La scherma ed il nuoto, vecchie e nuove riserve di medaglie. Filippo Ganna, Jessica Rossi e Frank Chamizo, le stelle di una spedizione forse mai così competitiva. Il Settebello di pallanuoto e la pallavolo femminile per vincere anche di squadra. Alle Olimpiadi di Tokyo 2020 (o 2021, fate voi) l’Italia si presenta con un bagaglio carico di sogni, speranze più o meno fondate, ambizioni enormi e anche un pizzico di timore, perché ai Giochi non si può mai dare nulla per scontato, figuriamoci ai Giochi del Covid, dove vince innanzitutto chi non si contagia e il virus sarà un fattore terribilmente aleatorio sulle gare. Una medaglia si vincerà o si perderà anche per caso. Ma l’Italia parte per vincere ancora, magari migliorarsi, comunque sognare.

LA SPEDIZIONE PIÙ NUMEROSA DI SEMPRE – Partiamo dai numeri: sono 384 gli atleti italiani qualificati a Tokyo, in gara ce ne sarà qualcuno in meno per qualche defezione dell’ultimo minuto ma è comunque un record. Mai così tanti azzurri a un’Olimpiade, +17 rispetto al primato precedente che risaliva ad Atene 2004. Certo, nel frattempo sono aumentate anche le discipline, ma è indubbiamente un premio al “sistema Italia”: un sistema inclusivo, che non lascia indietro nessuno, cura e foraggia (con soldi pubblici) anche discipline meno prolifiche che altrove verrebbero lasciate indietro. Ed ecco il risultato: una spedizione profonda, manchiamo soltanto nel badminton, pallamano, hockey su prato, rugby a 7, e proprio nel calcio che sarebbe il nostro sport nazionale (ma con i Cinque cerchi ha un rapporto storicamente conflittuale, intanto ci siamo rifatti con gli Europei). Ora lo stesso “sistema Italia” è atteso alla prova più dura, quella del medagliere, che a volte non è stato altrettanto benevolo per le stesse ragioni appena elencate (la tendenza a finanziare tutto il movimento, senza concentrare le risorse sulle discipline più produttive).

SCHERMA E NUOTO PER IL BOTTINO PIENO – Le discipline da seguire saranno soprattutto due. La solita, vecchia scherma: in passato terra di conquista azzurra, oggi sport sempre più globale e competitivo. A lungo la vittoria se la sono giocata 3-4 Paesi, adesso sono molti di più e infatti a Rio 2016 l’Italia faticò. La squadra è giovane (11 esordienti) ma già d’esperienza: dai campioni uscenti Daniele Garozzo e Rossella Fiamingo, passando per Alessio Foconi e Alice Volpi, dal fioretto alla sciabola, l’elenco è lungo. Si spera anche le medaglie: a Rio furono 4, a Tokyo ne servirebbe qualcuna in più, ma dopo un anno praticamente senza gare causa Covid le incognite sono tante. Subito a ruota, il nuoto: ormai l’Italia è potenza in una vasca dove nuotano davvero i colossi mondiali. Federica Pellegrini, che con le Olimpiadi ha sempre avuto un rapporto controverso, proverà a salire ancora sul podio all’alba del 28 luglio, ma stavolta non è lei la punta dello squadrone azzurro: Gregorio Paltrinieri e Simona Quadarella nelle lunghe distanze, Detti e Miressi nello stile, ma anche Margherita Panziera e Federico Burdisso nella farfalla (specialità mai troppo azzurra), la baby-star Benedetta Pilato (che però non è ancora riuscita a fare il salto dai suoi 50 rana, che non ci sono ai giochi, ai 100), senza dimenticare le staffette dove però per salire sul podio bisogna far fuori Usa, Cina o Australia.

LE PUNTE AZZURRE – Alle Olimpiadi non esistono medaglie scontate, ma (oltre al solito fioretto) se ci sono degli azzurri su cui puntare sono loro. Filippo Ganna è per tutti l’uomo da battere nella cronometro di ciclismo maschile, ma dovrà guardarsi dai campioni usciti più in forma dal Tour de France e da un percorso impegnativo: l’appuntamento con l’oro è fissato il 28 luglio. Il 29 luglio la gara di Jessica Rossi con i piattelli: le discipline di tiro furono le vere protagoniste per l’Italia a Rio, stavolta non ci sarà Niccolò Campriani e la portabandiera azzurra non può fallire. Ci riproverà anche Frank Chamizo nella lotta, che nel 2016 da favorito assoluto fu “solo” argento e chissà che ora non possa centrare il bottino grosso. Con i loro tre ori, l’Italia sarebbe praticamente quasi a metà dell’opera.

GLI SPORT DI SQUADRA E LE SORPRESE – Da sempre l’Italia si esalta negli sport di squadra e ci proverà anche a Tokyo. Le nazionali con più chance sono la pallavolo femminile e la pallanuoto maschile, che partono per salire sul podio, magari sul gradino più alto (finali per entrambi l’8 agosto). Ma c’è chi spera persino nel softball (con solo sei partecipanti è d’obbligo provarci) e nel basket, che dopo il miracolo con la Serbia vuole continuare a sognare. Ovviamente l’elenco delle discipline da medaglia è lunghissimo: qualcosa arriverà sicuramente da canottaggio e ciclismo su pista (e magari su strada). E poi attenziona alla lotta, con judo (Manuel Lombardo, ancora più degli olimpionici uscenti Fabio Basile e Odette Giuffrida), taekwondo (Vito Dell’Aquila) e il karate, new entry molto favorevole all’Italia. Speranze persino nell’atletica: oltre a Eleonora Giorgi nella marcia, stavolta ci sarà Gianmarco Tamberi nel salto in alto. E poi nella gara più attesa dei Giochi, i mitici 100 metri (domenica 1 agosto), potrebbe esserci l’azzurro Marcell Jacobs.

L’INCOGNITA GREG E IL KO DI BERRETTINI – Queste sono le speranze. Poi arrivano i timori. Il più grande è Gregorio Paltrinieri: è la vera punta azzurra, da medaglia (anche se magari non d’oro) nelle sue tre gare (800, 1500 e 10 km), ma esce da una mononucleosi e nessuno sa davvero come stia. Da solo vale praticamente il 10% del nostro medagliere e poter contare o meno su di lui farà una grande differenza sul bilancio finale. Il rimpianto invece si chiama Matteo Berrettini: il finalista di Wimbledon con una superficie dura e un tabellone orfano dei big era da podio sicuro in una disciplina dove l’Italia non prende medaglia da quasi un secolo. Le incognite, invece, sono praticamente ovunque: dal Covid alla discrezionalità nei giudizi in alcune discipline (specie di lotta) dove i rivali giapponesi giocheranno in casa.

IL “MIRACOLO” 40 PODI – Le premesse per fare bene, o addirittura benissimo, ci sono comunque. Al Coni sono convinti di poter migliorare il risultato di Rio 2016: allora le medaglie furono 28, con 8 ori, e almeno 2-3 vittorie sfumate per un soffio che avrebbero fatto la differenza. Si riparte da lì, e oggi come sempre l’asticella è fissata a quota 30: sopra un successo (a maggior ragione senza il pieno apporto di Paltrinieri), sotto una delusione. I principali siti internazionali che alla vigilia si dilettano nel solito toto-medaglie, come Gracenote, ci accreditano addirittura di 40 podi. Questo sarebbe semplicemente un trionfo.

Twitter: @lVendemiale

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