaglianza da 46,5 a 29,6 punti. La diseguaglianza del reddito disponibile rimane comunque significativamente diversa tra le aree geografiche.

Per quanto riguarda l’impatto distributivo delle misure straordinarie, l’importo medio annuo del Reddito di emergenza è più elevato nel secondo e nel terzo quinto di reddito famigliare rispetto al primo, per effetto del fatto che il reddito Isee massimo ammesso per ottenerlo è più alto rispetto al tetto previsto per il reddito di cittadinanza. L’importo medio del REM per famiglia beneficiaria è di 2.023 euro. Nel primo quinto si concentra la maggior parte delle famiglie beneficiarie, per le quali il beneficio rappresenta la quota più elevata del reddito familiare disponibile. Riguardo al bonus per i lavoratori autonomi, i risultati della simulazione stimano un importo medio per famiglia pari a 1.876 euro. L’importo medio è una quota decrescente rispetto al reddito disponibile, soprattutto nei quinti di reddito medio-basso: la quota più elevata (19,7%) di famiglie si trova nel quinto più povero. Il bonus per colf e badanti, riferito a due mensilità, ha un importo medio di circa 1.000 euro. Il bonus è concentrato nelle famiglie con i redditi più bassi appartenenti ai primi due quinti.

La simulazione Istat ha riguardato anche il nuovo assegno unico per i figli e la sua versione “ponte” partita a luglio. Le stime del modello FaMiMod mostrano che il 5,5% delle famiglie italiane beneficerebbe dell’assegno temporaneo e il 15,8% della maggiorazione degli assegni familiari. Entrambe le misure risultano progressive rispetto al reddito delle famiglie. Il 10,4% delle famiglie beneficiarie dell’assegno temporaneo appartiene al quinto più povero mentre solo l’1,3% a quello più ricco. La maggiorazione degli assegni al nucleo familiare favorisce il 22,6% delle famiglie del primo quinto e solo il 3,7% dell’ultimo.

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